L’AQUILA – Potrebbe essere oggi il giorno della sentenza per il processo in corso da molti anni al tribunale dell’Aquila sui canoni che sarebbero stati gonfiati per affittare il capannone ex Optimes, nella periferia Ovest del capoluogo, dove vennero ricollocate la facoltà universitarie di Ingegneria ed Economia che avevano avuto le sedi distrutte dal sisma del 6 aprile 2009.
Imputati per abuso d’ufficio aggravato ci sono l’ex rettore, Ferdinando Di Orio, l’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, e l’imprenditore Marcello Gallucci.
Questo filone di indagine è arrivato alle soglie della prescrizione anche se, nelle scorse udienze, il giudice Giuseppe Grieco ha annunciato di sospendere i termini per l’estinzione del reato. A sostenere l’accusa è il pubblico ministero David Mancini, sostituito da colleghi nelle ultime udienze.
Di Orio ha sempre respinto ogni accusa affermando di aver firmato atti per far rimanere l’università all’Aquila dopo il terremoto e salvarla “contro la carità pelosa che ci veniva offerta”, ovvero l’ipotesi di uno spostamento in altre sedi dopo la distruzione del sisma.
Al tempo stesso, l’ex rettore ha respinto la responsabilità amministrativa degli atti, in particolare del contratto d’affitto che pure ha firmato, accusando piuttosto l’ex direttore amministrativo, ovvero l’altro imputato Del Vecchio. Quest’ultimo, nel corso degli interrogatori, sbottò contro Di Orio: “Se sei rettore, firmi cose e non sai di che parli, devi andare a fare il panettiere!”.
L’accordo sanciva l’affitto dalla società Gallucci Srl del capannone, in passato sede della Optimes, fabbrica di compact disc fallita prima del sisma, dove fino a pochi mesi fa si trovavano ancora alcuni insegnamenti del dipartimento (ex facoltà) di Ingegneria che, solo dal 9 ottobre 2013 è tornata via via alla storica sede del polo della frazione di Roio.
L’allora rettore, comunque, a dispetto delle sue dichiarate volontà di tenere l’istituzione in città anche con le sedi distrutte, avallò il trasferimento ad Antrodoco (Rieti), poi mai avvenuto, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione universitaria, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi, vicenda oggetto di un altro procedimento giudiziario.
Oltre all’ex direttore Del Vecchio, Di Orio ha riscontrato responsabilità a suo dire anche sulla “Commissione iniziative strategiche”, presieduta dall’ex prorettore Roberto Volpe, che ha seguito l’intera operazione affitti e le principali scelte nell’immediato post-sisma.
Di questo organismo, non previsto dallo Statuto, faceva parte anche la stessa attuale rettrice Paola Inverardi, chiamata nei mesi scorsi da Del Vecchio come testimone a suo favore, circostanza che ha generato qualche imbarazzo.
Secondo le accuse, nell’agosto 2009 l’Università ha sottoscritto un contratto di locazione della durata di 6 anni per un importo di 1.242.528 euro all’anno, di gran lunga maggiore rispetto ai 715 mila euro stimati successivamente dai periti dell’Agenzia del territorio, e senza aver cercato alternative più vantaggiose.
Tra le altre contestazioni agli imputati, il fatto che l’Ateneo si sia impegnato a versare alla Gallucci un sovrapprezzo di 699 mila euro l’anno per 4 anni, che fanno oltre 2,5 milioni di euro, per rimborsare il suo intervento di adeguamento della struttura per renderlo funzionale a ospitare le facoltà universitarie, senza regolare bando di gara necessario per quegli importi.
E tutto questo corrispondendo anche, a titolo di cauzione, la somma di 1 milione di euro, superiore alla quota massima di 310 mila euro, pari a 3 mensilità, e procurando dunque alla Gallucci un ingiusto vantaggio patrimoniale e all’Università un danno di oltre 5 milioni di euro.
Di Orio è stato condannato a Roma in primo grado per induzione indebita (concussione riformata dalla cosiddetta “legge Severino”) a 3 anni di reclusione. È tuttora sotto processo a Rieti per abuso d’ufficio aggravato assieme all’ex sindaco di Antrodoco.
Spettatore interessato del processo, che non ha parti civili ammesse per la bocciatura di un’associazione di docenti e il passo indietro dell’Ateneo stesso, il professore universitario aquilano Sergio Tiberti che, insieme ad altri colleghi, è tra i maggiori critici di Di Orio, contro il quale ha in corso numerosi contenziosi giudiziari.





