CHIETI – Quando l’anima non si riconosce nella parte più materiale di sé, il corpo e la propria sessualità vengono percepiti come un vestito che sta stretto, nel quale ci si sente imprigionati.
E come un sarto che allarga l’abito e lo ridisegna su misura affinché ci si senta comodi al suo interno, così il professor Raffaele Tenaglia, direttore della clinica Urologica dell’ospedale di Chieti, aiuta le persone a “riconquistare il loro genere”.
Un iter, terapeutico e legale, lungo e difficile. Il referto psichiatrico dato dall’ospedale serve per dimostrare a un giudice che il paziente soffre davvero di transessualismo. Ricevuto l’ok dal tribunale, ci si mette in lista d’attesa per l’operazione.
Il medico, insieme alla sua equipe, interviene nella terza fase del percorso di “trasformazione”, quando già la terapia psicologica e quella ormonale sono state affrontate.
Queste persone sono affette da disturbi detti d’identità di genere (spesso abbreviato in Dig), che è un disturbo mentale in cui una persona ha una insopprimibile e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico. Il Dig è indipendente dall’orientamento sessuale: infatti una transessuale da maschio a femmina può essere eterosessuale o lesbica, così come un transessuale da femmina a maschio può essere eterosessuale o gay.
Il centro teatino, un’eccellenza in questo campo, in un anno di attività ha già realizzato una quindicina di interventi per il cambio di sesso, dei quali solo uno ha visto una donna diventare uomo perché si tratta di “un intervento molto più difficile rispetto a un uomo che vuole diventare donna”, spiega Tenaglia.
Storie toccanti, storie particolari, che vanno al di là di ogni pregiudizio. Una che lo ha emozionato di più, il professore non sa sceglierla.“Queste persone ti rimangono tutte qui dentro”.
Che tipo di persone si rivolgono alla vostra clinica per il cambio di sesso?
Fino a ora abbiamo operato persone provenienti tutte da fuori regione. Ora stiamo trattando due ragazze abruzzesi. Una delle due è già stata operata in un altro centro e ha bisogno di alcuni interventi correttivi, mentre l’altra dovrà essere operata a breve.
Una persona che vuole cambiare sesso, quale percorso deve intraprendere?
Di solito queste persone si rivolgono a specifiche associazioni che li indirizzano verso un percorso anche legale, visto che si tratta di interventi al 90 per cento irreversibili.
Quando arrivano da noi il percorso psicologico e quello ormonale sono già stati intrapresi.
Solo dopo l’intervento, comunque, per queste persone sarà possibile ottenere la correzione anche nei documenti.
Diventare donna è più semplice del contrario. Ci spiega in parole semplici come avviene l’intervento?
Il tipo di operazione che facciamo noi per il cambio di sesso dal femminile al maschile è utilizzare il muscolo retto dell’addome che viene ricoperto con un lembo di pelle preso dalla gamba.
Nello stesso intervento si tolgono anche utero e ovaie e dopo 6 mesi si asporta la vagina e di impiantano le protesi testicolari.
Dopo altri sei mesi si sistema l’uretra e l’impianto delle protesi.
La persona operata può avere una normale attività sessuale?
Certamente. La funzionalità è meccanica, poi entra in gioco la componente psicologica che è importantissima.
Diventare donna, invece è più semplice?
Decisamente. In questo caso si esporta il pene e tra la prostata e il retto si crea uno spazio, dove viene realizzata la vagina, che avrà lo stesso aspetto di un organo femminile. Grazie alla prostata che viene mantenuta, la persona riesce a provare un piacere molto intenso, fino all’orgasmo.
Al momento non siamo in grado di dare un servizio completo al 100 per cento, per esempio offrendo interventi per l’eliminazione del pomo d’Adamo, un intervento molto delicato non solo dal punto di vista estetico, ma soprattutto per adeguare il timbro vocale.
La clinica Otorinolaringoiatria diretta dal professor Aldelchi Croce, a Chieti, è pronta per iniziare questa correzione. Infine anche l’impianto di protesi mammarie, quando è necessaria, potrebbe essere realizzata da noi.
Stiamo lavorando per riuscire a eseguire tutti gli interventi per una trasformazione totale.
C’è qualche storia che l’ha colpita particolarmente?
Sono tutte storie straordinarie, che ti restano qui dentro.
La cosa più straordinaria è che all’inizio della nostra scelta di entrare in questo tipo di problematica e di nuova chirurgia, vi erano moltissime perplessità sia tra qualche collega sia, soprattutto tra gli infermieri. Perplessità scomparse letteralmente al primo approccio: vi è stata una forte intesa tra tutti noi e i ragazzi che dovevano subire l’intervento e con i loro familiari.
Secondo lei la società a che punto è nell’accettazione di persone che fanno questa scelta?
Come spesso accade, e per quanto detto prima, la società è spesso più avanti di quanto si possa immaginare. Soprattutto in campo medico dove un disagio percepito così intensamente, trova molta solidarietà e partecipazione.





