PESCARA – È un viaggio nel “non cratere” quello che AbruzzoWeb ha fatto questa volta, andando a trovare un paese di 1.500 anime, nella provincia di Pescara. Si tratta di Civitaquana, che nonostante abbia avuto danni anche importanti dal sisma del 6 aprile 2009, non è stato ricompreso nei comuni più colpiti.
“Siamo circondati da tre comuni terremotati, a Nord c’è Civitella Casanova, Brittoli a Ovest e Cugnoli a Sud – spiega il sindaco, Angelo Ciarfella – Tutti e tre inseriti nel cratere e noi, pur avendo avuto i danni assimilabili se non superiori agli altri siamo stati esclusi, senza saperne il motivo”.
Per questo è stato fatto un ricorso al Tar, che è stato accolto, ma si è fermato al Consiglio di Stato, dove è stato impugnato.
“L’edificio più lesionato è il palazzo del Comune – racconta il sindaco – è un edificio di interesse storico, vincolato dalla Sovrintendenza, a cui abbiamo sottoposto il progetto di ristrutturazione e deve essere vagliato”.
Ma “per portare rispetto ai comuni che hanno avuto vittime e danni molto più seri, abbiamo deciso di non fare proteste eclatanti. Però non vorremo neanche essere dimenticati e trattati come figli di un terremoto minore”.
Civitaquana ha una storia legata al sisma sin da quando è sorto: basta guardare il nome dwl patrono, Sant’Emidio, protettore dai terremoti, il campanile della chiesa Duecentesca è stato lesionato proprio dalla scossa del 1700.
Il paese è salito all’onore della cronaca anche grazie alla miss italiana, Romina di Pierdomenico, “che viene spesso a trovare i suoi nonni”.
Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?
Fortunatamente non ci sono state vittime. Le case lesionate erano vuote, e le due famiglie che si trovavano negli appartamenti sopra al comune stanno bene. La prima non era presente, la seconda è riuscita a fuggire.
Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?
Sono in affitto in altre due abitazioni e prendono l’autonoma sistemazione.
Quali sono le condizioni degli edifici lesionati?
L’edificio comunale ha subito danni e crolli interni, a oggi non è stato fatto alcun intervento e neanche la messa in sicurezza, che noi rivendichiamo da anni poiché è molto pericoloso per le abitazioni circostanti. Abbiamo più volte sollecitato le autorità e la protezione civile, ma non facendo parte del “cratere” non è stato fatto niente. Anche l’archivio non si trova in buone condizioni, e non abbiamo spazi dove spostare tutto il materiale. Anche una chiesa privata è seriamente danneggiata. Appartiene alla famiglia Faricelli.
A che punto è il piano di ricostruzione nel suo Comune?
Il nostro ufficio tecnico ha ricevuto un centinaio di pratiche per lesioni. Un po’ di fondi dalla Regione sono stati elargiti.
A oggi, qual è il problema più urgente da affrontare?
La ristrutturazione dell’edificio del comune.
Cosa vorrebbe dire al ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, nuovo referente del governo per la ricostruzione?
Quello che è mancato molto è il supporto tecnico per gestire le pratiche, il lavoro grava tutto sugli uffici comunali che hanno competenze diverse.
Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?
Nel momento in cui sarà approvato il piano di ricostruzione e saranno elargiti i fondi, almeno 2 anni.



