CHIETI – Sui diritti degli studenti, all’Università “D’Annunzio” qualcuno ci mette la faccia: parole dipinte sui volti per rivendicare le proprie libertà.
È l’iniziativa promossa da Romboweb, il giornale universitario di ateneo, che ha raccolto i volti di alcuni studenti sicuri di rivendicare i propri diritti.
Una fotografia che parla, anzi grida, dei diritti che oggi sono minacciati dalla moderna società: un gruppo di studenti attivisti si è lasciato fotografare il volto “truccato” di una serie di verità.
Messaggi indirizzati a studenti come loro, sul tema delle classi di concorso, sulla fuga dal proprio Paese o sugli sfruttati tirocini.
“L’impegno messo in questa iniziativa, partendo da semplici fotoritratti, significa interesse – spiega ad AbruzzoWeb Chiara Esposito, studentessa di Beni Culturali, attiva in questa iniziativa – Farsi fotografare e metterci la faccia è stata una scelta spinta dalla volontà di prendere una posizione su tutto quello che oggi ci manca o che è maltratto, come i nostri diritti”.
E se una fotografia non basta a catturare la verità e il desiderio di giustizia, c’è chi questa stessa verità prova a cantarla.
Come i due ragazzi dell’associazione studentesca 360 gradi e studenti di Lettere, Andrea Pompa e Domenico Daniele che hanno scritto e musicato una canzone che prova a farsi voce tra il silenzio del passivismo.
“Liberi e pensanti” è il titolo di questo originale tentativo, un messaggio di coraggio e audacia: “Non fare lo spettatore, stai attento sulla traccia, perché tu, come noi, non sei affatto carta straccia”.
Questo un brano della canzone che, come spiega Domenico Daniele, “vuole essere uno sprone agli studenti a cui viene mostrato un futuro difficile: pieno di disoccupazione e incertezza, dove sembrano non esserci più ideali. È uno sprone per chi si adagia – evidenzia – piuttosto che prodigarsi per mutare la propria condizione e poter emergere”.
Concorda il coautore del testo Andrea Pompa, che aggiunge che, a suo dire, “lo studente non deve essere spettatore, ma protagonista, attore della propria vita anche quella studentesca. È un monito allo studente passivo che studia senza avere uno spirito critico verso la vita. Bisogna confrontarsi con una società che ci pone dei limiti”.
“Noi vogliamo essere solo studenti attivi” canta la canzone perché, come proseguono i due ragazzi “oggi possiamo essere solo studenti attivi, e riconoscere la propria umiltà. Ma bisogna farlo tutti insieme, bisogna creare una catena sociale piuttosto che chiudersi nel proprio individualismo”.
E questi studenti tentano di farlo tutti insieme, “insieme all’associazione 360 gradi: la nostra possibilità di trovare riscontro in quello che crediamo. Non dobbiamo essere passivi, ma imboccare la nostra strada davanti al bivio”.
Questa iniziativa cerca di essere un inno a quello che dovrebbe essere l’associazionismo studentesco all’interno di un percorso universitario.
Per dare forma alle idee di rivoluzione e giustizia di ogni studente in preda allo sterile futuro in prospettiva, questi ragazzi non aspettano la conferma dalla precarietà ma la combattono con la bellezza: e allora una fotografia e una canzone sembrano sostenere la loro voce in coro “ Noi non ci proviamo, noi ci crediamo”.



