L’AQUILA – In Abruzzo oramai da anni l’argomento “treni veloci e “cura del ferro” si concentra essenzialmente, in particolare durante le campagne elettorali, sul progetto miliardario di velocizzazione della tratta Pescara-Sulmona-Avezzano-Roma, o anche su progetti in parte antagonisti come la realizzazione di una linea diretta tra la capitale e L’Aquila. Nei giorni scorsi stato messo a punto un protocollo di intesa tra Regioni, Snam spa e Citrams volto a dotare di treni nientemeno che ad idrogeno la tratta ferroviaria Sulmona-L’Aquila -San Sepolcro.
Sfogliando poi l’impietoso rapporto di Pendolaria di Legambiente, si scopre che in materia di trasporto su ferro, i problemi dell’Abruzzo sono anche e soprattutto altri, e riguardano la vita quotidiana di centinaia di migliaia di cittadini, studenti e lavoratori, in primis delle aree interne: gli spostamenti su treno, per mancanza di un servizio adeguato, e a causa delle corse e fermate tagliate e ridimensionate, sono crollati del 19% negli ultimi anni, in controtendenza nazionale, e inoltre si scopre che il numero di chilometri a binario unico è tra più elevati, come pure l’età dei treni circolanti. I tempi di percorrenza tra l’entroterra e la costa si sono ottenuti finora tagliando le fermate nelle piccole stazioni, con buona pace dei cittadini contribuenti che ci vivono, e della tanto declamata vocazione turistica della montagna abruzzese.
Il rapporto, che raccoglie una gran mole di dati aggiornati a dicembre 2019, spiega anche che in Italia non è stato negli ultimi anni inaugurato nemmeno un chilometro di linee metropolitane ed è aumentato il distacco tra le città italiane e quelle europee.
Nulla di cui stupirsi: “dal 2002 al 2018 – spiega il rapporto-, i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade: tra 2010 e 2018 sono stati realizzati 298 km di autostrade e 2.479 km di strade nazionali, a fronte di appena 91,1 km di metropolitane e di 58,4 km di linee del tram”.
Inoltre “i finanziamenti statali per il servizio ferroviario regionale sono diminuiti del 21,5% tra il 2009 e il 2019 e da dal 2009 al 2020 per i trasporti su gomma e su ferro si è passati da 6,2 miliardi di euro di risorse disponibili a meno di 4,9 miliardi”.
Da qui una chiara indicazione al nuovo governo di Mario Draghi su come spendere i fondi del Recovery plan, ricordando che il treno inquina molto di meno rispetto ai mezzi su gomma e “gli ultimi dati legati alla mortalità prematura dovuta all’inquinamento atmosferico indicano infatti come ogni anno nel nostro Paese siano oltre 50mila le morti premature dovute all’esposizione eccessiva ad inquinanti atmosferici come le polveri sottili (in particolare il Pm2,5), gli ossidi di azoto e l’ozono troposferico”.
Venendo dunque ad analizzare più nel dettaglio il rapporto, emerge innanzitutto che nonostante tutto gli spostamenti quotidiani sui convogli regionali sono aumentati in Italia tra il 2011 ed il 2019 del 6%.
Ma è una media del “pollo”: in alcune Regioni il numero di spostamenti di persone in treno è quasi raddoppiato in questi anni. Basti citare la crescita in Emilia-Romagna, passata da 141.000 a 215.000, in Trentino da 13.000 a quasi 27mila, in Alto Adige da 24.200 a circa 30mila, in Puglia da 108.100 ad oltre 150.000, in Friuli-Venezia Giulia con un +32,3% e quasi 29mila viaggiatori al giorno ed in Lombardia da 650.000 ad 820.000
Tutte le altre regioni seppure con incrementi più modesti registro un segno positivo.
A fare eccezione è invece l’Abruzzo che passa da 23.530 a 19.045 spostamenti giornalieri, pari ad un meno 19%. Una eccezione in Italia, assieme a Molise -11%, Calabria (-25%) e Basilicata -35%
L’Abruzzo ha poi l’ 81,8% di ferrovie a binario unico ovvero 553 su 676 chilometri di rete totale, contro una media italiana del 56,3%, e solo il 30% della ferrovie elettrificate, in questo caso più o meno nella media italiana, a sua volta molto bassa.
Dalla ricerca emerge infine che sono 2.767 i treni regionali in circolazione con un’età media scesa a 15,2 anni, in continua diminuzione rispetto ai 18,6 del 2016.
Una buona notizia, ma si evidenzia, rimangono purtroppo marcate le differenze tra le diverse aree del Paese. E l’età media maggiore si registra proprio in Abruzzo con 19,8 anni, la più alta dopo quella della Campania (19,9), e vicina a quella dei treni in circolazione in Umbria (19,7), Basilicata e Molise (19,6).






