L’AQUILA – È una squadra a misura di rettore, il nuovo Consiglio d’amministrazione dell’Università dell’Aquila.
Senza opposizione, senza più “picconatori”, senza lo spauracchio di Sergio Tiberti, leader dell’opposizione, Ferdinando Di Orio ha una governance che può assecondare tutte le sue strategie nell’anno di proroga-bis del suo mandato.
Un “tempo supplementare” di cui usufruisce grazie all’interpretazione di un codicillo della riforma Gelmini sull’adozione del nuovo statuto d’Ateneo, nonostante interrogazioni parlamentari, pareri legali due sentenze discordanti, una del Tar Abruzzo, l’altro di quello umbro, e una certa tendenza generale abbiano portato molti suoi colleghi nelle stesse condizioni a rinunciare.
È un Cda a misura di rettore e non poteva che essere altrimenti, visto che, dopo la riforma dello Statuto, la nomina avviene per cooptazione e non più per elezione.
Insomma, Di Orio ha potuto scegliere i nomi che più gli aggradavano tra una foltissima rosa di candidature, per intenderci: c’era anche l’uomo forte della ricostruzione indagato nel secondo filone dell’inchiesta Ecosfera, Gaetano Fontana.
Colpa anche dell’opposizione che ha picconato sì ma non si è mai organizzata come autentica alternanza di governo, come dimostra il fatto che suoi esponenti che potevano ambire a una nomina siano stati fatti fuori dai franchi tiratori.
Tre docenti, due dipendenti tecnici-amministrativi, due esperti esterni: questa la composizione della squadra approvata a maggioranza in Senato accademico, con una prova di forza. Con loro due studenti (loro sì, eletti) più lo stesso rettore.
Significativa la nomina come membro esterno di Roberto Marotta, presidente della Fondazione Carispaq e amico stretto del rettore. Secondo i bene informati potrebbe essere un viatico al ritorno del più antico istituto di credito cittadino, di proprietà del gruppo emiliano Bper, alla gestione della tesoreria, che nel quinquennio 2008-2012 è stata affidata a Banca di Roma (Unicredit) tra le polemiche: la Carispaq, infatti, si ritirò per protesta prima dell’aggiudicazione, contestando la formulazione del bando.
Per quanto concerne i membri esterni, i più scontenti sono quelli di Confindustria L’Aquila e in particolare il presidente, Fabio Spinosa Pingue, che nei giorni precedenti alle nomine ha perfino consegnato in una cerimonia le chiavi dell’associazione al rettore: secondo alcune fonti, una sorta di captatio benevolentiae per spingere la candidatura forte al Cda di Alessandra Rossi, già presidente dei giovani dell’associazione.
La bionda imprenditrice poteva costituire un’importante testa di ponte degli industriali in seno all’Ateneo, ma qualcosa dev’essere andato storto: l’accordo è saltato e si è ritrovata fuori dai giochi.
Al suo posto, sembra su indicazione del fedelissimo Fabrizio Politi, preside di Economia, come secondo componente esterno è stata scelta Augusta Robimarga, ex dirigente dell’Agenzia delle entrate, che garantirà alla governance una fitta rete di conoscenze che fanno sempre comodo in tempi di spending review e analisi serrate sui conti e sulle gestioni.
Anche Pierpaolo Baldini, segretario amministrativo presso il dipartimento di Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente, è indicato come molto vicino al rettore. Tanto che, tra le altre cose, come componente dello scorso Cda ha votato sì alla stipula di alcuni affitti per ricollocare le facoltà che avevano perso la sede dopo il sisma sui quali poi si è scatenata la polemica e sono nate anche inchieste della magistratura contabile e penale (Di Orio è indagato per abuso d’ufficio e truffa).
Fabrizio Berti, professore della facoltà di Economia, è invece entrato in Consiglio come uomo dei bilanci: forte dell’assoluta fiducia del vertice, dovrà fare in modo che alla fine dell’anno i conti siano tutti in ordine.
Annalisa Monaco, ricercatrice anche lei accostata al rettore, viene invece accreditata di avere la capacità di orientare il fronte dei suoi colleghi. Una fama su cui non ha influito il fatto che in Senato accademico sia stato eletto un esponente di quel mondo legato però al gruppo degli oppositori.
Anche gli ultimi due componenti, Fabrizio Carnicelli, collaboratore presso il settore Scuole di specializzazione area Segreterie biomediche, e Michele Pisani, docente di Economia, sono stimati come parte del clan Di Orio e per questo cooptati in Cda.
Quanto ai rappresentanti degli studenti, sono stati fatti votare dopo un consulto interno all’Unione degli universitari (Udu) dal leader Mauro Pettinaro.
Chiara Juchic, tra l’altro, è sorella di Goffredo, segretario comunale di Rifondazione comunista e candidato alle scorse elezioni amministrative, e si è distinta nello scorso mandato del Cda per posizioni di indipendenza nei confronti della governance, che ora andranno verificate in questa nuova geografia.
Come si vede la rosa è stata modellata dal rettore per avere un gruppo forte a sostegno della sua azione nell’ultimo anno di mandato: sono azzerati esponenti che possano sollevare voci critiche o contestare l’operato come avveniva nelle infuocate riunioni dell’organo consiliare precedente.
Dall’altra parte, come effetto collaterale, l’assenza di minoranze comporterà una completa assunzione di responsabilità da parte della “maggioranza” sia negli auspicabili risultati positivi che eventualmente in quelli negativi.
Ma gli effetti andranno anche oltre, visto che nel 2013 la sedia più alta cambierà padrone. Nulla di strano nel caso in cui sarà eletto un “delfino” di Di Orio, magari Maria Grazia Cifone: la gestione andrà avanti nel segno della continuity.
Ma nell’altro caso, se invece prevarrà un esponente degli “oppositori”, questi si troverà a governare l’Ateneo con una squadra scelta da un altro “allenatore”, un bel grattacapo.
A dire il vero, la nomina di un oppositore, seppure di una “colomba” e non di un “falco”, è stata effettivamente sfiorata. C’era infatti l’accordo per l’ingresso di Marco Valenti, prof di Epidemiologia spesso critico verso il rettore ma stimato per il suo equilibrio.
Ma in extremis è arrivato il veto, concretizzato in particolare dalle posizioni contrarie di Francesco Parasiliti Collazzo, docente di Ingegneria nominato in Senato accademico e possibile concorrente al prossimo “totorettore”.
A Parasiliti Valenti ha spedito una email di fuoco, in cui ha prima ricordato le posizioni di “accesa avversione” quando sosteneva l’avversario di Di Orio, Enzo Chiricozzi, alla carica di rettore; successivamente, Valenti ha accusato il suo “killer” in Cda di “evoluzione della posizione” e di “indiscutibile contiguità” fino al “conclamato abbraccio espresso dal voto in Senato accademico”.
Anche un’altra possibile candidata alla carica di rettore, Paola Inverardi, ha dovuto incassare la mancata nomina di un suo luogotenente in seno a questo Cda delle discordie: tra i papabili c’era infatti il docente di Analisi matematica Pierangelo Marcati, che alla fine, però, è rimasto a bocca asciutta.



