L’AQUILA – “Saremo in prima fila assieme ad altre regioni nel fare ricorso alla Corte Costituzionale”.
Tuona così ad AbruzzoWeb il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, riferendosi al decreto Sblocca Italia, approvato in via definitiva martedì scorso al Senato, lo stesso decreto che agli articoli 37 e 38 dà il via libera a circa cento istanze di estrazione petrolifera, considerate di “interesse strategico nazionale”, snellendo gli iter autorizzativi, e mettendo in capo allo Stato centrale e non più alle Regioni la valutazione di impatto ambientale (Via).
L’intenzione di D’Alfonso apre anche in Abruzzo un conflitto interno al Partito democratico.
Sia alla Camera che al Senato, infatti, tutti gli onorevoli Pd hanno votato a favore dell’intero decreto, su cui il governo ha posto la fiducia.
Ma in Abruzzo, dove il Pd ha la maggioranza schiacciante in Consiglio regionale, lo stesso partito si dice invece pronto alle barricate contro il medesimo decreto.
All’Emiciclo, del resto, lo scorso 1° ottobre è stata approvata all’unanimità una risoluzione del Movimento 5 stelle che impegna il presidente D’Alfonso, la Giunta e l’intero Consiglio a impugnare il decreto alla Consulta, in quanto conterrebbe norme “che spogliano le regioni delle proprie competenze in materia energetica, competenze costituzionalmente garantite, trasferendole al governo”, in particolare mediante “l’estromissione delle Regioni dalle procedure di Via”.
E impegna pure “a promuovere un referendum abrogativo di iniziativa regionale” e a inviare al Parlamento una “proposta di legge del Consiglio regionale finalizzata all’apposizione del divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi all’interno delle acque territoriali e sull’intero territorio nazionale”.
L’atteggiamento del Pd ha scatenato però le ire del capogruppo M5s in Consiglio regionale Sara Marcozzi.
“Il Partito democratico – ha scritto in una nota al vetriolo – sta distruggendo il Paese e l’Abruzzo, a partire da Roma ma con la connivenza di tutti i parlamentari abruzzesi, e si continua a farlo, nascondendosi dietro un dito e facendo passare il messaggio che è lo stesso Pd locale a difendere il territorio”.
Accuse prive di fondamento per gli esponenti abruzzesi del Pd, che giorni fa nel borgo aquilano di Santo Stefano di Sessanio, definito “giacimento di bellezza” da D’Alfonso, hanno partecipato a un incontro sul rilancio turistico del Gran Sasso, alla presenza del ministro Dario Franceschini, democrat anche lui, e dove non si sono potuti sottrarre alle tante domande su ben altri giacimenti, quelli di idrocarburi.
Per il ministro Franceschini, tra bellezza e trivelle non c’è nessuna contraddizione. “La tutela del paesaggio e del territorio può conciliarsi con altre attività – ha tagliato corto – e non possono diventare un ostacolo allo sviluppo economico”.
D’Alfonso ha ribadito che “si continua a operare sapendo che la difesa delle bellezze donateci dal Creato ci impegnerà molto”.
Il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, si è detto contrario non solo alle trivelle, ma anche al progetto del metanodotto Snam che dovrebbe attraversare il territorio aquilano e che prevede la realizzazione di una centrale di spinta a Sulmona (L’Aquila).
E a tal proposito, Lolli ha annunciato battaglia in sede della prossima conferenza dei servizi.
“Il territorio è il nostro – ha tuonato – siamo pronti a farci carico degli sforzi energetici del paese per la nostra parte, ma lo vogliamo decidere noi, se il governo lo vuole decidere contro di noi e realizzare una piattaforma petrolifera a sei chilometri dalla costa dei Trabocchi ci opporremo con tutti i mezzi a disposizione”.
“Come ci opporremo anche al percorso del metanodotto, che vogliono far transitare in aree a forte rischio sismico, attraverso aree protette, e contro la centrale di spinta che vogliono costruire a Sulmona. Ci opporremo in conferenza di servizi, e siamo disposti anche a bloccarla”, ha rincarato.
“Se il governo – ha concluso minaccioso Lolli – vorrà centralizzare le decisioni che riguardano l’Abruzzo, si assumerà le sue responsabilità”.
Reduce dal voto favorevole allo Sblocca Italia a Santo Stefano di Sessanio c’era anche la senatrice Stefania Pezzopane, che si dice però fermamente contraria alle trivelle.
“Non ho potuto votare contro la fiducia al mio governo e contro un provvedimento dove erano previsti 250 milioni di euro per la ricostruzione post-sismica dell’Aquila. Ma sono comunque contraria ai progetti petroliferi che insistono in Abruzzo”.






