L’AQUILA – Sono pronti a riconsegnare le fasce tricolori al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, se il governo non metterà altri soldi sul fondo per l’emergenza del 2012 per L’Aquila e il cratere.

È questa una delle forme di protesta che i primi cittadini dei Comuni colpiti dal terremoto, riuniti in assemblea nella sede della Giunta regionale all’Aquila, intendono mettere in piedi dopo aver appreso dal ministero dell’Economia che per l’anno prossimo la disponibilità per l’assistenza alla popolazione, il personale co.co.co. e i benefici assistenziali è pari a 30 milioni di euro, a fronte di uno stanziamento di 260 milioni nel 2010 e 350 nel 2011.

Una somma di almeno 100 milioni inferiore alla richiesta presentata a Roma dal commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

Presenti all’incontro lo stesso Cialente, molti sindaci del cratere e l’assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante.

All’unanimità si è presa la decisione di inviare una lettera a Napolitano, al premier, Mario Monti, e a vari esponenti istituzionali per segnalare le “catastrofiche conseguenze che comporterà il documento con il quale il ministero dell’Economia ha rigettato completamente la proposta di ordinanza per la gestione dell’emergenza e della ricostruzione post sisma nel 2012”. 

Mescolati tra il pubblico anche rappresentanti del coordinamento dei precari dell’emergenza sisma che hanno consegnato ai sindaci un comunicato in cui si prefigura il rischio della “paralisi dell’intero processo di ricostruzione” se non si troverà la copertura finanziaria per il rinnovo dei contratti.

“Negli enti e nei comuni del ‘cratere’, infatti – sottolineano i precari – non vi sono le condizioni tecnico-organizzative e di organico sufficienti per poter rispondere adeguatamente alle richieste dei cittadini che, dopo aver vissuto il terremoto, vivranno il dramma di una macchina amministrativa completamente paralizzata”.

Nella mattinata anche il commissario Chiodi ha annunciato la volontà di dimettersi dal proprio ruolo se non ci saranno garanzie per la prosecuzione delle attività connesse all’emergenza e alla ricostruzione.

CIALENTE: ”CHIESTO DECRETO ‘A PERDERE”’

Nel corso del suo intervento Cialente ha detto che “è inaccettabile che qualche funzionario romano che non è mai stato all’Aquila o in uno dei centri maggiormente colpiti dal terremoto venga a insegnarci cosa ci serve e cosa no”.

“Sono riuscito a parlare con i vertici del ministero dell’Economia – ha aggiunto – ed è allo studio un provvedimento che dovrebbe consentirci di prendere una boccata d’ossigeno almeno fino all’inizio dell’estate”.

Il sindaco del capoluogo ha ribadito che lo strumento potrebbe essere un “decreto a perdere”, cioè una norma “ponte” in grado di garantire delle risorse immediatamente.

I SINDACI: “SENZA CO.CO.CO. CHIUDIAMO”

I primi cittadini del cratere hanno puntato l’accento sulla necessità di disporre da subito dei soldi necessari al rinnovo del contratto del personale assunto con contratto di collaborazione.

“L’alternativa è chiudere i municipi e bloccare la ricostruzione”, hanno detto all’unisono.

Anche se è stato sottolineato il fatto che “le spese vanno razionalizzate, per andare dal governo con una proposta seria e circostanziata”.

Grande preoccupazione, i sindaci, l’hanno espressa per il mancato rifinanziamento delle somme utili a compensare le mancate entrate e le maggiori spese derivanti dall’evento sismico e garantire il pareggio di bilancio.  

IL COMUNICATO DEI PRECARI

L’esiguità dei fondi stanziati per l’emergenza sisma Abruzzo nell’anno 2012 rischia di causare la paralisi dell’intero processo di ricostruzione.

Il coordinamento dei lavoratori precari impegnati nelle attività legate all’emergenza e alla ricostruzione a seguito del sisma del 6 aprile 2009, costituitosi in data odierna, ritiene indispensabile che si intervenga al fine di prevedere misure adeguate per fronteggiare una situazione drammatica che riguarda migliaia di cittadini che ancora necessitano di assistenza e che aspettano di poter rientrare nelle proprie case.

Il coordinamento formato da lavoratori impiegati per l’emergenza presso le sedi comunali, provinciali, regionali e commissariali, con scadenza dei contratti al 31 dicembre 2011, è seriamente preoccupato per quanto accadrà a partire dalle prossime ore e ritiene necessario informare la cittadinanza e le istituzioni tutte sulle conseguenze drammatiche che tutto il “cratere” subirà nel caso di un blocco totale delle attività portate avanti finora per la rinascita del nostro territorio.

Negli enti preposti e nei comuni del “cratere”, infatti, non vi sono le condizioni tecnico organizzative e di organico sufficienti per poter rispondere adeguatamente alle richieste dei cittadini che, dopo aver vissuto il terremoto, vivranno il dramma di una macchina amministrativa completamente paralizzata.

LA LETTERA DEI PRIMI CITTADINI

Al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, al sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri, Antonio Catricalà, al vice ministro dell’Economia Vittorio Grilli, al commissario delegato, Gianni Chiodi, al vice commissario delegato Antonio Cicchetti, al capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, al prefetto della provincia dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato, al coordinatore del gruppo di lavoro interministeriale ex art. 1 Opcm 3898/2010, Lorenzo Quinzi, al capo di gabinetto del ministro dell’Economia Vincenzo Fortunato, al consigliere giuridico della Protezione civile Giacomo Aiello.

Eccellentissimo signor presidente, pregiatissimi,
 
l’assemblea di tutti i sindaci del “cratere” del sisma del 6 aprile 2009, compreso il Comune dell’Aquila, si è riunita questo pomeriggio a Palazzo Silone, sede della Giunta regionale d’Abruzzo, per discutere sulle catastrofiche conseguenze che comporterà il documento con il quale il ministero dell’Economia ha rigettato completamente la proposta di ordinanza per la gestione dell’emergenza e della ricostruzione post sisma nel 2012.

Proposta elaborata dal dipartimento di Protezione civile, anche sulla scorta delle richieste del commissario Gianni Chiodi.

I sindaci hanno espresso profonda preoccupazione per il fatto che lo stanziamento dei fondi per l’anno futuro sia limitato a 30 milioni di euro, assolutamente insufficiente tanto per il disbrigo degli affari ordinari per la perdurante emergenza e per la ricostruzione, quanto per il rinnovo dei rapporti a termine con i lavoratori assunti o comunque contrattualizzati, con lo scopo proprio di rendere più efficaci le procedure connesse al dopo terremoto.

Circostanza, questa, estremamente grave per il Comune capoluogo d’Abruzzo e per le municipalità del cratere in generale, soprattutto quelle più piccole, sprovviste di uffici tecnici con un numero di dipendenti adeguato a smaltire tutte le pratiche concernenti l’emergenza e la ricostruzione.

Le amministrazioni in questione, rimanendo così le cose, dovranno inevitabilmente sospendere tutte le attività dall’inizio di gennaio, e cioè fra meno di 10 giorni, con delle ricadute gravissime sulla popolazione.

L’assemblea dei Sindaci ha sottolineato con stupore e rammarico il tono usato dal ministero dell’Economia, che, nel documento, ha lasciato quasi trasparire un giudizio di pressappochismo e superficialità nell’uso dei fondi da parte degli enti locali interessati.

Al contrario, questi, nel corso dell’anno che si sta concludendo, hanno più volte inviato al commissario delegato e, nel caso del Comune dell’Aquila, anche direttamente al Mef, dei rendiconti dettagliati e dei report precisi sulle attività del personale assunto per la gestione del post sisma e dei carichi di lavoro assegnati a questo scopo.

Non è certo colpa dei sindaci se, nel corso del 2011, nulla è cambiato e nessun passo avanti è stato compiuto per risolvere i problemi del post sisma.

L’assemblea ha preso atto della scarsa sensibilità istituzionale rispetto alla situazione drammatica che tuttora permane e agli enormi problemi che devono quotidianamente affrontare i sindaci, da tempo abbandonati a se stessi e costretti da soli a gestire una tragedia, ormai dimenticata.

La stessa assemblea dei sindaci chiede che, nel giro di poche ore, venga adottato un provvedimento governativo, che determini una prima, parziale, ma sufficiente copertura finanziaria per la gestione dell’emergenza.

Se ciò non dovesse accadere, i sindaci considereranno impossibile continuare a svolgere i compiti loro conferiti dal decreto Abruzzo, dalle ordinanze e dai decreti commissariali che allo stesso hanno fatto seguito.

Tale eventuale ostinazione a non concedere quanto richiesto, non potrà che essere interpretata dai sindaci interessati come una chiara mancanza di volontà a prestare la dovuta collaborazione istituzionale e pertanto agli stessi non resterà altra strada che rimettere il proprio mandato nelle mani del presidente della Repubblica il giorno 2 gennaio 2012, contemporaneamente alla chiusura di tutti gli uffici comunali addetti alla gestione dell’emergenza e della ricostruzione.

Infatti, se non cambierà nulla, dovremo tutti prendere tristemente atto che la gestione del dopo terremoto è fallita e che, con essa, è fallito l’intero sistema-Paese.

Nel contempo, l’assemblea chiede una riunione operativa immediata all’Aquila, alla presenza anche dei vertici del Mef per risolvere le criticità dell’Aquila e dei centri del cratere e perché vengano emessi tutti gli atti necessari a superare lo stallo dell’emergenza e della ricostruzione, che tanta sofferenza sta creando alle popolazioni che hanno dovuto subire il terribile sisma del 6 aprile 2009.

CHIODI A ROMA: ”PRONTO A DIMETTERMI”

Il commissario delegato per la ricostruzione e presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, è a Roma per fare pressioni sul governo Monti affinché accolga le richieste già formulate e riconosca tra le priorità quella dell’emergenza nei territori terremotati dell’Aquilano.

Se le sue istanze non otterranno riscontro, “metterà in atto forme di protesta eclatanti, non ultime le dimissioni da commissario governativo”.

“Pur comprendendo la gravità del momento, a livello nazionale e internazionale – si afferma in una nota – il commissario continuerà a battersi affinché il nuovo esecutivo tecnico ponga al centro dell’attenzione del Paese anche la questione Abruzzo, come già fatto dal precedente governo di Silvio Berlusconi”.

“È di fondamentale importanza – prosegue la nota – che il premier Monti assicuri impegni e risorse finanziarie sufficienti per fronteggiare tutte le problematiche, di carattere organizzativo, funzionale, materiale connesse all’emergenza e alla ricostruzione nel cratere sismico”.

Chiodi assicura che “si batterà fino in fondo per ottenere ciò che il territorio merita”. (pi.bi.)