L’AQUILA – “Prima o poi, i nodi vengono al pettine. L’Università dell’Aquila è un brutto esempio di studenti fuori corso, prima in classifica su tutto il territorio nazionale. Siamo al dramma economico”.

Ne è convinto Sergio Tiberti, professore ordinario di Igiene e medicina preventiva proprio all’università aquilana, che interviene sul caso degli studenti fuori corso nell’ateneo del capoluogo abruzzese, “più della metà degli iscritti” secondo la classifica stilata dal Sole 24 Ore.

L’Aquila prima in classifica dunque, ma per un record poco onorevole: il 53,3 per cento degli studenti universitari iscritti all’Aquila è in ritardo.

“Senza dimenticare i danni economici che questo comporta”, fa notare Tiberti, che se la prende con chi negli anni ha “spinto l’università in questa assurda direzione”, in riferimento alla modifica effettuata ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), sui parametri per il calcolo dei “costi standard”, in base ai quali sarà determinata la distribuzione del Fondo di finanziamento ordinario, escludendo di fatto gli iscritti fuori corso.

“Vi ricordate – afferma Tiberti ad AbruzzoWeb – i proclami, i comunicati, gli annunci e le sparate a giorni alterni della ex governance dell’Università del duo composto dall’ex rettore Ferdinando Di Orio e della professoressa Maria Grazia Cifone, sui mirabolanti risultati circa il numero delle iscrizioni all’università dell’Aquila? Naturalmente, mai sostenendo che qui non si pagavano le tasse post-sisma e che a seguito di questo l’Ateneo ha sì raccolto molte iscrizioni, ma di gente che ‘tanto era tutto gratis’ e non ha fatto esami, non ha frequentato. Altri dati, tra l’altro, dimostrano che i frequentanti attivi in realtà non superavano il numero di 4 mila studenti”.

“Oggi i nodi vengono al pettine – ribadice il professore – perché, purtroppo, se i fondi percepiti dalle università, compresa L’Aquila, escludendo i fuori corso, il nostro ateneo, dopo la pubblicazione della classifica nella quale figurava e figura ancora al penultimo posto in Italia, molto vicina all’ultimo, è evidente come oggi si sia ridotto al peggior ateneo sul territorio nazionale”.

“Il giudice del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Grieco, quando, nell’udienza per diffamazione nei miei confronti, che vedeva la Cifone imputata, mi chiese di soprassedere per il bene dell’Università, forse oggi ha cambiato idea, vista l’ennesima, negativa valutazione”, la ‘stoccata’ di Tiberti alla Cifone – insieme a Di Orio sua acerrima nemica anche nelle aule di tribunale – che poi aggiunge: “Forse ha cambiato idea sulla ex imputata, chissà. Io me lo auguro”.

“Purtroppo, la situazione è drammatica – conclude – Escludendo dal computo per i finanziamenti all’università i fuori corso, c’è il rischio che il bilancio dell’università non potrà supportare neanche il pagamento degli stipendi al personale. Intelligenti pauca”.