L’AQUILA – L’avvocato dello Stato dà un parere al rettore dell’Università dell’Aquila sul presunto plagio di un lavoro accademico e ‘consiglia’ di cacciare il docente che lo ha scritto o, comunque, di bocciare la sua promozione da professore associato a ordinario.

È la nuova puntata della querelle giudiziaria fatta di denunce per diffamazione e calunnia che ruota intorno all’ex rettore aquilano, Ferdinando Di Orio, e al docente Sergio Tiberti.

Quest’ultimo sta per querelare per calunnia l’avvocato distrettuale dello Stato Maria Grazia Lopardi, autore del singolare parere che era stato chiesto da Di Orio. Secondo i bene informati delle vicende universitarie, la dottoressa Lopardi fa parte di un’istituzione che viene considerata molto vicina all’Università in generale e a Di Orio in particolare.

Sempre nell’ambito della stessa saga, è stata rinviata al 23 aprile prossimo, per difetti di notifica, l’udienza nella quale il giudice per l’udienza preliminare del tribunale aquilano Marco Billi era chiamato a valutare la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Simonetta Ciccarelli su un altro procedimento per calunnia, innescato da una denuncia di Tiberti nei confronti di Di Orio.

L’esposto del docente è successivo all’archiviazione della denuncia per plagio di quel lavoro accademico che Di Orio aveva presentato proprio sulla scorta del parere redatto dall’avvocato Lopardi. Un fatto questo che compare anche nel processo per presunta concussione di Di Orio a Tiberti, in corso al tribunale di Roma dopo un esposto di quest’ultimo.

L’avvocato dello Stato, nello scritto del 28 luglio 2010, recapitato al rettore dell’epoca su sua richiesta, dopo aver analizzato l’Atlante della mortalità redatto da Tiberti valutava “opportuno segnalare la vicenda all’autorità ministeriale al fine di suggerire il riesame del giudizio per il passaggio a professore ordinario”.

Come primo passo, invece, la Lopardi suggeriva di “denunziare la fattispecie (il plagio, ndr) all’ufficio della procura della Repubblica presso il tribunale dell’Aquila, allegando la documentazione di supporto e rimettendo all’organo giudiziario ogni ulteriore valutazione”.

Questi due passi perché, secondo l’avvocato dello Stato, “ricorrono gli estremi dei reati sia di falso che di plagio-contraffazione. Infatti – affermava nel parere contestato – le pubblicazioni a firma del prof. Tiberti riportano chiaramente il logo e altri indici di riferibilità all’Ateneo aquilano senza che sia stata seguita la necessaria previa procedura di autorizzazione a opera degli organi universitari all’uopo deputati”.

Ancora l’avvocato Lopardi, nel suo parere, faceva notare, “dall’esame dei periodi e delle frasi tratti da altra opera (Atlante della mortalità in Abruzzo a cura di Emma Altobelli e Marco Valenti), risulta agevole cogliere una vera e propria trasposizione del ‘nucleo individualizzante’ che caratterizza l’opera stessa come originale, frutto dell’attività creativa dell’autore, che è quanto contraddistingue il cosiddetto plagio”.

Tiberti ha rigettato i rilievi, affermando che “il prof Valenti ha collaborato con me e il suo lavoro è stato citato nella bibliografia del mio scritto, sebbene fosse libero e non con diritti di proprietà. Inoltre – ha concluso – la querela per plagio che Di Orio ha sporto contro di me è stata archiviata e il suo legale non ha fatto neanche opposizione”.

Di qui la doppia denuncia per calunnia: contro l’ex rettore, su cui ad aprile deciderà il gip, e contro la legale che lo ha consigliato, che verrà inoltrata a breve.

Nei giorni scorsi Tiberti e Di Orio si sono affrontati in aula all’Aquila anche per l’inchiesta sui “maxi affitti” delle sedi universitarie dell’Ateneo aquilano. L’ex rettore figura tra i tre imputati per abuso d’ufficio aggravato, il docente è testimone dell’accusa ma la sua testimonianza è slittata a giugno. (alb.or. – b.s.)