L’AQUILA – ”Vorrei lavorare sul territorio aquilano per riconquistare la fiducia di un pubblico di giovani e con degli spettacoli fatti dai giovani: io sono dalla loro parte, il teatro è in debito nei loro confronti e ho tra le mani tanti artisti sconosciuti, ma di gran talento che conto di riuscire a portare qui”.
Ha svelato i suoi progetti da direttore artistisco del Teatro stabile d’Abruzzo, Simone Cristicchi, che stamattina si è presentato all’Aquila, a Palazzo Fibbioni.
E punta sui giovani per questa nuova direzione, per “far capire loro quanto sia importante tornare a vivere la realtà e non il virtuale. Portando del mio vissuto e della mia carriera, la poesia e la delicatezza. Il teatro è un albero e va curato tutto: dalle radici alle foglie, anche e soprattutto quelle piccole, giovani e verdi: che sono ricche di linfa e di vita”.
“Mi piacerebbe che il Teatro stabile d’Abruzzo riuscisse a ramificarsi anche nei luoghi rimasti ormai silenziosi – ha aggiunto – lì dove regna il silenzio, questo potrebbe essere un bell’esperimento”.
E all’Aquila, città del terremoto, vuole portare una produzione friulana, Orcolat 76, in programma per il 2019, che ripercorre la stessa tragedia vissuta in quella regione, con il terremoto del 1976.
“Il terremoto lì è visto come un orco, che si muove sotto terra, un esempio positivo, un messaggio di speranza per vedere il futuro in maniera non catastrofica, dal punto di vista di un’umanità che pulsa e non è sepolta dalle macerie”.
Come si immagina Cristicchi all’interno di un Teatro stabile? “Io sono un creativo, voglio portare l’intuizione, la fantasia, la creatività, prestando attenzione alle radici, ma anche alle foglie!”, ha detto.
E due saranno le parole chiave di questa direzione: bellezza e lentezza: “Voglio andare in controtendenza, riscoprendo un ritmo più umano, vorrei un teatro senza motori, ma che cammina a piedi”.
E con questo obiettivo ha intenzione di portare in città solo produzioni “snelle”: “Repertori vasti, dei tanti artisti emergenti che ho scovato, portando il teatro fuori il teatro, nelle piazze, nelle vie del centro storico dell’Aquila, nelle case, come se fossimo dei venditori porta a porta!”.






