L’AQUILA – L’Abruzzo a seguito dei terremoti del 2009 e del Centro Italia ha subìto una perdita importante di presenze nelle strutture ricettive: si è passati da 6.283.674 unità del 2014 a 6.193.473 del 2017, con una una flessione di 89.201 unità corrispondente a -1,4 per cento valore in controtendenza con l’incremento dell’11,3 per cento nazionale.
Il quadro emerge dallo studio “Il turismo abruzzese segna il passo”, redatto dal ricercatore Aldo Ronci sulla base dei dati Istat.
“Questo dato pone l’Abruzzo al terzultimo posto della graduatoria nazionale dopo le Marche e l’Umbria. Tre regioni che hanno comunque subìto l’influenza della psicosi a seguito degli eventi sismici che si sono verificati negli scorsi anni”, commenta Ronci.
“L’Abruzzo si affaccia sul Mar Adriatico ed è la regione più montuosa dell’Italia peninsulare. La parte montuosa vede la presenza delle tre vette più alte dell’Appennino (Gran sasso, Majella e Monte Velino) ed è dotata di ben 17 moderne stazioni sciistiche, con Roccaraso quinto comprensorio italiano attrezzato con moderni impianti e 130 chilometri di piste collegate. Il clima dell’Abruzzo risulta Mediterraneo lungo i 131 chilometri di costa costituita preva-lentemente da una spiaggia quasi continua e Continentale verso l’interno, dove sui rilievi più elevati presenta caratteristiche tipiche di alta montagna”, si legge nello studio.
L’Abruzzo, inoltre, vanta il titolo di “Regione verde d’Europa”, grazie alla presenza di tre parchi nazionali, di un parco regionale e di trentanove aree protette che rappresentano il 36,3% della sua superficie totale.
Per l’Huffington post Usa, l’Abruzzo è quinta tra le dodici migliori regioni al mondo per la qualità della vita, con un territorio ricco di storia e di cultura.
L’Abruzzo conta ben 20 paesi appartenenti al “Club dei Borghi più Belli d’Italia” più della Toscana e del Lazio e seconda solo all’Umbria.
Una Regione con queste caratteristiche dovrebbe essere la più attrattiva dal punto di vista turistico e invece i dati analizzati mostrano una regione che non esprime tutte le sue potenzialità.
Dall’analisi, infatti, emerge che nelle province abruzzesi le variazioni delle presenze tra il 2014 e il 2017 sono state molto disomogenee. Le presenze si incrementano a Teramo (+1,4%) e a Pescara (+4%), flettono a Chieti (-6,4%) e L’Aquila (-11,1%).
Nel 2017, inoltre, il 55% delle presenze (3.419.387) si concentra in provincia di Teramo e ciò sta a significare che il turismo Teramano sostiene il turismo abruzzese; l’intero turismo Abruzzese è prepotentemente balneare tanto è vero che le presenze della riviera abruzzese (4.729.645) costituiscono il 76% del totale presenze della Regione (6.193.473); per analizzare il Turismo montano si è scelto l’Alto Sangro che meglio rappresenta le caratteristiche turistiche della montagna abruzzese; nell’Alto Sangro le presenze invernali rappresentano il 54% e quelle estive il 46% mentre nel trentino Alto Adige le proporzioni si invertono e le presenze invernali rappresentano il 36% e quelle estive il 64%.
Nell’Alto Sangro il numero di presenze nel periodo estivo è di gran lunga inferiore a quello invernale mentre nel Trentino Il numero delle presenze estive è circa il doppio di quello invernale.
L’altro dato che dimostra come nel periodo estivo non sono sfruttate appieno le potenzialità dei territori montani è l’indice di affollamento che nel periodo invernale nell’Alto Sangro è quasi pari a quello del Trentino, mentre in quello estivo è pari alla metà.
Per analizzare il turismo estivo si è scelto la riviera teramana che meglio rappresenta le caratteristiche turistiche della costa abruzzese: i dati relativi all’affollamento turistico (rapporto tra presenze e abitanti), all’utilizzazione delle strutture ricettive (rapporto tra presenze e posti letto) e alla diffusione delle strutture ricettive (posti letto per ogni 100 abitanti) confrontati da un lato tra Alto Sangro e Val di Fassa e dall’altro tra costa teramana e quella romagnola mostrano che i dati del turismo montano abruzzese sono di gran lunga peggiori di quelli del Trentino e i dati del turismo balneare della regione più verde d’Europa sono anche peggiori di quelli romagnoli.
Per incrementare la bassa presenza estiva, sia montana che balneare, occorre rendere i territori più attrattivi dal punto di vista turistico: curando meglio l’arredo urbano; offrendo una più ampia possibilità di scelta di praticare sport; mettendo a disposizione dei turisti una offerta più differenziata di attività di svago e divertimento; creando itinerari storici, religiosi, monumentali, artistici, culturali, enogastronomici.
E soprattutto porre in essere una vasta e capillare campagna di marketing territoriale perché l’Abruzzo e in particolare le sue attrattive turistiche sono ancora troppo poco conosciuti in campo nazionale e anche di più in campo internazionale.
LA DISTRIBUZIONE DELLE PRESENZE NELLE PROVINCE ABRUZZESI NEL 2017
Il dato che balza agli occhi è che il 55% delle presenze (3.419.387) si concentra in provincia di Teramo.
Ciò sta a significare che il turismo Teramano sostiene il turismo abruzzese.
Le altre province si distribuiscono più o meno equamente il resto: Pescara il 16%, Chieti il 15% e L’Aquila.
AFFOLLAMENTO TURISTICO, UTILIZZAZIONE E DIFFUSIONE DELLE STRUTTURE RICETTIVE NELLE PROVINCE ABRUZZESI NEL 2017
L’affollamento turi-stico (rapporto tra presenze e abitanti) vede primeggiare la provincia di Teramo con 11 presenze per abitante e superiore al valore medio italiano che è stato di 7 seguono con grande distacco L’aquila e Pescara con 3 e Chieti con 2.
Il tasso di utilizzazione dei posti letto (rapporto tra presenze e posti letto) in tutte e quattro le province abruzzesi è stato più basso di quello italiano che ha segnato il 23%.
Pescara 22%, Teramo 18%, Chieti 11% e L’Aquila 10%.
Il dato migliore che presenta Pescara ri-spetto a Teramo si spiega con il fatto che Pescara e Montesilvano registrano un alto numero di presenze per motivi di lavoro.
Come l’affollamento turistico così anche la diffusione delle strut-ture ricettive è più alta a Teramo che segna 17 posti letto per ogni 1000 abitanti contro gli 8 dell’Aquila, i 6 di Chieti e i 4 di Pescara.
INCIDENZA DELLE PRESENZE DELL’ALTO SANGRO SULL’ENTROTERRA ABRUZZESE NEL 2017
Le presenze dell’Alto Sangro (435.655) rap-presentano il 28% della presenze dell’ Entroterra abruzzese (1.565.310).
L’Alto Sangro è il com-prensorio montano che, per entità e tipo-logia, meglio rappre-senta le caratteristiche turistiche della mon-tagna abruzzese, ra-gion per cui è stato effettuato un con-fronto tra la di-stribuzione delle pre-senze estive ed in-vernali di questo com-prensorio e la stessa distribuzione del Tren-tino Alto Adige.
Nell’Alto Sangro le presenze invernali rappresentano il 54% e quelle estive il 46% mentre nel trentino Alto Adige le proporzioni si invertono e le presenze invernali rappresentano il 36% e quelle estive il 64%.
Nell’Alto Sangro il numero di presenze nel periodo estivo è di gran lunga inferiore a quello invernale mentre nel Trentino Il numero delle presenze estive è circa il doppio di quello invernale.
L’altro dato che dimostra come nel periodo estivo non sono sfruttate appieno le potenzialità dei territori montani è l’indice di affolla-mento.
Infatti, mentre nel periodo invernale l’indice di affollamento dell’Alto Sangro è quasi pari (18 presenze per abitante) a quello del Trentino (17 presenze per abitante), quello estivo dell’Alto sangro (15 presenze per abitante) è pari alla metà di quello del Trentino (30 presenze per abitante).





