L’AQUILA – È arrivata all’epilogo l’inchiesta della procura della Repubblica di Roma sulla truffa da 170 milioni di euro in cui è rimasta invischiata la Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila (Carispaq) per via di un conto della sua filiale romana dove sarebbero transitate ingenti quantità di denaro investite per conto di clienti di Gianfranco Lande, il “Madoff dei Parioli”, e degli operatori finanziari a lui legati.
Da quanto confermato da fonti ufficiali dell’istituto di credito aquilano, sono state indagate tre persone: gli ex direttori della filiale romana Carispaq, Gabriella Valentini e Roberto D’Alessandro, e il responsabile attuale, Marco Maddalena.
Nell’edizione di oggi il quotidiano Il Tempo ha scritto che ci sarebbero altri cinque indagati, facendo quattro nomi, in particolare del presidente, Antonio Battaglia, dell’ormai ex direttore generale, Rinaldo Tordera, del presidente del collegio sindacale, Luciano Cicone, e di un componente dell’ufficio ispettorato, Mauro Pasqualone.
Su questi altri nomi, tuttavia, al momento non c’è alcuna conferma di indagini che li riguardino.
Da quanto si apprende, la prossima settimana l’istituto di credito nominerà un avvocato per i tre indagati confermati e contatterà la procura della Capitale per avere chiarimenti su altri eventuali nomi.
Nel merito la banca ha sempre affermato di aver rispettato tutte le procedure di segnalazione di flussi anomali di denaro all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, come imposto dalle norme antiriciclaggio, riferendosi in particolare agli anni 2004, 2008 e 2009.
Di parere contrario uno dei collaboratori di Lande, la compagna Raffaella Raspi, che in un memoriale spiegava che quello alla Carispaq romana fosse “il conto bancario di raccordo”, quello su cui, “in 15 anni entrano ed escono 160 milioni di euro”. (alb.or.)
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