CHIETI – Anche il contratto del direttore generale dell’università “D’Annunzio” Filippo Del Vecchio, proprio come quello del suo predecessore Marco Napoleone, non avrebbe validità giuridica, perché non sarebbe mai stato approvato dal Consiglio d’amministrazione dell’ateneo teatino.

A sollevare ufficialmente la problematica è una lettera di un gruppo di dipendenti, protocollata all’università e indirizzata al rettore, Carmine Di Ilio, e a tutti i componenti del Senato accademico. Un documento che fa esplodere il caso-Del Vecchio.

L’impedimento dovrà essere verificato dagli organi universitari, ma è evidente che se così fosse la questione potrebbe portare alla rescissione del contratto tra l’Ateneo e il direttore generale e all’annullamento degli atti emessi durante il periodo in questione.

Ex direttore amministrativo dell’Università dell’Aquila, Del Vecchio è sotto processo nel capoluogo per abuso d’ufficio aggravato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti canoni gonfiati del capannone industriale ex Optimes, affittato per ricollocare la facoltà di Ingegneria dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Dall’Ateneo aquilano è stato defenestrato per i non buoni rapporti con il rettore, Ferdinando Di Orio, un tempo suo amico stretto, e per tutta risposta ha presentato una maxi richiesta di risarcimento da 420 mila euro tra l’altro per ferie non godute e sabati passati al lavoro.

La nullità della nomina del dirigente potrebbe provocare un vero e proprio uragano in seno all’Ateneo. Anche se il rettore, Carmine Di Ilio, assicura ad AbruzzoWeb che l’università ha consultato esperti e che il contratto è valido.

LA LETTERA: “CONTRATTO MAI APPROVATO, NON HA TITOLO”

Le perplessità vengono espresse sul secondo contratto con Del Vecchio, quello che va da settembre 2012 a fine 2015. Nella lettera c’è scritto che il direttore generale non avrebbe titolo per stare in Senato, “perché – si legge – il contratto che lo lega all’Università non sarebbe mai stato approvato dal Consiglio d’amministrazione” della ‘D’Annunzio’”.

“Se così fosse – si legge ancora – Del Vecchio non sarebbe legittimato a partecipare alle sedute e, di conseguenza, gli atti compiuti dal Senato accademico, con la sua partecipazione o presenza, potrebbero essere illegittimi”.

Il caso appare molto simile a quello che vide Napoleone concludere anticipatamente il suo incarico in ateneo: il suo contratto è stato ritenuto non valido perché mai sottoposto all’approvazione del Consiglio d’amministrazione.

C’è da dire, però, che la sua vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa, tanto è vero che sono ancora in corso i giudizi civili, con l’università, da una parte, che richiede all’ex direttore il compenso che avrebbe percepito prima che venisse sollevato il problema e, dall’altra, Napoleone che chiede i danni alla “D’Annunzio”.

Del Vecchio ha preso servizio a Chieti a febbraio del 2012, chiamato dall’allora rettore, Franco Cuccurullo, a sostituire proprio Napoleone. Il primo contratto stipulato con l’università, della durata di otto mesi, aveva come scadenza il 31 ottobre 2012.

A settembre 2012 gli uffici universitari hanno iniziato a muoversi per approntare un nuovo contratto. Non si sarebbe trattato di un semplice rinnovo, ma di un atto amministrativo nuovo, sebbene nelle modalità del tutto simile al primo, dove si prevedeva, tra l’altro, come compenso 131.131, 63 euro lordi all’anno.

Acquisito senza alcun problema il parere favorevole del Senato accademico a fine settembre, il rettore Di Ilio è stato dunque legittimato a sottoscrivere un nuovo contratto con Del Vecchio. Ma il nuovo atto amministrativo, almeno secondo le tesi di chi ha sollevato il problema, non è mai arrivato alla successiva approvazione del Cda dannunziano.

È passato circa un anno, ma risulterebbe solo una delibera del consiglio d’amministrazione del 18 settembre 2012 che autorizza il rettore a sottoscrivere il nuovo contratto per il conferimento dell’incarico di direttore generale a Del Vecchio per il triennio dal 2012 al 2015. Non si troverebbe, invece, alcuna delibera successiva di approvazione del contratto stesso da parte del cda.

Che l’atto debba subire questo preciso iter, d’altronde, è scritto nello statuto universitario. All’articolo 27, infatti, si legge che, tra le attribuzioni del consiglio d’amministrazione c’è quella di approvare “i contratti, ivi compreso quello del direttore generale”. Ed è stata proprio questa clausola che ha estromesso, almeno per ora, Napoleone dall’università.

C’è da ricordare, infine, che sull’operato di Del Vecchio all’università “D’Annunzio” c’è un esposto dell’associazione Codici (Centro per i diritti del cittadino) che mira a fare luce su due questioni che hanno interessato il direttore generale.

L’esposto, presentato al Tribunale di Chieti e alla Corte dei conti, riguarda la procedura selettiva con cui Del Vecchio è stato individuato come candidato idoneo a ricoprire il ruolo di direttore generale. Al punto 4 della domanda, presentata il 5 ottobre 2011, il candidato Del Vecchio ha sostenuto di non aver riportato condanne penali e di non avere procedimenti penali in corso.

Cosa, quest’ultima, che l’esposto di Codici chiede di accertare, perché ci sarebbero prove che attestano il contrario.

L’altro punto su cui si chiede di fare chiarezza sul ricorso a una graduatoria, ritenuta non più valida, per autorizzare progressioni verticali per una ventina di dipendenti della “D’Annunzio”.

DI ILIO: “ABBIAMO CONSULTATO ESPERTI, PER ME IL CONTRATTO È VALIDO”

“Abbiamo consultato un esperto in materia di diritto del lavoro, che ci ha confermato che la procedura seguita ai sensi del nuovo statuto dell’ateneo è corretta. Dunque, per me, il contratto del direttore generale è valido”.

Replica così il rettore Di Ilio, interpellato da questo giornale sul caso.

All’articolo 27 del nuovo statuto dell’università, secondo cui spetta al cda approvare, una volta firmato, il nuovo contratto, Di Ilio oppone un altro articolo dello statuto, “quello che norma le attribuzioni del rettore”.

Assicura, comunque, che la questione verrà approfondita e aggiunge: “È ovvio che vada trattata in punta di diritto, che qualcuno interpreti in un modo e qualcun altro in un altro modo”.

“Sta di fatto che – continua il rettore – abbiamo consultato degli esperti e, dunque, ritengo di aver fatto sottoscrivere al direttore un regolare contratto. Su questa base, la mia volontà è quella di mantenere l’impegno preso con Del Vecchio per tutta la durata del contratto”.

Alla domanda sul perché non si sia seguita la stessa strada anche per Napoleone, Di Ilio, che allora non era rettore, preferisce non rispondere.