L’AQUILA – “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, cantava Fabrizio De Andrè in una delle sue canzoni più famose, Via del Campo, e allo stesso modo, seppure l’associazione sia triste, dal sisma che ha distrutto L’Aquila e che ha provocato la morte di 309 persone, almeno una cosa buona è nata. Nulla in confronto alla tragedia, solo un piccolo fiorellino.

È la fede di Maurizio Michilli, che spiega ad AbruzzoWeb come dopo il terremoto abbia fatto un voto “per ringraziare Dio che a me e alla mia famiglia non sia successo niente”.

Ogni anno Maurizio parte alla volta del paese della moglie, Asiago (Vicenza) e insieme ad asiaghesi e altri fedeli, compie il suo voto: percorre la Grande Rogazione. Si tratta di 33 chilometri di cammino sull’altipiano asiaghese, accompagnati dal sole o bagnati dalla pioggia, per chiedere protezione divina dalle calamità naturali e un buon raccolto.

“Andrò ogni anno finché le gambe me lo permetteranno – spiega Maurizio – La prima volta sono partito a maggio 2009, a pochi giorni dal terremoto. L’11 maggio di quest’anno sono andato per la quinta volta e finché potrò non mancherò mai”.

La Grande Rogazione si svolge ogni anno a 40 giorni dalla Pasqua, cioè il giorno prima dell’Ascensione. All’inizio della processione c’è un uomo che porta a braccio uno stendardo, indossando il vestito tradizionale e percorrendo tutti e 33 i chilometri reggendo la croce senza sostegno.

“Si parte la mattina alle 6 – spiega Maurizio – la bandiera con la croce, uno stendardo rosso con croce bianca, cammina sempre davanti e nessuno deve mai superarla o girarle le spalle per tornare indietro; una volta partiti, anche in caso di pioggia, non ci si ferma. Chi non parte, come mia moglie, si alza lo stesso per salutare gli amici che non sono riusciti a incontrare prima e augurare buon viaggio a chi inizia il cammino. Intorno alle 9, dopo circa 8 chilometri, si arriva alla prima tappa, al Lazzaretto in una radura a Nord, dove, nel 1631, vennero portate circa 2.000 persone morte per la peste colpì Asiago”.

“Proprio in questa località viene officiata la Santa Messa e qui mangiamo. Poi, come vuole la tradizione, le donne distribuiscono uova colorate agli uomini, come segno per aver accettato il loro corteggiamento”, prosegue.

“Dopo il Lazzaretto il giro continua nei boschi e sui prati, sempre seguendo il corso del sole, per poi scendere verso Camporovere – continua ancora – Nel paese si sosta per pranzare e si riparte verso le 14.30. Questo è l’unico tratto dove si può anticipare la Croce e attenderla in un determinato punto”.

La parte più impegnativa del percorso è la salita al monte Katz, chiamato anche monte “B” per la sua conformazione. Questa tappa è molto difficile soprattutto per il dislivello del monte, pari a quasi 300 metri. Arrivati in cima, fra trincee della prima guerra mondiale, ci si ferma per una breve sosta per rinfrescarsi e poi, finalmente, per affrontare la discesa. Si prosegue, poi, per i boschetti di Gallio, dove avviene l’ultima sosta.

“Qui i ragazzi e gli uomini ricambiano il dono delle uova ricevute dalle ragazze e dalle donne con corone realizzate con ramoscelli di larice intrecciate con fiori raccolti nell’ultimo tratto”, spiega Maurizio.

Nell’ultima tappa si percorre tutto corso IV novembre per dirigersi verso il Duomo. Nel centro di Asiago, tutta la gente riempe i lati dei marciapiedi e applaude al passaggio della Rogazione. E con la solenne messa nel Duomo si chiude “il nostro pellegrinaggio”. Durante tutta la processione si intonano cori religiosi in lingua cimbra.