L’AQUILA – Assenti alla prima udienza, assenti anche oggi. Hanno fatto una scelta precisa, quella di non prendere parte al processo sui crolli al Convitto nazionale, i familiari di due delle giovani vittime, Ondreiy Nouzovsky e Marta Zelena, deceduti rispettivamente a 17 e a 16 anni, entrambi originari della Repubblica Ceca. Hanno rinunciato a chiedere un risarcimento danni, i genitori. Non hanno scelto un avvocato italiano. Non sono interessati alle tappe processuali della vicenda. In aula, probabilmente, non si vedranno mai.

Unico collegamento con la realtà italiana per i familiari dei due giovani, che erano nel capoluogo solo per un viaggio premio, è rimasto una professoressa di scuola media aquilana, Elena Chiodi, che ha conosciuto Ondreiy grazie all’amicizia con suo figlio Stefano e ha vissuto in prima persona la tragedia del terremoto e della morte del ragazzo ceco.

“Ondreiy e Marta – ha ricordato – sono venuti in Italia appena una settimana prima del sisma, una sfortuna incredibile. Avevano vinto un viaggio premio in patria e qui erano stati inseriti nella terza liceo scientifico tecnologico che frequenta mio figlio, ospitata all’Istituto tecnico industriale a Colle Sapone. Purtroppo, alloggiavano al Convitto”.

Oggi, in occasione della ripresa dell’udienza preliminare, l’insegnante era in aula. “I genitori – ha confermato – non vogliono seguire il processo; ho provato a convincerli per l’ultima volta qualche giorno fa, ma mi hanno spiegato che per loro sarebbe un dolore troppo grande. Non hanno preso un avvocato e non sono interessati a quello che succede nelle aule dei tribunali”.

La professoressa Chiodi ha conosciuto i genitori della vittima prima a distanza e poi di persona, quando sono venuti nel capoluogo lo scorso aprile, in occasione del primo anniversario del sisma. “Per loro – ha spiegato la professoressa – è stato un po’ come chiudere un cerchio. Il contatto invece è nato pochi mesi dopo la tragedia, quando ero ancora sfollata e ho cominciato a sentir parlare di processo per i crolli: mi ero accorta che nessuno si muoveva a tutela di questi ragazzi. Tramite varie email e telefonate ci siamo messi in contatto finché non sono venuti di persona, un anno dopo”.

La battaglia giudiziaria è appena all’inizio, e le due famiglie dell’Est con tutta probabilità non vi prenderanno parte. L’amica aquilana invece non demorde. “Io voglio seguire il processo”, conferma.