L’AQUILA – Restano le distanze, tra i pezzi grossi dell’Unione di centro abruzzese, partito dilaniato dalle divisioni sul quale AbruzzoWeb ha raccontato gli ultimi sviluppi di una guerra tra blocchi di potere.

I reduci della “fronda” delle ultime elezioni politiche, il capogruppo in Consiglio regionale Antonio Menna e il presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio, non riconoscono l’articolazione attuale del partito con il commissario Armando Dionisi e il suo vice vicario Giorgio De Matteis.

Ma i frondisti non calcano eccessivamente la mano, e dall’altra parte neanche De Matteis lo fa nel ribeccare gli strali, perché così come in Italia anche in Abruzzo il partito si avvia verso una fase congressuale che muterà in maniera drastica gli scenari.

Di qui la “prudenza”, con solo qualche stilettata, tra i contendenti, in vista della delicata assemblea romana di lunedì prossimo in cui si deciderà il destino del partito.

MENNA: “QUI C’E’ DA RIFARE UN PARTITO, ALTRO CHE COMMISSARI”

“Dionisi e De Matteis continuino pure a firmarsi come commissari, non c’è problema – afferma Menna con sarcasmo – ma in questo partito bisogna fare il congresso, bisogna ristrutturarlo: vediamo quali saranno le decisioni, ancora non si prendono perciò è inutile fare polemiche”.

“De Matteis non è mai entrato nell’Udc perché sostiene che bisogna andare oltre – attacca – ora però insiste a farne il commissario: la confusione ce l’ha lui non io, io sono un capogruppo eletto”.

Proprio sulla trasformazione del partito Menna ha le sue idee. “Mi sono sempre battuto affinché l’Udc rimanga Udc – aggiunge – ma se il congresso nazionale deciderà per una riunificazione dei moderati non posso non essere d’accordo”.

Il consigliere scongiura una guerra tra i due leader Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa. “Auspico l’unità del partito, non si può dividere l’atomo! – sottolinea – Siamo un piccolo partito, sono stati fatti errori e l’ho detto a gran voce in tempi non sospetti, sulle candidature, sull’appoggio a Monti. Cesa e Casini hanno capito”.

Sul nuovo coordinatore regionale “non mi candiderò io, l’ho fatto già per salvare l’Udc dall’estinzione in Abruzzo e credo di esserci riuscito. Poi la base è rimasta delusa da alcune scelte ma non sono un segretario per tutte le stagioni. Credo di meritare un ruolo ma penso a un giovane rinnovamento. Per le istituzioni invece è meglio gente capace, esperta e onesta”, una auto-ricandidatura all’Emiciclo.

Quanto al possibile recupero nella Vela di Rodolfo De Laurentiis, per Menna “ha fatto una scelta autonoma, secondo me sbaglia perché rincorre qualcosa che non esiste, i movimenti, a cui credo poco. Credo più a un partito democratico, organizzato, con una linea politica. Rifare il partito, questo ci vuole”.

DI GIUSEPPANTONIO: “CON DE MATTEIS RAPPORTI NORMALI ANZI BUONI”

“Alla luce dell’evoluzione elettorale, della diaspora del Pdl, della vittoria di Renzi alle primarie del Pd, credo che si debba costruire una nuova casa dei moderati che superi egoismi, personalismi, localismi e parcellizazioni, per un progetto di Abruzzo che privilegi il dibattito politico e questioni più importanti che interessano la gente a scapito delle alchimie e geografie”.

Anche Di Giuseppantonio auspica una evoluzione rispetto a un vecchio modello di partito che, evidentemente, così non può più reggere.

“Non mi interessa più ragionare in termini di commissario e vice commissario – dice in riferimento al ticket Dionisi-Gdm – Io sono ancora un dirigente Udc, per la transizione si deve trovare una persona super partes, traghettatore verso quella nuova casa dei moderati”.

Sì ai giovani “perché possono dare freschezza e passione senza, però, mettere confini all’anagrafe”, avverte.

Con De Matteis “ho un rapporto normale, anzi buoni rapporti, anche se non ci sentiamo di frequente. Considero archiviato lo sbaglio fatto dal partito romano nello scenario di un sistema elettorale, il Porcellum, fortunatamente bocciato dalla Corte costituzionale”.

DE MATTEIS: “NOI VERSO IL PPE MA CON PARTITO DUTTILE”

“La vecchia struttura di partito è stata superata dai fatti, la velocità dei cambiamenti va interpretata nella maniera giusta altrimenti si vanifica”, è la stringata dichiarazione rilasciata da De Matteis che sulle polemiche dei frondisti non si premura di replicare.

In vista dell’assemblea romana il vice presidente del Consiglio regionale chiede “il superamento della fase storica e l’apertura di una situazione politicamente nuova, verso il Partito popolare europeo, ma con l’agilità e la duttilità non più dei partiti farraginosi di un tempo”.

“Renzi, Grillo e Berlusconi con opposte diversità hanno tanti voti, non di partito ma della gente”, conclude. Alberto Orsini