L’AQUILA – La vede buia e ben lontana da quella descritta dalla rettrice Paola Inverardi, l’ex assessore alle politiche sociali ed ex presidente dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) dell’Aquila, Luca D’Innocenzo.
Per l’Università dell’Aquila non c’è nulla da stare allegri perchè, dice parlando ad AbruzzoWeb, i dati, seppur ancora parziali, indicano un trend di iscrizioni in caduta libera. “Basta vedere la contrazione delle domande di borse di studio e di posti letto”. Per l’ex caserma di Campomizzi adibita a studentato dopo il terremoto, “ci sono meno domande del numero di posti”.
Il numero di iscritti che quest’anno dovrebbe attestarsi sotto i 23 mila, contiene un numero di immatricolati che, secondo l’analisi di D’Innocenzo, a regime è per un ateneo da 19 mila studenti.
E L’Aquila è per la seconda volta in controtendenza rispetto a quanto accade a livello nazionale. “La fase in cui c’era un trend negativo di iscrizioni alle università è superato, ma in quel momento L’Aquila teneva”.
“Si vuol far credere che una ridotta quantità corrisponda a maggiore qualità” argomenta poi, “ma le strutture, i docenti, i servizi sono e restano quelli. Non è un automatismo. Sono processi che durano trent’anni”.
“La facoltà di Ingegneria che, a oggi, ha la metà degli iscritti del 2009, ne è l’esempio: quando c’erano 5.600 studenti nessuno ha mai detto che non fosse di qualità”. “È inutile istituire il numero chiuso in altre facoltà senza prima far riprendere quella che era trainante, visto che Ingegneria ancora non inverte il trend negativo”. Ed “era opportuno aspettare almeno gli effetti del reinserimento delle tasse per decidere se e dove prevedere l’accesso programmato: i corsi dove è stato messo andavano bene anche perchè erano tra i pochi nel centro Italia che non ce lo avevano”.
In un lungo colloquio D’Innocenzo non la nomina mai, ma i riferimenti alla rettrice sono più volte espliciti. “Politicamente non vuole discutere di che idea ha di università. Se si vuole un’ateneo di 18mila iscritti devi deciderlo e condividerlo con gli altri attori del territorio. Noi sapevamo che la fine sarebbe stata questa ma lei da candidata a rettore lo negava!”.
“Le scelte non sono indifferenti e il dato demografico della città e dell’Università incidono anche sul tessuto urbanistico-edilizio e sui servizi. È evidente che se hai un’università con 18mila studenti è diverso che se ne hai una con 26mila, e non puoi avere tutti questi poli e una residenzialità così diffusa”.
“Se ci si attesta su 18 mila studenti il progetto C.a.s.e. lo buttiamo giù!”, fa notare poi.
Manca, insomma, per l’ex assessore, una visione d’insieme e condivisa con il Comune dell’Aquila, al quale D’Innocenzo non risparmia critiche, “se Stefano Palumbo (capogruppo Pd delegato ai rapporti con l’Ateneo, ndr) va in giro a fare conferenze stampa con il rettore senza avere nulla da dire è un problema suo”.
“Se la città fa un Prg per un numero di persone e poi ce n’è un altro è un problema per tutti – argomenta – Comune e Ateneo non fanno un piano programmatorio comune. L’Ama può fare viaggi a Roio per caricare dieci persone? Se gli studenti diminuiscono – conclude – si può avere un polo ad Acquasanta (dove è stata trasferita Economia, ndr), uno a San Basilio, uno a Coppito, uno a Via Di Vincenzo, uno a Roio e uno a Pile?”.



