CHIETI – Non bastavano le due inchieste della Ragioneria generale dello Stato e della della procura della Repubblica di Chieti: sull’università ‘D’Annunzio’ sta per abbattersi una terza indagine, questa volta da parte del ministero dell’Università e della Ricerca (Miur).
Gli ispettori ministeriali potrebbero arrivare a Chieti già dalla prossima settimana, il loro lavoro si aggiungerà a quelli del ministero dell’Economia e delle Finanze e la loro presenza è stata chiesta e ottenuta dal presidente del Cus Chieti, Mario Di Marco.
“Ho chiesto questa ulteriore ispezione – spiega – per fare luce sulla vicenda culminata nella delibera del 29 ottobre scorso con cui l’Ateneo ha sospeso il contratto che lo lega al Centro universitario sportivo, stoppando ogni pagamento”.
Secondo Di Marco, la delibera del cda del 29 ottobre è pesantemente viziata dal fatto che baserebbe tutte le proprie considerazioni finali su un parere legale che, per stessa successiva ammissione del rettore, Carmine Di Ilio e del direttore generale, Filippo Del Vecchio, non è tale, essendo “solo una lettera con semplici considerazioni personali”.
“Nella delibera del cda – sostiene a riguardo Di Marco – si dice testualmente che il rettore ha chiesto un parere legale al professor Aldo Travi, ordinario di diritto amministrativo presso la Cattolica di Milano. Ma nella successiva nota del 19 dicembre scorso, a firma di Del Vecchio e Di Ilio, si specifica che il parere pro veritate diventa ‘una semplice lettera che il professor Travi ha inteso mandare via mail al rettore per offrire all’ateneo, del tutto gratuitamente, un prezioso contributo’. E dunque dov’è finito il parere legale pro veritate su cui si basa la decisione di sospendere il contratto con il Cus? Siamo di fronte a un falso. Di tutto questo parlerò con i nuovi ispettori del Miur”.
Senza più i 90 mila euro mensili (di cui oltre 60 mila euro venivano impiegati per le rate di un mutuo di 11 milioni contratto con la Bper, ex Bls, con cessione di credito e fideiussione dell’università) Di Marco si vede costretto a non poter riaprire le porte dei palazzetti dello sport gestiti per conto del Comune e dell’università.
Il 7 gennaio, dunque, alla ripresa delle attività universitarie, il palazzetto di Colle dell’Ara, il Pala ‘Santa Filomena’ (entrambi di proprietà del Comune pur essendo stati ristrutturati dal Centro sportivo) e il PalaCus rimarranno chiusi, così come resteranno inutilizzabili i campi da tennis, la parete di arrampicata e il campo scoperto che si trovano tutti nel campus di via dei Vestini, sempre gestiti dal Cus.
Gli impianti sportivi sono frequentati regolarmente da oltre 4.000 studenti universitari, senza contare il numero di quelli che utilizzano le strutture solo saltuariamente e la normale utenza cittadina.
Di fronte a questa situazione si potrebbe ipotizzare persino un reato di interruzione di pubblico servizio, ipotesi che Di Marco rigetta sulle spalle della “D’Annunzio”: “Con la delibera di sospensione del contratto – spiega – la dirigenza universitaria ci ha di fatto condannati a non poter riaprire gli impianti. Non è stata certamente una nostra libera decisione”.
Il contratto tra i due enti fu stipulato il 31 maggio 2011 a seguito delle richieste del Centro sportivo di riavere indietro svariati milioni di euro sborsati per la realizzazione di diversi progetti di grossa portata, come la ristrutturazione dei palazzetti dello sport e l’attivazione al Ciapi della facoltà di Scienze motorie.
Per stabilire se le richieste del Cus erano congrue fu creata una prima commissione universitaria che accertò che, in linea di massima, il Cus aveva diritto a fare le richieste e fece ipotesi di pagamento.
A dicembre 2010 la commissione terminò i lavori riconoscendo il debito pregresso e stabilendo di pagarlo attraverso un contratto della durata di 25 anni in cui l’ateneo avrebbe corrisposto al Centro universitario sportivo 1.320.000 euro all’anno. Circa tre quarti della somma sarebbe andato per pagare le rate del mutuo che nel frattempo il Cus aveva chiesto alla Bper e che ora la banca potrebbe richiedere in blocco all’università, visto il mancato arrivo delle ultime rate.
I pagamenti sono arrivati in maniera regolare per due anni, poi alla ‘D’Annunzio’si D’è insediata la nuova dirigenza che, nell’arco di pochi mesi, ha deciso di rivedere tutto. Si è arrivati così alla contestata delibera del 29 ottobre che sospende il contratto rimettendo in dubbio tutto quanto accertato dalla precedente commissione universitaria.



