CHIETI – Lettera aperta a tutti i dipendenti dell’università “D’Annunzio” e al rettore Carmine Di Ilio da parte della rsu e delle rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Cisal contro la decisione del direttore generale, Filippo Del Vecchio, di sospendere da agosto l’erogazione dell’Indennità mensile accessoria (Ima), procede al recupero dell’Ima percepita negli anni precedenti e all’annullamento delle assunzioni a tempo indeterminato e del relativo trattamento economico dei Cel.

I sindacati dichiarano “irricevibile” sia dal punto di vista morale che giuridico il comunicato del dg in cui sospende l’Ima e chiede indietro quella percepita dal 2003 a oggi, per un importo di circa 14 milioni di euro.

Contro questa decisione “irricevibile” la rappresentanza sindacale chiama in causa il rettore, richiamandolo alle sue responsabilità.

“Dov’è il rettore?” si chiede nella lettera. Di Ilio però sembra essere sulla stessa linea del suo direttore generale: spiega, infatti, che nell’ultima ispezione del ministero dell’Economia è stato rilevato che l’Ima è stata percepita dai lavoratori senza che fosse costituito un fondo di erogazione ad hoc, vale a dire in maniera irregolare.

“Dunque – dice il rettore – non potevamo fare altro che avviare atti formali per ovviare al percorso sbagliato che è stato utilizzato in passato”.

Per i sindacati, però, si tratta proprio di “guerra al passato” condotta sulla testa dei lavoratori. L’attacco, almeno dal punto di vista dei rappresentanti sindacali, è proprio alla precedente gestione dell’ateneo, quella targata Franco Cuccurullo e Marco Napoleone. 

Ma sono stati proprio Cuccurullo e Napoleone, ricordano ancora i sindacati, a proporre una serie di controdeduzioni agli stessi rilievi del Mef sul salario accessorio. E infatti lo stesso Ministero si è rivelato sensibile nel 2010 alle argomentazioni dell’ateneo dannunziano evitando di arrivare alle conclusioni a cui si è giunti adesso. 

Perché questa volta nessuno ha presentato le stesse controdeduzioni agli stessi rilievi del Mef? Perché il dg Del Vecchio ha preferito ammantarsi “di una veste da integerrimo funzionario dello Stato – si legge nella lettera – addolorato dalle conseguenze nefaste per il personale, ma inesorabilmente inflessibile circa i compiti ricadenti sotto la sua responsabilità”?

L’Ima consiste in una cifra di circa 300 euro lordi mensili. Toglierla e richiedere indietro quella percepita negli anni scorsi preoccupa non poco i dipendenti che, infatti, attraverso i rappresentanti sindacali annunciano battaglia. La ripresa delle attività dopo le ferie di agosto si annuncia perciò più che calda all’università “D’Annunzio”.