ROMA – Ci sono tutti i 27 paesi dell’Unione europea – inclusa quindi l’Italia – ma anche gli Usa e il Regno Unito nella lista – compilata dal governo della Russia – di stati e territori stranieri “che commettono azioni ostili contro la Russia, le sue compagnie e i cittadini”.

Un elenco che segnala chi ha approvato o sostenuto le sanzioni contro Mosca e che include paesi di primo piano ma, assieme all’Ucraina (per ovvie ragioni), vede anche l’inserimento di piccole nazioni, come Andorra, Islanda, Liechtenstein, Monaco, San Marino e Micronesia. Spicca la presenza – inedita – della Svizzera, che ha rotto la sua tradizionale neutralità per sostenere le misure internazionali contro la Russia.

A poche ore dal terzo round di negoziati, secondo l’esercito ucraino, la Russia ha iniziato ad “ammassare le proprie risorse per prendere d’assalto Kiev”; Mosca, subito dopo, annuncia che cesserà il fuoco questa mattina per permettere i corridoi umanitari in diverse città ucraine.

I corridoi saranno aperti da Kiev, Mariupol, Kharkiv e Sumy su richiesta del presidente francese Emmanuel Macron.

Le forze russe hanno intensificato nella notte gli attacchi su varie città. “Catastrofica”, secondo il consigliere della presidenza ucraina, Oleksiy Arestovich, la situazione alla periferia di Kiev. Lì e in altre città, tra cui Mariupol, decine di migliaia di persone attendono di poter evacuare.

Si prospetta così un’altra giornata di fuoco nella guerra ucraina, che dovrebbe vedere un terzo round di negoziati con Mosca, anche se alla vigilia le speranze di successo erano minime.

La Russia ha iniziato ad “ammassare le proprie risorse per prendere d’assalto Kiev”, ha reso noto l’esercito ucraino in un rapporto: nel sobborgo di Irpin, alla periferia occidentale della capitale, le truppe stanno avanzando con carri armati e unità di fanteria motorizzata, oltre a tentare di raggiungere la periferia orientale attraverso i distretti di Brovarsky e Boryspil, affermano i militari.

Un assalto a cui potrebbero partecipare anche combattenti reclutati in Siria, scrive il Wall Street Journal citando quattro funzionari americani, in virtù della loro esperienza nella guerriglia urbana. Da parte sua, il consigliere della presidenza ucraina Oleksiy Arestovich, intervistato dall’emittente locale Belsat TV, ha definito “catastrofica” la situazione nei sobborghi di Bucha, Hostomel e Irpin della capitale, sottolineando che il governo sta facendo tutto il possibile per riprendere le evacuazioni.

Aumenta intanto il rischio di carenza di cibo, che ha costretto Kiev a sospendere le esportazioni di “carne, segale, avena, grano saraceno, zucchero, miglio e sale”. Allo stesso tempo, l’export di grano, mais, pollame, uova e olio sarà consentito solo con il permesso del ministero dell’Economia.

La situazione, dunque, sembra peggiorare di ora in ora, anche se il ministero della Difesa britannico riferisce in un rapporto che durante il fine settimana l’avanzata di terra delle forze russe è stata “probabilmente minima” ed è “altamente improbabile che la Russia abbia raggiunto con successo gli obiettivi pianificati fino ad oggi”.

Ma l’impegno di Mosca è quasi totale: secondo un alto dirigente del Pentagono, infatti, Mosca ha mobilitato circa il 95% delle sue forze all’interno dell’Ucraina ed ha lanciato 600 missili dall’inizio dell’invasione.

Tuttavia, l’appoggio a Kiev da parte di Usa e Nato è altrettanto massiccio, con oltre 17 mila armi anti tank (compresi i missili Javelin) inviate in meno di una settimana tramite la frontiera con Polonia e Romania, scrive il New York Times.

Intanto, si rafforza il muro della sanzioni anti-Mosca.

E mentre Gran Bretagna e Usa, sostenuti da Canada, Australia e Nuova Zelanda, chiedono all’Interpol “l’immediata sospensione dell’accesso della Russia a tutti i sistemi” dell’ organizzazione che riunisce 194 paesi membri, come afferma il ministro dell’Interno britannico Priti Patel, il primo ministro australiano, Scott Morrison, sollecita la Cina a condannare la guerra contro Kiev.

“Nessun Paese avrebbe un impatto maggiore della Cina in questo momento sulla violenta aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina”, spiega Morrison.

Il prezzo del petrolio è intanto in forte rialzo dopo lo stallo nei negoziati sul nucleare iraniano a Vienna e soprattutto sull’ipotesi di un embargo del greggio russo. Il contratto future sul Brent ha superato i 139 dollari al barile, mentre il contratto del petrolio americano Wti ha superato i 130 dollari al barile. Si tratta dell’aumento massimo dal luglio 2008.

I ministri delle finanze e degli esteri della Germania si dicono contrari al divieto di importazione di gas, petrolio e carbone dalla Russia come parte delle nuove sanzioni per l’invasione dell’Ucraina. “Essere in grado di tenere (le sanzioni) a lungo termine è importante”, ha affermato il capo diplomatico Annalena Baerbock al canale ARD. “Non serve a niente se fra tre settimane scopriamo che ci restano solo pochi giorni di elettricità in Germania e quindi dobbiamo tornare su queste sanzioni”. Secondo il capo della diplomazia statunitense, Anthony Blinken, gli Stati Uniti stanno “discutendo molto attivamente” la possibilità di vietare le importazioni di petrolio russo.

Il gas avvia le quotazioni con un balzo che lo porta ai massimi storici, con gli effetti della guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia.

Ad Amsterdam in avvio di seduta il prezzo è schizzato a 225 euro al Mmbtu, con un incremento del 17%, per poi ritracciare a 216 euro (+12,2%). Il future aprile sulla piattaforma Ttf, considerata un benchmark per il Vecchio Continente, guadagnano l’11,7% a 215 euro per megawattora dopo essere saliti fino a un massimo di 220 euro.

In settimana quindi il petrolio Wti al Nymex ha guadagnato 24,09 dollari (+26,3%), un rialzo senza precedenti. Il gas naturale ha guadagnato il 6,2% a 5,016 milioni di unità termiche britanniche, con un rialzo settimanale del 12,2%.

Il prezzo della benzina è aumentato del 7,9% a 3,544 dollari al gallone, con un rialzo del 23,3% in settimana.

Il rame ha fatto registrare un nuovo record e ha chiuso la seduta a 4,9290 dollari al pound, per un rialzo settimanale del 10,22%. L’oro ha guadagnato 30,70 dollari, l’1,6%, e ha chiuso a 1.966,60 dollari all’oncia, per un rialzo settimanale di circa il 4,2%. L’argento ha chiuso in rialzo del 2,29% a 25,782 dollari all’oncia, per un rialzo settimanale del 7,44%.