L’AQUILA – Nuovo capitolo, questa mattina all’Aquila, dell’inchiesta sul tentativo di truffa sventato da Procura e forze dell’Ordine con i fondi per il sociale che ha portato a due persone ai domiciliari e a tre iscritti nel registro degli indagati.
L’ex assessore della Provincia dell’Aquila Mimmo Srour, raggiunto da avviso di garanzia insieme al sindaco di San Demetrio ne’ Vestini, Silvano Cappelli, e il sociologo dell’Eurispes Nicola Ferrigni, sarà interrogato dal pm Antonietta Picardi che conduce l’inchiesta per definire quale sia stato il suo ruolo e quello dell’Ente che aderì alla fondazione “Abruzzo, Sviluppo e solidarietà”.
Proprio lo stesso Srour nei giorni scorsi aveva chiesto di essere ascoltato dai giudici: “Sono incredulo, voglio essere sentito, dopo una vita spesa per essere corretto ci tengo alla mia reputazione visto che mi stanno processando sulla stampa” dichiarò l’ex assessore che in uno sfogo pieno di amarezza aggiunse: “Associare il mio nome a questo fatto giudiziario è inaccettabile”.
Sulla vicenda, intanto, il vescovo ausiliare dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole, ammette: “Se saranno provate le accuse, siamo stati inconsapevolmente tutti imbrogliati, anzi proditoriamente traditi”.
E’ quanto contenuto in una lettera inviata ai parroci della diocesi.
“Se è vero quanto si legge sui giornali – prosegue D’Ercole – mentre noi pensavamo di fare spassionatamente qualcosa di utile per la gente, come si evince anche dalle intercettazioni tra il sottoscritto, Giovanardi e con lo stesso Traversi, qualcuno manovrava in modo subdolo alle spalle di tutti, per altri fini ben lontani dai nostri e degli altri membri della Fondazione. Potreste domandare: come mai non vi siete accorti? Difficile dare una risposta. Pur avendo ricevuto degli avvisi (vedi gli articoli de ‘Il Centro’) si riteneva tutto infondato non avendo mai notato, nè io nè altri, qualcosa anche minima di irregolare e di sospetto. Altrimenti l’intervento sarebbe stato immediato e deciso”.
“Se quanto sta emergendo dalle indagini corrisponde alla verià dei fatti – scrive ancora il vescovo D’Ercole – si tratta di un grave tradimento delle nostre buone intenzioni e della nostra buona fede. Abbiamo aderito alla creazione della ‘Fondazione Abruzzo Solidarieta’ e Sviluppo’ per collaborare e spingere la ricostruzione post terremoto, per puouovere lo sviluppo delle nostre popolazioni, soprattutto dei giovani.
Lo abbiamo fatto però a due condizioni: la diocesi non propone nessun proprio progetto e non intende ricevere nessun soldo. Come in effetti è stato! Sia l’Arcivescovo che il sottoscritto abbiamo riconosciuto di avere riposto la fiducia in persone sbagliate e per questo, per quanto mi concerne, mi assumo la responsabilita’ e chiedo scusa per essermi fidato. Fortunatamente nulla è stato consumato: si tratterebbe infatti di un presunto ‘tentativo di truffa’ sventato dagli inquirenti”.
L’inchiesta dalla procura della repubblica dell’Aquila ha portato agli arresti domiciliari Fabrizio Traversi, 62 anni, romano, dipendente della Presidenza del consiglio dei ministri, e Gianfranco Cavaliere, 36enne medico aquilano, accusato di aver tentato di distrarre fondi attraverso un sistema di onlus, fondazioni ed associazioni ed ingannando rappresentanti istituzionali, tra cui molti sindaci.






