L’AQUILA – Presenterà domani le dimissioni da presidente del Teatro Stabile d’Abruzzo, Ezio Rainaldi. “Siamo a un punto di non ritorno” dice ad AbruzzoWeb. Ma il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, che insieme al consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci (Pd) ha “sponsorizzato” la conferma di Rainaldi, storicamente ascrivibile al centrodestra, garantisce che ci sarà presto una soluzione.
L’ente teatrale è ancora in attesa dei fondi da parte della Regione, mezzo milione di euro, necessari per dare avvio alla stagione ma fondamentali anche per ottenere la quota di finanziamento ministeriale del Fondo unico per lo spettacolo (Fus).
Lolli è certo del fatto che il finanziamento ci sarà, anche se non dell’entità di quello dello scorso anno. “A differenza di molti non sono un loquace parlatore, i problemi io cerco di risolverli” dice sempre a questo giornale, fiducioso in una via d’uscita positiva, forte anche dell’amicizia con il dirigente che sta per insediarsi alla direzione Spettacolo del ministero dei Beni culturali.
Ma resta amareggiato, il presidente dello stabile, un mecenate del terzo millennio, imprenditore aquilano da anni impegnato sul fronte culturale: “Non si possono tollerare scelte del genere nei confronti della cultura – sbotta – C’è anche da dire che quando se ne è parlato la Giunta regionale è andata in crisi, il problema di far vivere o sopravvivere enti storici non è secondario sotto l’aspetto delle scelte politiche”, fa notare, ricordando la crisi aperta dalla volontà di finanziare l’Istituzione sinfonica abruzzese (Isa) con 800 mila euro regionali.
Tradotto? “Nel momento in cui la Regione abbandona o manda alla deriva gli enti culturali storici pensando di ricominciare da capo compie un grave errore”.
Il riferimento è ovviamente alla proposta dei tre consigliere regionali “ribelli”, Luciano Monticelli del Pd e Mario Olivieri e Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico, quest’ultimo poi promosso ad assessore, di dar vita a un “regolamento legislativo chiaro, completo ed efficace che tenga conto, in primo luogo, di tutte le associazioni culturali presenti nella nostra regione, da considerare tutte sullo stesso piano”.
“È peggio del campionato di Formula Uno – è la metafora di Rainaldi – dove arriva la safety car e tutti sono messi alla pari, lì almeno ciò avviene in caso di incidenti, qui non ce ne sono, si è deliberatamente deciso di ripartire daccapo, mettendo tutti sullo stesso livello”.
“Evidentemente – è il ragionamento del presidente – i voti delle microattività culturali fanno gola”. “Le scelte politiche non sono gratuite, quando si sceglie di nominare all’aeroporto di Pescara chi è già presidente altrove, confermare vertici alla Fira inventando poltrone nuove, moltiplicare gli incarichi con fior di gettoni, trovando quindi risorse per qualsiasi capitolo tranne che per la cultura, mantenendo in vita guarda caso solo attività che non sono all’Aquila, deve esserci una strategia”.
“Non faccio la foglia di fico a nessuno e non abbandono la nave, voglio semplicemente richiamare l’attenzione” conclude Rainaldi che, nella speranza di far “prendere cognizione che la politica ha fatto questa scelta”, sta anche preparando una memoria da inviare al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.
“La situazione è tuttavia ben diversa da quella dell’Istituzione sinfonica” perché, spiega Rainaldi, “l’Isa ha continuato a produrre e a lavorare nonostante la costante riduzione delle risorse, inoltre mantiene una massa di dipendenti e orchestrali, io non permetterei che a un campanello d’allarme come quello del drastico taglio di risorse si andasse avanti”.
In risposta a questo allarme, sempre sentito da AbruzzoWeb, Lolli ritiene tuttavia che i problemi siano solo di natura finanziaria, perché “quelli politici si risolvono”. E garantisce che la soluzione ci sarà ed è vicina.
“Lo stanziamento arriverà sicuramente, per ovvie ragioni non sarà della stessa entità dell’anno precedente ma ci sarà – assicura – È impensabile che il Tsa prenda da solo la metà dei fondi destinati alla cultura, ma senza schiamazzi e senza tradurre sempre tutto in aquilanità, che fa solo indebolire la battaglia, porteremo a casa il risultato”.
Sono 18 in tutto, tra tecnici e amministrativi, i dipendenti dello stabile. Di questi si teme comunque che solo i quattro provenienti dal teatro L’Uovo, recentemente assorbito dallo stabile, possano rischiare il posto, perché per gli altri sarebbe pronto l’assorbimento da parte della Regione.





