L’AQUILA – “Questa guerra si poteva evitare, ma la Nato non ha voluto perché l’obiettivo è distruggere la Russia”.

Sono le parole di Giorgio Bianchi, giornalista, fotografo, documentarista, rientrato nei giorni scorsi in Italia dopo essere stato nuovamente nel Donbass, in pieno conflitto tra Ucraina e Russia, e autore di diversi libri, tra cui l’ultimo, uscito ad aprile, dal titolo “Governare con il terrore. Propaganda e potere nell’epoca dell’informazione globalizzata” (Meltemi).

Un conflitto, quello tra Ucraina e Russia, che, secondo Bianchi, ha origini lontane rintracciabili anche in quel Donbass che ha raccontato quando erano in pochi a farlo e che, come annunciato da lui stesso in tempi non sospetti, non poteva che essere una questione “tra Stati Uniti e Gran Bretagna da un lato, cioè da chi comanda la Nato, e Russia dall’altro”.

“Alla Nato, un Paese come l’Ucraina serve, perché è ‘utile’ da sacrificare – afferma Bianchi ad AbruzzoWeb, mentre la guerra non si ferma e si è da poco celebrato l’ottavo anniversario della Strage alla Casa dei sindacati di Odessa del 2 maggio 2014, la Strage compiuta dai nazifascisti ucraini che da qualche giorno, su Wikipedia, l’enciclopedia online più usata al mondo, è stata trasformata in un ‘rogo’ –. La via diplomatica esisteva, ma ‘qualcuno’ non l’ha voluta”.

“Quello che vediamo e viviamo oggi – prosegue Bianchi, da anni considerato nemico del popolo ucraino e per questo inserito in una lista nera del governo di Kiev, motivo per cui la sua vita è a rischio – è il prodotto di ciò che accade dal 2014, dall’anno cioè del colpo di Stato in Ucraina che ha rovesciato un governo democraticamente eletto. Da allora, è successo di tutto: opposizioni messe al bando, sindacalisti, giornalisti, poliziotti, cittadini russofoni messi in fuga o uccisi, roghi nei campi rom. Con i nazisti che hanno potuto contare su una pressoché totale impunità”.

“E adesso, ci ritroviamo con un’altra guerra, un’altra tragedia immane – dice poi –. Che rischia di far collassare l’Ucraina e di portare ulteriori drammi su larga scala. Di fatto, un conflitto regionale può portare a un conflitto mondiale. Si doveva costringere l’Ucraina ad implementare gli accordi di Minsk, invece si è arrivati a questa situazione dopo aver sprecato anche le ultime speranze a fine 2021 per evitare che la Russia intervenisse”.

Per il documentarista, “Prendere a calci, per anni, la Russia, non poteva che far precipitare la situazione. Qualcuno, lo ripeto, voleva che si arrivasse a questo punto. Immaginiamo il Messico che si comporta con gli Stati Uniti come ha fatto l’Ucraina con la Russia negli ultimi anni: cosa accadrebbe? La fine del mondo. Le grandi potenze ragionano così. Fanno sempre ciò che serve per preservare la stabilità interna e per soddisfare le loro élites. La realtà è questa, purtroppo”.

“E il dramma, per l’Italia, è che si è lasciata coinvolgere – afferma ancora il giornalista e fotoreporter –. Se ne parla ogni minuto, si inviano armi, si fa da cassa di risonanza a qualsiasi cosa dica Kiev, cioè la Nato, cercando in ogni modo di distruggere la Russia anche sul piano mediatico, non solo politico. La verità è che l’Ucraina, se non si smette di usarla per conto terzi, non avrà alcuna possibilità di uscirne senza ulteriori drammi. Ma questo, a politici e giornalisti non solo italiani, sembra non interessare”.

“La Strage di Odessa? Una ferita ancora aperta. Le vittime non hanno ottenuto giustizia. I colpevoli erano ben visibili in diversi video e nessuno li ha presi. Per non parlare di quello è stato fatto su Wikipedia, dove di colpo quella alla Casa dei Sindacati non è più una strage, ma un rogo. Le vittime sono sfregiate ancora una volta, in questo caso da chi cerca di riscrivere la storia cancellando le tracce dei crimini. Che poi sono le tracce che hanno portato al disastro di oggi”, conclude Bianchi. (r.s.)