CHIETI – Il Garante della Privacy dà ragione ai dipendenti dell’ateneo “d’Annunzio” che ritengono sia stato violato il loro diritto alla riservatezza quando hanno visto pubblicata la lista dei 113 dipendenti che avrebbero preso stipendi superiori al dovuto nel corso della passata gestione universitaria, ma la Procura di Chieti chiede invece l’archiviazione: non ci sarebbe stata né diffamazione né violazione della privacy.

Alla richiesta di archiviazione fanno opposizione i cinque avvocati che assistono la sessantina di dipendenti che ha deciso, a gennaio 2015, di sporgere querela contro il direttore generale dell’ateneo Filippo Del Vecchio.

Ieri il giudice per le udienze preliminari del tribunale teatino Antonella Redaelli avrebbe dovuto decidere se archiviare o mandare avanti l’inchiesta, ma la decisione è stata rinviata al 27 aprile.

La Redaelli ha infatti accolto la richiesta del difensore dei Del Vecchio, l’avvocato aquilano Stefano Rossi, che ha chiesto il rinvio a causa della concomitanza per il direttore generale dell’udienza del processo aquilano sui cosiddetti affitti gonfiati.

La valanga di querele contro il direttore generale dell’ateneo teatino-pescarese era partita dopo che ad ottobre 2014 Del Vecchio aveva fatto pubblicare sul sito dell’ateneo la lista dei dipendenti che, a suo dire, sarebbero stati strapagati nel corso di quello che lui stesso aveva chiamato in causa come il “paradiso Napoleone”, alludendo alla precedente gestione del direttore generale Marco Napoleone.