L’AQUILA – Si ingarbuglia sempre di più il “rompicapo” della possibile costituzione come parte civile dell’Università dell’Aquila nell’ambito del processo per abuso d’ufficio aggravato al suo ex rettore, Ferdinando Di Orio.

Un procedimento nato a seguito di un’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sul maxi canone d’affitto sborsato dall’Ateneo per il capannone ex Optimes dov’è stata ricollocata la facoltà di Ingegneria dopo il sisma del 6 aprile 2009, che vede anche altri due imputati.

Nei giorni scorsi il docente dell’Università aquilana Sergio Tiberti ha infatti notificato al nuovo rettore, Paola Inverardi, un parere pro veritate dell’avvocato Salvatore Cantaro che invita a costituirsi in fretta e furia, accogliendo la richiesta degli “oppositori” dioriani.

Nel documento l’avvocato spiega che “una strategia temporeggiatrice, in attesa del passaggio in giudicato della sentenza penale, sarebbe in partenza pregiudizievole per l’istituzione” anche perché comporterebbe “il decorso della prescrizione decennale con la vanificazione della pretesa risarcitoria”.

Per questo motivo, la via del processo civile dopo quello penale appare “percorso impervio o sconsigliabile”.

Viceversa, “la costituzione di parte civile appare lo strumento doveroso per la tutela degli interessi patrimoniali” dell’Ateneo perché “consente di partecipare attivamente alla formazione della prova in dibattimento” e di “tutelare il soddisfacimento della pretesa in modo reale, tempestivo ed efficace”.

Il parere sbatte nettamente con quello richiesto dallo stesso Ateneo all’Avvocatura dello Stato e redatto dall’avvocato distrettuale Filippo Patella, per il quale viceversa la mancata costituzione “non è in linea di massima causativa di pregiudizio”, seppur senza escluderla in modo tassativo.

L’opinione dell’avvocato di Stato collima con quella del collega Cantaro quando Patella ammette che “in astratto” c’è un caso in cui invece l’Ateneo potrebbe ricevere danni se non agisse ora, ovvero “nell’ipotesi in cui il giudizio penale si concluda con una sentenza, passata in giudicato, dichiarativa della prescrizione del reato”.

Tuttavia l’Avvocatura propone di ovviare al rischio con quelli chiama “opportuni accorgimenti”: “nel corso del procedimento penale, il danneggiato, con congrua cadenza, attraverso idonei atti interruttivi  della prescrizione(una lettera di messa in mora o una citazione per danni, ndr), costituisca in mora il prevenuto”, ossia proprio l’ex rettore e gli altri due imputati.

Una puntata in più nella complicata vicenda, con il rettore Inverardi che ha già chiarito la sua posizione: per lei costituirsi vuol dire sposare le tesi dell’accusa mentre “noi dobbiamo assistere al processo in modo neutro”.

Fiele per gli “oppositori” che l’hanno sostenuta in campagna elettorale come candidatura di discontinuità rispetto al decennio di regime dioriano e si aspettavano una scelta di campo decisa a favore della costituzione dopo che Di Orio, schiacciato nel conflitto di interessi tra imputato e legale rappresentante dell’ente che avrebbe chiesto di rivalersi contro gli imputati, aveva dribblato secco la questione.

“Ho parlato con loro, non credo si aspettassero la costituzione”, ha ribattuto la Inverardi, oltretutto chiamata a convivere con un consiglio d’amministrazione di fedelissimi dioriani nominato a chiamata diretta prima della sua elezione, anche se per lei “non è questo il problema”. C’è anche il fatto che la stessa Inverardi nel 2009 fosse nella Commissione iniziative strategiche cui Di Orio ha imputato buona parte della colpa negli interrogatori, insomma un rebus.

Secondo l’accusa sostenuta in aula dal pubblico ministero David Mancini, l’affitto annuo previsto nel contratto di 6 anni (rinnovabile di altri 6) per la ex Optimes è lievitato da 715 mila euro a 1,24 milioni (vale a dire da 6,48 euro al metro quadrato a 11,63 euro).

Sempre secondo il pm, il contratto fu stipulato in assenza di un’attenta analisi di mercato da parte dell’ente per individuare la soluzione più conveniente e in mancanza di una stima dell’Agenzia del territorio con una anticipazione pari a un anno e non come previsto dalla legge di tre mesi (un milione di euro in contanti).

Contestati ai tre imputati, oltre a Di Orio l’ex direttore amministrativo Filippo Del Vecchio e l’imprenditore Marcello Gallucci, anche i lavori di riqualificazione per ospitare gli studenti: l’importo complessivo iniziale di 3,6 milioni più Iva è lievitato fino 5,7.

E nonostante questo, nel capannone presto sono comparsi buchi nel soffitto, allagamenti nei bagni e altri disagi, che abbiamo già illustrato in una nostra inchiesta precedente.

IL PARERE PER GLI OPPOSITORI (Pdf, 3 Mb)

IL PARERE DELL’AVVOCATURA (Pdf, 126 Kb)