L’AQUILA – L’appuntamento con le prossime elezioni comunali dell’Aquila, previste per la prossima primavera, dopo Pd e Pdl agita pure i mari dei comitati cittadini.

Dei “dolori” dei due principali schieramenti politici AbruzzoWeb ha già scritto ampiamente; la novità è l’emergere prepotente della frattura che, da qualche mese a questa parte, attraversa il “civismo” che ha animato la stagione delle proteste del post-terremoto.

Da quanto appreso è emerso che nei giorni scorsi, durante un’assemblea, qualcuno si sia spinto fino al punto di proporre le primarie tra gli aspiranti candidati sindaco che, più o meno velatamente, iniziano a uscire allo scoperto.

Un segno della fine dell’unità di vedute all’interno dei movimenti causata soprattutto da due circostanze: da un lato la differente valutazione che si dà dell’operato del sindaco, Massimo Cialente, dall’altro la deriva elitarista lamentata da molti che avrebbe fatto perdere ai comitati un carattere genuinamente popolare per colpa delle ambizioni politiche di alcuni.

Nei rapporti con l’attuale amministrazione comunale, per esempio, ci sono gruppi e persone che stanno faticosamente cercando di fare da pontieri per ricondurre nell’ambito di un centrosinistra allargato tutto il dissenso alla gestione commissariale dell’assistenza, prima, e della ricostruzione, oggi: in tal senso va letta l’iniziativa di sabato scorso “Laboratorio città” che, nell’aprire un dibattito su vari temi, si propone di formare un “coordinamento territoriale di temi, percorsi, proposte e idee per le prossime amministrative”.

Quelli che, al contrario, si trovano su posizioni più radicali ribattono argomentando che l’anti-berlusconismo, la partecipazione alle manifestazioni di protesta e la frequentazione del tendone di piazza Duomo sono elementi necessari, ma non sufficienti a creare un unico cartello elettorale.

Tanto più se la guida di tale raggruppamento, come è evidente, sarà delegata a un esponente del Pd, partito che viene giudicato troppo “compromesso” con il potere attuale per essersi accodato tardi e tiepidamente alle battaglie contro la governance del terremoto rappresentata dai vari Gianni Chiodi, Antonio Cicchetti e Gaetano Fontana.

A Cialente, Stefania Pezzopane e compagnia, inoltre, non si perdonano i sorrisi e le cordiali strette di mano con Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso quando si trattava di tagliare i nastri nel 2009.

La posizione dei “duri e puri” si è talmente irrigidita che anche l’iniziale apertura nei confronti del deputato democrat Giovanni Lolli, qualora fosse lui il candidato a sindaco, è definitivamente tramontata.

Ecco, quindi, che è rispuntata la parola più usata di questa calda estate pre-elettorale: primarie.

Necessarie per capire, dopo il trend in picchiata testimoniato dai numeri delle tre oceaniche manifestazioni del 2010 confrontati a quelli risicatissimi dell’8 luglio scorso, quanto la città è ancora disposta a seguire movimenti e comitati, ma soprattutto utili alla resa dei conti definitiva, per tirare la linea tra chi smetterà i panni del barricadero, e magari deciderà di accasarsi nelle liste dell’Idv, del Pd, di Rifondazione o in una delle compagini civiche che naturalmente sorgeranno, e chi, soprattutto giovani e “vecchia guardia” di scuola Pci, non si rassegna a una competizione elettorale incardinata sugli schemi classici destra-sinistra. (pi.bi.)