CHIETI – Era il 19 marzo 1966 quando, nella sala consiliare del Comune di Pescara, il primo rettore Renato Balzarini inaugurava il primo anno accademico dell’università “Gabriele D’Annunzio”, alla presenza dell’allora ministro della pubblica istruzione, Luigi Gui. 

Ciquant’anni dopo è toccato al rettore Carmine Di Ilio aprire questa mattina il nuovo anno accademico, ma vicino a lui non c’era alcun ministro, nonostante che negli inviti stampati di fresco era stata annunciata la presenza di Stefania Giannini. 

Al suo posto è arrivato invece il professor Alberto Melloni, consulente e diretto collaboratore del ministro, che ha preso la parola per sgombrare subito il campo dai dubbi: “Il ministro non ha disertato l’appuntamento”, ha detto, spiegando poi che ìGiannini era impegnata a Roma per le problematiche sul voto al decreto Cirinnà sulle unioni civili. 

Eppure, le parole dello strettissimo collaboratore della Giannini non sono servite per placare tutti i dubbi sull’assenza del ministro.

A mettere in collegamento la pesante assenza con le accesissime polemiche che hanno visto i dipendenti contrapposti al vertice universitario e che hanno pervaso, se non addirittura spaccato, anche il cda e il senato accademico, ci ha pensato il senatore accademico Goffredo De Carolis, in una durissima nota emessa in concomitanza con la cerimonia di oggi. 

“Amarezza, ma non stupore per la mancata presenza del ministro Giannini ad una giornata che, nel nostro caso, lungi dall’essere di festa, appare ai più solo un rito freddo, vuoto e sterile – ha affermati De Carolis -. Non stupore, quindi, perché le segnalazioni e le denunce pervenute al Miur sulla situazione della “d’Annunzio” sono state tante e di tale gravità da mettere il ministro sicuramente in ‘imbarazzo'”. 

E riguardo a questa conflittualità, il senatore accademico ha auspicato proprio un intervento del ministro: “La situazione di questo ateneo è talmente grave che è tempo che la Giannini intervenga con la sua autorevolezza e ignori le “amicizie” che ogni rettore ha”. 

“Amarezza – ha continuato De Carolis – perché questa università, prima in Abruzzo per dimensioni, non meritava questa assenza (non dimentichiamo che la Giannini non è mai venuta), mentre altri atenei, come Teramo, con un rettore dinamico, capace e competente, hanno avuto l’onore della sua presenza. Ma che università è questa i cui vertici hanno l’unico obiettivo di perseguire una guerra al passato?”. 

E proprio la “guerra al passato” tirata in ballo dal rappresentante dei dipendenti in senato, De Carolis, ha fatto sì che in platea ci fossero vistose assenze, a cominciare da quella del precedente rettore, Franco Cuccurullo, il cui nome non poteva essere dimenticato in una inaugurazione che aveva come tema portante quello del cinquantennio, e infatti è stato tirato in ballo proprio dal collaboratore della Giannini. 

De Carolis ha quindi concluso il suo intervento reiterando la richiesta di dimissioni del rettore Di Ilio, lanciando un appello al ministro: “Si documenti approfonditamente sui fatti e pensi a come dare il suo contributo per risanare questa università”. 

Ma di tutta questa polemica, che si è manifestata anche attraverso le tante sedie vuote nell’aula magna del campus di via dei Vestini, la cerimonia non sembrava averne risentito affato, né col discorso del rettore né con quello del rappresentante dei dipendenti Carlo Michetti, che più di tutti gli altri avrebbe dovuto fare richieste al vertice universitario che ad agosto del 2014 ha tagliato i circa 300 euro mensili di Ima nelle buste paga del personale. 

E invece nulla.

Almeno fino al discorso più applaudito di tutta la cerimonia, quello del rappresentante degli studenti, Alfonso Tricarico.

Il suo intervento, che ha toccato tutti gli aspetti principali della vita studentesca, ha improvvisamente alzato il sipario sui dissidi interni all’ateneo dannunziano. 

“Noi studenti – le parole di Tricarico – siamo qui a ribadire la nostra speranza di riconciliazione tra docenti e personale tecnico-amministrativo, il cui lavoro è imprescindibile per l’università. Non può esistere un ateneo con due teste. Tutte queste componenti devono muoversi in sinergia tra loro”. 

Parole che hanno lasciato un’eco nella sala e che hanno suscitato l’interesse del rettore Di Ilio, il quale ha incentrato tutto il suo discorso proprio sui giovani, oltre che sulla cinquantenaria storia dell’Ateneo.  

Infine, spazio all’onorificenza della Minerva, riconoscimento che tradizionalmente la “D’Annunzio” assegna ogni anno a due personalità del mondo della cultura e della scienza: quest’anno è andato allo scultore e scenografo Mario Ceroli di Castel Frentano (Chieti) e al regista e sceneggiatore originario di Chieti, Luciano Odorisio.

Odorisio ha ritirato il  riconoscimento tra lacrime di commozione: “Mi avete fregato – ha detto – ho ritirato premi dappertutto e non me ne è mai importato nulla. Stavolta mi avete fregato”. 

Ceroli, invece, non ha potuto essere presente a causa di una indisposizione di salute. Un’altra assenza che si aggiunge alle tante che hanno caratterizzato la cerimonia.