TERAMO – “Devo ancora incontrare il professor Sandirocco per una verifica del caso, ma qualora le cose  fossero andate come è emerso dal web, il suo comportamento sarebbe senza dubbio encomiabile”. 

Interviene così ad AbruzzoWeb Luciano D’Amico, rettore dell’Università di Teramo, sul caso, sollevato in Rete dal giornalista ex Report e La Gabbia Paolo Barnard, di presunta mancata sicurezza alla facoltà di Giurisprudenza durante una lezione di Diritto romano che avrebbe visto il professor Luigi Sandirocco, avezzanese, intimare a circa 200 studenti di non uscire senza prima aver firmato il foglio delle presenze, ma dopo una delle forti scosse di terremoto – quella in questione è stata di magnitudo 5.4 della Scala Richter – che ha colpito il Centro Italia il 26 ottobre scorso. 

Scossa che si è sentita nettamente anche a Teramo, dove le lezioni universitarie riprenderanno a pieno ritmo dalla settimana prossima causa controlli alle strutture.

“A scossa passata, ha avuto il sangue freddo di inventare sul momento il metodo delle firme per far uscire 200 studenti da un’aula evitando che si accalcassero per il panico”, commenta ad AbruzzoWeb il rettore. 

“Credo di incontrare il professore la settimana prossima, per avere tutti i chiarimenti in merito. Però, ribadisco, che se fosse andata davvero come è emerso, ci sarebbe solo da complimentarsi con lui”, aggiunge D’Amico a questo giornale, per ora scartando l’ipotesi di indagine interna ed eventuali ripercussioni negative su Sandirocco.

Il caso è scoppiato dopo che una studentessa ha postato sulla pagina Facebook dell’università teramana: “Scossa di terremoto durante la lezione, tutti si sono precipitati verso l’uscita e il professore si è permesso di dire ‘non uscite dall’aula, dovete firmare la presenza!’. Ma dove vive questo individuo incommentabile? Sono seriamente basita”.

Il post è stato poi rimosso dalla studentessa, ma quando ormai qualcuno lo aveva già fotografato da cellulare e dopo che della vicenda si era interessato anche il Fatto Quotidiano, con la studentessa che avrebbe avuto l’opportunità di essere intervistata.

Le polemiche si sono poi scatenate via commenti a un video con parole molto dure che Barnard ha dedicato al caso, pubblicato sul suo canale YouTube e in forma scritta sulla sua pagina internet.

Su YouTube si sono fatti vivi anche alcuni studenti – uno di loro ha poi preferito cancellare i commenti –  dell’Università teramana. 

“Duecento studenti in un’aula – le parole di uno dei giovani che ha involontariamente confermato il post su Facebook della studentessa – appena terminata una scossa che non ha portato danni (nella città di Teramo), il docente cosa dovrebbe fare? Sbraitare di fuggire dall’aula? Creare il panico? Certo, noi stessi nei minuti immediatamente successivi abbiamo riso su questo episodio, rendendoci conto solo dopo qualche ora, quanto fosse da apprezzare la calma e la lucidità nell’invitare gli studenti a terminare normalmente la registrazione delle presenze, restando lui stesso in aula ed uscendo per ultimo”.

Sul caso, sono state inviate anche delle email all’Università, mentre in un comunicato agli studenti firmato dal delegato di Ateneo, il professor Christian Corsi, si legge: “Cari studenti, vista la particolarità del momento che stiamo vivendo tutti, mi è sembrato opportuno, in riferimento al Patto con lo studente, autorizzare una deroga al sistema di rilevazione presenze come stabilito all’inizio dell’anno accademico per la premialità collegata”.

“Dalla ripresa delle attività didattiche – prosegue il comunicato – previste per il 7 novembre non sarà più necessario segnalare la propria presenza a lezione con il sistema automatico. Auspicando che il percorso intrapreso insieme con i vostri docenti sia portato a termine in modo proficuo, vi comunico che a ognuno di voi sarà attribuita la premialità di frequenza del primo semestre. Tutti stiamo vivendo un grandissimo disagio e vogliamo pertanto andare incontro alle vostre esigenze e in tal senso ho preso questa decisione”.

BARNARD, ‘’OSSERVAZIONI D’AMICO DA RIDERE, ALL’AQUILA MORIRONO STUDENTI. E IL PIANO DI EVACUAZIONE?’’

Per il giornalista Paolo Barnard, durissimo con gli studenti che non hanno reagito a quanto deciso dal professore (“Ecco la generazione che dovrebbe salvare il mondo dalle guerre, dai crimini economici, dal Climate Change, dal femminicidio, dalla sparizione internazionale del Diritto”), e con Sandirocco per cui aveva invocato, in caso di conferma della presunta vicenda, “Un atto da espulsione dall’Ateneo da parte del rettore con effetto immediato”, quanto affermato da D’Amico “Mi mette in difficoltà. Sinceramente, non riesco a smettere di ridere leggendo le sue osservazioni”, commenta ad AbruzzoWeb.

“Rispondo – prosegue Barnard – e mi si perdoni l’ilarità, ma me la permetto solo perché all’Unite non vi furono fortunatamente vittime. Una seconda scossa poteva sopraggiungere in pochi secondi e finire sulle prime pagine con decine di morti. Purtroppo i giovani della Casa dello Studente dell’Aquila non ebbero il privilegio di poter ridere con me delle parole che le ha riferito il rettore”. 

“I piani di evacuazione in caso di ‘eventi di emergenza’ – fa presente il giornalista bolognese – sono regolati per legge, nell’art. 28 del D. Lgs. 81/08 e nel D.M. 10/03/98, a quanto so. C’è un bel documento dell’Università di Palermo del 2015 che illustra le procedure. Sarebbe simpatico avere il Rettore di Teramo che parla al collega di Palermo per istruirlo che in caso di evacuazione post scossa di terremoto un docente ‘encomiabile’ deve chiedere le firme di 200 studenti per non creare agitazione. Un po’ di humour non guasta mai in terra di Mafia”.

“In ogni caso – conclude –  fuori dalla saggezza dell’esimio, la legge prescrive di ‘non perdere tempo’, di ‘evacuare anche durante la scossa se ci si trova in un piano terra’, di ‘dirigersi verso le uscite più vicine in modo ordinato’. Rincresce che il legislatore non abbia pensato alla magnifica trovata di tutelare la vita dei ragazzi chiedendo le firme agli studenti, in fila, uno per uno, il ‘metodo delle firme’ nelle parole del Rettore. Ma sappiamo che il genio non è da tutti. Certo che se durante la magnifica trovata del Sandirocco arrivava la scossa mortale, l’’encomiabile’ gesto sarebbe rimasto sconosciuto al mondo. Un vero peccato”.