L’AQUILA – Il terremoto del 6 aprile 2009 ha messo in evidenza l’importanza della conoscenza della qualità muraria per la tenuta delle costruzioni e, in prospettiva, della ricostruzione.
Il Comune dell’Aquila ha commissionato per la giornata di oggi il convegno “Le murature e il rischio sismico: sperimentazioni a confronto. Proposte per L’Aquila”, per poter avere dati e riferimenti utili ad una proposta per il recupero del centro storico del capoluogo.
Nell’ambito dell’evento, nato in collaborazione con la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici d’Abruzzo, con la Camera di commercio della Provincia dell’Aquila e con l’Associazione per il recupero del costruito (Arco), è stato fatto il punto su alcuni progetti di ricerca realizzati da alcuni atenei italiani proprio sulle murature aquilane.
È emerso che sono state proprio le molteplici trasformazioni che gli edifici aquilani hanno subìto nel corso dei secoli, creando così nuove aperture e tamponamenti maggiormente precari di quelli precedenti, a indebolire la resistenza degli apparati murari.
La giornata di studi è stata presentata presso la sala convegni dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, dal direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici, Fabrizio Magani, dal presidente dell’Ance L’Aquila, Gianni Frattale, dal presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo e dalla presidente dell’Arco, Maria Grazia Filetici.
L’evento ha visto la presenza di numerosi studiosi provenienti da prestigiosi istituti universitari quali quello di Genova, Reggio Calabria, “Federico II” di Napoli, Perugia, Roma Tre, Iuav di Venezia, Politecnico di Milano, Padova, oltre a rappresentanti dell’Università dell’Aquila.
“È la prima tappa di un lungo percorso, abbiamo l’esigenza di ricostruire e L’Aquila può rappresentare una palestra di sperimentazione sul rischio sismico per tutta Italia”, ha dichiarato Paolo De Santis, presidente dell’Ordine degli ingegneri, intervenuto durante la presentazione.
Dal convegno, sono infatti emerse le indicazioni che i tecnici e i progettisti impegnati a vario titolo nella ricostruzione del capoluogo dovranno seguire per garantire la qualità delle murature e del modo migliore per rinforzarle.
“Per quanto riguarda il recupero dei tessuti murari – hanno spiegato gli esperti – si sono rivelate necessarie tecniche di rinforzo individuate proprio grazie alle conoscenze acquisite in quasi tre anni di ricerche basate sulla lettura del comportamento meccanico delle murature sotto l’effetto del terremoto dell’Aquila”.
Tra i temi al centro della giornata di studio, la sperimentazione su un edificio in piazza San Pietro in Coppito all’Aquila, in cui si sono riportati i risultati della campagna di prove sperimentali svolte su un edificio campione individuato in pieno centro storico all’Aquila.
“È emersa la fondamentale importanza di una corretta lettura dei parametri murari per individuare le vulnerabilità dell’elemento specifico da consolidare”, ha spiegato Roberta Fonti del dipartimento di Ingegneria strutturale dell’Università “Federico II” di Napoli.
“Prove in situ per la determinazione dei parametri meccanici”, è stata l’altra tematica affrontata, insieme a “Sperimentazione su tecniche di consolidamento per la qualità muraria”, in cui si è posto l’accento su quali possano essere “le ricadute dei risultati sperimentali sulle metodologie d’intervento da impiegare nel progetto di miglioramento sismico delle costruzioni aquilane”, ha affermato, invece, Gianmarco de Felice del dipartimento di Strutture dell’Università degli studi Roma Tre.
I tecnici si sono concentrati sull’identità strutturale degli edifici e “sulla necessità di offrire una continuità alla ‘storia statica’ degli edifici, da non stravolgere nella loro natura intrinseca”, come ha detto Stefano Gizzi dell’Arco. “Ma per ciò che concerne le problematiche connesse alla ricostruzione – ha aggiunto – risulta ancora prematuro in mancanza di uno studio unitario e approfondito preventivo, prendere una posizione netta a favore di riproposizione o di rifacimenti”.
Vive sono le preoccupazioni sulle problematiche legate all’esigenza di coniugare la salvaguardia degli aspetti storici e artistici all’adeguamento sismico ed energetico ma per il momento sembra che gli studiosi si concentrino “sull’istanza della sicurezza più che su quella della conservazione”, ha concluso De Felice.
PROGETTO SISMA-ABRUZZO
Nell’ambito del convegno è stato presentata un’esperienza avviata quest’anno: “Progetto Sisma-Abruzzo”.
La direzione regionale del Beni culturali e paesaggistici d’Abruzzo, avvalendosi dell’apporto scientifico di docenti delle Università di Chieti-Pescara, Perugia, Reggio Calabria, Padova e Genova sta portando avanti questo progetto che consiste nella valutazione della vulnerabilità e verifica sismica del patrimonio architettonico tutelato di proprietà demaniale, secondo quanto previsto dalle linee guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme tecniche per le costruzioni emanate di recente.
L’Abruzzo è la prima regione d’Italia a realizzare questa mappatura del rischio sugli edifici di interesse storico artistico.
“È uno studio molto importante – ha dichiarato il direttore Magani – perché ci permette di conoscere lo stato dei nostri monumenti per poter programmare interventi di prevenzione con una particolare attenzione al rischio sismico”.



