L’AQUILA – Il borgo medievale di Tione degli Abruzzi sorge alle pendici della catena montuosa del Sirente, nella media valle dell’Aterno, immerso nell’incantevole Parco regionale Sirente-Velino.
Ricco di arte e di storia, il comune comprende oltre al paese di Tione anche le due frazioni di Santa Maria del Ponte e Goriano Valli, in cui vivono circa 500 persone.
Dal 6 aprile 2009 qualcuno se n’è andato ma i più che sono rimasti, che sono soprattutto anziani, vivono le difficoltà di non avere centri di aggregazione e luoghi dove incontrarsi, come una volta.
Tione è un paese che rispetto a molti altri non è stato sotto i riflettori e che forse oggi paga proprio il prezzo di essere rimasto un po’ nell’ombra.
È il primo cittadino Tullio Camilli a spiegare che pur con i massimi sforzi dell’amministrazione comunale, sono ancora molti i problemi da risolvere.
Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?
Vittime per fortuna non ce ne sono state. Quella notte invece circa una decina di abitanti del comune sono rimasti feriti.
I danni materiali sono stati molti. In tutto sono circa 300 le abitazioni che hanno avuto i danneggiamenti maggiori e che sono state classificate inagibili, sia parzialmente (A e B) sia strutturalmente (C e E). Quello che ha subìto i danni maggiori è sicuramente Tione, dove il centro storico è ancora transennato.
Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?
A Tione sono stati costruiti 28 Map (Moduli abitativi provvisori, ndr) e a Santa Maria del Ponte 8.
Gli alloggi sono stati costruiti su due piani per concentrare in meno spazio possibile le strutture. Il problema era infatti individuare un terreno adatto per gli insediamenti, visto che in zona il terreno è molto franoso. A Goriano Valli invece si è optato per l’autonoma sistemazione.
Con la riparazione delle case classificate A e B siamo a buon punto: sono già stati circa 40 gli interventi, di conseguenza molte persone sono rientrate nelle proprie abitazioni.
Quali sono le condizioni della zona rossa? Potrà essere ristretta a breve?
Le ‘zone rosse’ sono già state ristrette, operando in modo concentrico dall’esterno verso l’interno con la messa in sicurezza degli edifici. Con questo modo di procedere, se tutto andrà per il verso giusto, la ‘zona rossa’ sarà sempre più piccola e credo che per l’inizio dell’estate le prime case ‘E’ potranno essere riparate.
Ci tengo inoltre a sottolineare la celerità con cui l’amministrazione comunale sta lavorando per raggiungere questo obiettivo.
I piani di ricostruzione sono ormai uno strumento obbligatorio. A che punto sono nel suo Comune?
Nella ‘zona rossa’ sono stati già fatti gli aggregati e si è passati ai consorzi. Per i piani di ricostruzione, a differenza di altri comuni, non ci siamo avvalsi di collaborazioni, come le Università, per una questione economica: queste infatti chiedono dei rimborsi e il nostro comune non ha molte risorse.
Infatti, noi abbiamo un centesimo dei fondi che hanno gli altri comuni perché siamo rimasti mediaticamente in un cono d’ombra. Di conseguenza anche le risorse economiche, come quelle delle donazioni, sono state convogliate in altri comuni. Basti pensare che qui nessuno ha donato soldi per costruire scuole, centri polifunzionali, come è avvenuto in altre parti.
A oggi, qual è il problema più urgente da affrontare?
In un paese come Tione, in cui circa l’80 per cento della popolazione ha più di 60 anni, è importante dare dei punti di riferimento agli anziani.
Dunque è necessario creare dei luoghi di aggregazione, anche delle tensostrutture, dove possano incontrarsi e passare tempo insieme.
La Caritas stessa potrebbe realizzare delle strutture qui, anche per la messa, visto che di chiesa in legno ne è stata fatta solo una a Tione, mentre nelle frazioni nulla.
Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?
Al commissario Gianni Chiodi vorrei dire di venire a visitare il comune e tutta la Valle Subequana per rendersi conto di come sono ridotti i comuni e prendere dei provvedimenti specifici.
Abbiamo gli stessi problemi degli altri comuni qui, ma di noi si parla troppo poco.
Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?
Molto dipende dall’attività degli amministratori e dalle risorse finanziarie disponibili. Se tutto andrà per il verso giusto, in 4-5 anni credo che l’80 per cento della popolazione potrà rientrare.
Sono ottimista, devo esserlo per dare forza ai miei concittadini.



