ROSETO DEGLI ABRUZZI – “A Roseto nasce una grande operazione immobiliare sul mare, proprio dove nidifica l’uccelletto fratino, e pensare che per salvaguardarlo era nata la riserva regionale. Nascono palazzi, alberghi, appartamenti. Una delle ultime aree rimaste inedificate della costa teramana viene sepolta sotto una valanga di cemento. Alla faccia del grande ambientalista del sindaco che negli spot elettorali faceva le corsette sui nostri terreni sulle colline di Cologna per abbracciare la natura intorno. E i grandi ambientalisti, che normalmente fanno i severi, non protestano”.

A protestare contro questa “grande operazione immobiliare” è un gruppo di cittadini di Roseto degli Abruzzi (Teramo) di cui si fa portavoce Pierpaolo Mori, dell’ Associazione agricoltori, proprietari e residenti Roseto zona Borsacchio.

Il progetto in questione riguarda l’insediamento di un grande albergo a 4-5 stelle con 120 camere per il 40% del terreno, e un piano di edilizia residenziale che andrà a coprire il restante 60% su via Makarska, l’ultima oasi verde sul mare, vicino al torrente Borsacchio.  Si tratta dell’ultimo lotto sbloccato del Consorzio “Mare blu”, nell’ambito di un lungo e tormentato processo di lottizzazione partito nel 1998 e andato avanti negli anni con battaglie in Consiglio comunale, fra costruttori, popolazione avversa e le forze ambientaliste.

“Pensare che proprio accanto a dove ci sarà la grande speculazione immobiliare sul mare la Regione ha istituito una Riserva naturale, nella frazione di Cologna”, evidenzia l’Associazione. Qui “sono diventati riserva naturale la strada statale, i capannoni, i benzinai, le normalissime colline teramane, e ora invece il Comune di Roseto parte all’assalto delle ultime aree rimaste di prati sul mare, dell’habitat dell’uccelletto fratino, senza avere disturbi dai verdi, senza proteste dei ‘grandi ambientalisti’ rosetani”.

E poi osserva: “In Abruzzo le riserve regionali costiere sono fatte di solito per tutelare delle peculiarità ambientali, con 50-100-200 ettari di territorio messi a riserva. Invece a Cologna hanno messo in riserva 1.100 ettari, un’anomalia, una mostruosità, rispetto a tutte le altre riserve regionali costiere. La proposta di riserva nella relazione accompagnatoria presentata in Consiglio regionale era di 40 ettari sul mare, per tutelare un uccelletto, il fratino, che nidifica lì. Poi di notte in Consiglio regionale è diventata 1.100 ettari, senza nessuna giustificazione ambientale, però così si potevano dare 500.000 euro annui di soldi pubblici e altri stipendi sicuri”.

“E così è diventata riserva la strada statale, le normalissime colline, 500 case, si è bloccato TUTTO, e la popolazione è stata massacrata. E poi dopo, massima beffa per la popolazione, la Regione con una legge apposta ha tolto dalla riserva la parte sulla spiaggia, che è proprio dove nidifica l’uccelletto, per non far avere i vincoli al potente villaggio residenziale sul mare. Ed ora parte li’ accanto la speculazione di palazzi, alberghi e appartamenti sul mare. In pratica con la riserva  hanno costituito un feudo da dare in gestione (mentre lì accanto, ma proprio sul mare, il Comune cementifica alla grande), con 500 famiglie che dovranno andare con il cappello in mano dai signori padroni della riserva anche per piantare un paletto. Prima la Regione, e poi ora il Comune, hanno costruito un FEUDO, non una riserva”.

“Una riserva naturale tutela alcune peculiarità ambientali e paesaggistiche. Vengono vincolate le aree che presentano gli aspetti pregevoli. Un feudo mette sotto vincoli un vasto territorio e la popolazione che ci vive, che diventano come dei servi della gleba, con limitazioni fortissime immotivate, poi subentra un Ente gestore della Riserva al quale bisogna chiedere il permesso anche per piantare un paletto. Un potere immenso sulla popolazione, che non c’era mai  stato nemmeno nel Medioevo. Per la popolazione il danno è TOTALE, viene pregiudicata la prospettiva economica, il futuro, la vita. E tutto questo senza che a Cologna, sulla strada statale con benzinai e capannoni e sulle normalissime colline, ci siano reali esigenze di protezione ambientale o paesaggistica”.

“La riserva regionale a Cologna è chiaramente un feudo e non una vera riserva. I politici che potrebbero correggerla non lo fanno. Qualcuno si arricchisce alle spalle della gente che viene massacrata. Questa è l’Italia”, conclude.