L’AQUILA – “Giù le mani dal campus Campomizzi”. Lo ripete l’Unione degli universitari (Udu) dell’Aquila, spiegando sulla rete sociale di Facebook la propria posizione sul dualismo tra caserme aquilane dove ospitare campus per studenti su cui ha scritto AbruzzoWeb.
Da un lato c’è la Campomizzi, su cui sono stati investiti 13,5 milioni di euro per ospitare oltre 400 studenti; dall’altro la Rossi, su cui pende un maxi progetto con il placet del ministero della Difesa. “Non possiamo scegliere, loro rivogliono la Campomizzi e non vogliono più la Rossi”, ha detto a questo giornale il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, smentendo la spaccatura tra fan dell’una e dell’altra nella sua Giunta.
Gli studenti la pensano diversamente: “Se chiude la Campomizzi, non apre la Rossi, ma, come spesso accade in città, in cambio della chiusura della Campomizzi ci sarà un lungo e infruttuoso ragionamento sulla Rossi. Almeno per dieci anni”.
LA NOTA COMPLETA
“Stiamoci a capi’”, non è che a noi non piaccia l’idea di un campus alla caserma Rossi. È che non amiamo farci prendere in giro da astrazioni campate in aria.
Non esiste uno scambio Campomizzi/Rossi. Perché alla Rossi c’è tutto da fare e alla Campomizzi c’è un campus voluto con i denti.
Se chiude la Campomizzi, non apre la Rossi, ma, come spesso accade in città, in cambio della chiusura della Campomizzi ci sarà un lungo e infruttuoso ragionamento sulla Rossi. Almeno per dieci anni.
La Pasquali è enorme, ed è enorme lo spazio da ristrutturare. Nella zona c’è spazio per salvaguardare il campus Campomizzi e adeguare la Pasquali per ospitare tutto ciò che deve (Alpini, distretto, Sulmona), che è peraltro non superiore a ciò che chiude (il 33°, e sia chiaro, chiude a prescindere dagli studenti). Dunque non mischiate capre e cavoli.
In Campomizzi va salvato il campus e va adeguata la caserma ex 33° e tutta l’area da ristrutturare, capace così l’intera area di bastare sia per gli interessi “militari” che per quelli “universitari”, anzi, di crescere per entrambi, se si volesse.
Alla Rossi c’è da programmare, abbattere, risanare, progettare, ristrutturare/ricostruire. E c’è tempo, spazio e modo per realizzare il campus scolastico e chissà, in futuro, magari anche altro per gli studenti, a prescindere dalla Campomizzi.
Non vorremmo che dietro lo “scambio” si celasse solo l’interesse a destinare le aree da ristrutturare sia della Pasquali che della Rossi solo alla speculazione edilizia abitativa, come se questa città dovesse ospitare 200.000 persone.
“Giù le mani dal Campus Campomizzi”. Gli studenti non c’entrano niente, di spazi militari abbandonati e non utilizzati in città, da ristrutturare per tutte le esigenze, ce ne sono in abbondanza per tutto e per tutti.



