L’AQUILA – “I fondi Cipe vengono erogati dietro rendicontazione o certificazione dei revisori che si assumono la responsabilità delle spese svolte. Ce l’ha detto il Cipe stesso, se il Teatro stabile non ha preso i soldi D’Alatri si chieda il perché non sono state presentate”.

Così Antonio Massena, direttore dei Cantieri dell’immaginario, replica agli strali del dimissionario direttore del Tsa Alessandro D’Alatri, che lo ha accusato spiegando il suo gesto ad AbruzzoWeb.

“Nelle linee guida ho rispettato le leggi in vigore, non erogo io i fondi e se il dirigente, l’assessore e il sindaco non hanno pagato evidentemente non ne avevano la possibilità”, dice Massena.

D’Alatri lo ha coinvolto anche per quanto concerne la bocciatura dello spettacolo Nuova colonia che avrebbe previsto 16 attori sul palco e scenografie realizzate con i puntellamenti dismessi da rappresentare nei quattro capoluoghi.

“La commissione che ha esaminato i progetti era di 5 persone e il mio voto valeva uno – obietta Massena – I tre esterni all’amministrazione, Ruggero Sintoni, Guido Barbieri e Massimo Fusillo, sono esperti di teatro, danza, musica e letteratura, poi venivano gli interni Dania Aniceti, la dirigente, che non è entrata nel merito, oltre me”.

“Il progetto del Tsa non so da chi sia stato scritto, ma ha avuto una votazione (minima, ndr) sulla base di quello che era scritto sul progetto – protesta ancora – Vorrei che l’amministrazione li rendesse pubblici, anzi se D’Alatri mi autorizza lo faccio pubblicare io”.

Quali le carenze? “Veniva citato solo il titolo e dove sarebbe stato rappresentato, mancavano elementi sul team creativo, era carente dal punto di vista artistico – svela – Non lo dico io ma altri: ho chiesto alla commissione di non mettermi in difficoltà, ma loro hanno detto ci mettiamo la faccia e questo è il voto massimo che possiamo dargli”.

Infine sui “fallimenti” che D’Alatri ha ricordato delle figure che orbitano attorno al teatro. Anche qui Massena si è sentito chiamato in causa.

“Il Tsa per due volte nella sua storia ha fatto mutui da centinaia di milioni per ripianare deficit, soldi pagati dai cittadini, ed è stato cancellato dagli stabili pubblici per due volte per carenza di livello artistico e attività fatta – ricorda – Non ne è responsabile lui, ma prima di parlare degli altri si documenti sulla storia di casa sua”.

Quanto all’Uovo, “fino al 2013 aveva bilanci in pareggio, le criticità le ha avute, come tutti, quando la Regione non lo ha più finanziato, solo che gli altri hanno preso contributi straordinari grazie a sponsor politici. L’Uovo ha portato in dote 275 mila euro di contributo del ministero, per tre anni, 30 mila del Comune, 60 mila della Regione e perfino una quota del Cipe. A fronte di questo, lo Stabile ha preso in carico tre dipendenti per 100 mila euro annui”.

“Se insiste D’Alatri ci vediamo in tribunale, per il resto quello che ha fatto lo giudicano i cittadini: lui rivendica 7 mila spettatori, l’Uovo al San Filippo ne faceva 15-18 mila solo con gli spettacoli serali”, conclude.