L’AQUILA – “Forti dell’esperienza vissuta con il sisma del 2009 siamo stati pronti fin dai primi minuti dopo la scossa. Alle 4 l’unità di crisi della Asl era già riunita”.

Il primario del pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila Luigi Valenti racconta le ore successive alla scossa che ha devastato il centro Italia, dalla parte di chi, con professionalità e lucidità, ha diretto il personale medico schierato per far fronte all’arrivo dei feriti dalle zone di Amatrice.

A soli venti minuti dalla terribile scossa, l’unità di crisi del San Salvatore era già riunita.

Oltre a Valenti, nella stanza del primario, il manager Rinaldo Tordera, il direttore sanitario di presidio, Giovanna Micolucci, il direttore di cardiologia, Sabrina Cicogna, e il direttore di emergenza urgenza, Tullio Pozone.

“Subito sono scattate le prime misure: liberare i posti letto e rinviare gli interventi programmati, inviare 10 ambulanze sul posto e far partire in anticipo l’elisoccorso”, racconta. Sono stati 117 i posti letto liberati negli ospedali del capoluogo, Avezzano e Sulmona, 60 dei quali solo all’Aquila. Fino a ieri il numero dei feriti arrivati al San Salvatore è stato di 52.

“È stato richiamato tutto il personale e abbiamo avuto contestualmente l’ausilio della diagnostica radiologica – prosegue – Abbiamo liberato il pronto soccorso dai casi meno gravi, rimandati al giorno seguente, e ci siamo occupati fino alle 11,30 dei primi 23 casi arrivati tutti insieme, che abbiamo gestito con una task force aumentata di medici e infermieri, molti dei quali rientrati dalle ferie. Dalle 11,30 in poi l’arrivo è stato poi scaglionato e gestibile”.

“La divisione dei ruoli è spesso fondamentale in questo lavoro, ma in casi limite come il sisma, è la gestione dell’imprevedibilità spesso a farla da padrone”, conclude.