L’AQUILA – Il governo presieduto dal senatore a vita Mario Monti ancora non ottiene la fiducia ma i partiti abruzzesi già pensano al dopo.
Le manovre finanziarie lacrime e sangue annunciate dall’ex commissario europeo potrebbero garantire vita breve al nuovo esecutivo: per questo tanto i big quanto i peones più ambiziosi hanno già fatto partire la rincorsa per la conquista di un seggio in Parlamento.
Tutti intorno al pallottoliere, quindi, per capire quanti saranno i posti in lista ritenuti sicuri, visto che se si dovesse andare al voto ancora con il “Porcellum” (come è molto probabile), anche stavolta gli elettori non potranno esprimere la preferenza ma si limiteranno a votare le liste bloccate decise dai partiti: fondamentale, quindi, trovarsi più su possibile nell’elenco per evitare di rimanere esclusi.
Nel 2008 il centrosinistra, in Abruzzo, portò a casa sei deputati e tre senatori: alla Camera andarono Livia Turco, Giovanni Lolli, Lanfranco Tenaglia, Tommaso Ginoble e Vittoria D’Incecco per il Partito democratico e Augusto Di Stanislao dell’Italia dei valori; a palazzo Madama i democrat Franco Marini e Giovanni Legnini e il dipietrista Alfonso Mascitelli.
Stavolta, anche vincendo a livello nazionale, il Pd potrebbe ritrovarsi con gli stessi seggi alla Camera o, addirittura, con uno in meno, viceversa al Senato potrebbe al limite guadagnarne uno perché il sistema è maggioritario (la coalizione che vince porta a casa quattro seggi, i perdenti si dividono gli altri tre).
Con la fine del bipolarismo quasi perfetto che uscì la scorsa volta dalle urne a rimetterci saranno i partiti maggiori, che allora fecero il pieno di posti.
Mentre nel 2008 fu solo l’Udc a spezzare il confronto secco centrodestra-centrosinistra, con l’Italia dei valori e la Lega Nord uniche formazioni a scippare seggi all’interno delle rispettive coalizioni, al prossimo giro ci sarà l’esordio del Terzo polo, dato dai sondaggi vicino al 15 per cento, la sicura escalation di Sinistra ecologia e libertà e, forse, qualche sorpresa, come il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.
Il Pd, dunque, dovrà fare i conti almeno con l’Idv e Sel per capire quante postazioni riuscirà a conseguire nel grande Risiko! della prossima scadenza elettorale.
A rischio i posti di Ginoble e della D’Incecco, mentre Marini, dopo anni di onorata carriera, potrebbe decidere di dire basta. Con un piede già nei piani alti della lista ci sarebbe il senatore Luigi Lusi, l’altra volta eletto in Liguria, che si è trasferito armi e bagagli in Abruzzo piantandoci le radici. Per lui si profila una riconferma alle spalle del blindatissimo Legnini, pronto però a lasciare il seggio in caso di candidatura alle regionali alla carica di presidente per il centrosinistra.
Nel caso in cui, invece, gli equilibri nazionali dovessero portare a un inedito accordo (per l’Abruzzo) con l’Udc, a correre contro il governatore, Gianni Chiodi, sarebbe il consigliere di amministrazione della Rai Rodolfo De Laurentiis e per Legnini si spalancherebbero le porte di un incarico da sottosegretario nell’eventuale governo di centrosinistra.
Dall’Aquila dovrebbe prendere la via di Roma l’assessore comunale alle Politiche sociali Stefania Pezzopane, responsabile nazionale del Pd per la ricostruzione, che proprio in virtù di tale delega sarebbe messa in lista “fuori sacco” dal partito senza tener conto delle alchimie territoriali, con la possibilità che il seggio sicuro le venga dato anche in un altro collegio.
Questa ipotesi fa tirare un sospiro di sollievo al deputato democrat Giovanni Lolli che, altrimenti, complice anche la vecchia (ma spesso disattesa) legge interna di scuola Pci che vincola a due i mandati parlamentari massimi che si possono rivestire, rischierebbe di trovarsi in pochi mesi per la seconda volta fuori gioco, dopo aver perso il rush finale con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, per la candidatura a primo cittadino del capoluogo.
L’area del Pescarese potrebbe essere coperta da un uomo della sotterranea ma organizzata corrente dell’ex sindaco della città adriatica, Luciano D’Alfonso, se non da lui stesso, in cambio di un sostegno convinto al centrosinistra alle regionali.
Qualche chance anche per il segretario regionale Pd, il bocconiano Silvio Paolucci, che potrebbe sfruttare la giovane età se il partito si decidesse a rinnovare la squadra parlamentare.
In “quota rosa” potrebbero farsi spazio Marinella Sclocco, anche se essendo solo alla prima esperienza all’Emiciclo potrebbe essere destinata a cercare il bis, e Manola Di Pasquale, consigliere comunale di Teramo.
Affollatissima l’Idv, con il coordinatore abruzzese, il senatore Mascitelli, che potrebbe scegliere di trasferirsi a Montecitorio e piazzarsi nel posto super-sicuro di capolista alla Camera dei deputati.
Dovrebbe, però, farsi da parte Di Stanislao, diventato onorevole grazie alle dimissioni di Carlo Costantini che, dopo la sconfitta alle regionali, ha optato per il seggio all’Emiciclo.
Costantini dopo il sacrificio compiuto all’inizio 2009 potrebbe anch’egli reclamare a buon diritto un posto.
Sgomita per entrare in lista Ferdinando di Orio, che ad aprile lascerà la poltrona di rettore dell’Università dell’Aquila ed è in cerca di una rentrée nell’agone politico dopo l’esperienza da senatore nella XII e nella XIII legislatura (durate dal 1994 al 2001), prima con i Progressisti, diventati poi Sinistra democratica-l’Ulivo e infine Democratici di sinistra.
Il partito dipietrista è in fibrillazione perché nessuno, com’è naturale, vuole cedergli il posto ma il rettore gioca molto sui tavoli romani per spuntarla.
C’è spazio in Sel, partito accreditato di una percentuale che oscilla tra il 6 e il 9 per cento, che se fosse confermato il dato in Abruzzo prenderebbe sicuramente un deputato e se la batterebbe con l’Idv per un senatore.
In pole position c’è il leader regionale, Gianni Melilla, politico di lungo corso con un passato da parlamentare e da consigliere regionale.
Per lui sarebbe una rivincita dopo anni di fatica spesi a costruire un soggetto a sinistra del Pd in cui è stato isolato dai suoi ex compagni di partito. Sempre tra i vendoliani è quotato il consigliere regionale Franco Caramanico, anche lui uscito dai Ds dopo la fusione con la Margherita.
Più basse le quotazioni della Federazione della sinistra, cartello composto da Rifondazione e Comunisti italiani, che comunque potrebbe sperare di spuntare qualche seggio a livello nazionale se corresse in coalizione con il centrosinistra.
Il capogruppo alla Regione di Prc Maurizio Acerbo e il collega Antonio Saia (Ci) sarebbero ben disposti a smobilitare dall’Emiciclo e accasarsi a Roma, dove Acerbo, tra l’altro, ha già fatto un “giro” nella breve parentesi del governo di Romano Prodi tra il 2006 e il 2008. (pi. bi.)






