L’AQUILA – La ricostruzione che non parte, le criticità di una città che punta a rinascere edificando anche nelle zone ritenute a rischio, contributi che non bastano, cittadini “prigionieri” delle new town dove mancano servizi alla popolazione e dove i collegamenti precari rispecchiano l’instabilità di un’intera comunità, casette e manufatti in legno realizzati dai cittadini e che da provvisori potrebbero diventare definitivi.
Sono gli ingredienti del servizio andato in onda ieri sera durante la trasmissione di Rai3 Presa diretta, con la prima parte dedicata interamente alla città dell’Aquila e alle questioni legate al post sisma.
La puntata si apre con un focus sul quartiere di Pettino, uno dei più danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009, attraversato da una faglia attiva, su cui si è costruito, si ricostruiranno le case lesionate e ne saranno edificate di nuove.
La puntata è stata guardata da migliaia di persone, tra cui anche il presidente della Regione e commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi, che sulla sua pagina Facebook ha commentato “Basta con la disinformazione”, dando vita a una lunghissima ‘discussione’ virtuale con i suoi contatti.
Una battuta a cui ha risposto questa mattina il conduttore, il giornalista Riccardo Iacona, che intervistato da Radio L’Aquila1 ha detto: “Non perda tempo nel fare polemiche, lo vada a dire agli aquilani ciò che dice su Facebook. L’Aquila è l’emblema della malapolitica in Italia. Io L’Aquila la conosco meglio di Chiodi”.
Il servizio si apre con un’intervista al geologo dell’Università dell’Aquila, Antonio Moretti, che senza mezzi termini spiega come, in caso di nuovo terremoto, le case situate nel quartiere di Pettino subiranno “uno scuotimento maggiore di due o tre volte” rispetto a quelle realizzate in altre zone della città.
Nel corso dell’intervista il geologo ha mostrato uno studio, realizzato in collaborazione con altri professionisti e tecnici, la “Micro zonazione sismica”, nella quale sono elencate, con diversi colori (dal blu al fucsia che demarca la zona di maggior pericolo), tutte le zone a rischio del territorio aquilano; la spiegazione avviene anche in maniera empirica, con un sopralluogo in montagna, da cui partono le faglie, per mostrare la friabilità del terreno, e di conseguenza l’instabilità, che si trova in alcune aree della città tra cui, appunto, quella di Pettino.
Nell’intervista rilasciata all’inviata di Presa diretta il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, parlando degli strumenti e delle delibere per la ricostruzione ha poi azzardato una dichiarazione, facilmente smentibile da una passeggiata nella periferia Ovest: “Non so cosa intende per stare sulla faglia. Da noi hanno ballato e sono cascate case che stavano lontane dalla faglia, quelle che stavano sulla faglia non sono crollate”.
Il sindaco si lancia poi in un dubbio amletico: “È da verificare se i tecnici stanno facendo quello per cui sono pagati, anche lautamente”.
I FONDI CHE NON CI SONO E LA DENUNCIA DEI PROFESSIONISTI
Ingegneri e architetti sono “i primi a denunciare che all’Aquila si sta ricostruendo senza le necessarie misure antisismiche” afferma la giornalista che intervista l’architetto Gianfranco Ruggeri e l’ingegnere Antonello Salvatori, che spiegano come anche nella ricostruzione leggera non siano stati osservati i parametri di sicurezza.
“Sono stati fatti solo degli interventi di rafforzamento locale”, “Per la prevenzione era conveniente spendere qualcosa in più oggi per ottenere un risparmio sociale nel futuro”, “Auspichiamo che L’Aquila diventi la capitale della sicurezza e diventi un esempio”, “Per come si stanno impostando le cose è un’occasione persa”, le frasi più dure rilasciate nel corso dell’intervista.
Più di 7.000 pratiche per la ricostruzione pesante in attesa, contributi che non ci sono per tutti e impasse nei cantieri. È questa poi la denuncia che viene fatta dal consigliere comunale dell’Idv, Angelo Mancini, e dal presidente dell’Ordine degli architetti Gian Lorenzo Conti.
“Il conto è presto fatto – spiega Mancini – in periferia ci sono circa 1.500 condomini, per una stima di 1,5 milioni in media a condominio. Sono 2,5 miliardi di euro. In cassa c’è un miliardo e 300 milioni”.
“Ogni settimana – aggiunge Conti – escono una ventina di contributi (concessi ai proprietari per la ricostruzione, ndr). Per cui considerando che ci sono 7.000 pratiche sospese ci vorranno almeno sei anni solo per sbloccare le pratiche”.
Discorso a parte per la ricostruzione sicura.
“All’Aquila – spiega il presidente degli architetti – che è la città più sismica d’Italia, invece di applicare la legge sismica nazionale che prevede il 100 per cento dell’adeguamento, qui si va in deroga, cioè è sufficiente il 60 per cento. Quindi mentre in qualsiasi parte d’Italia si applica la nuova normativa, qui all’Aquila non si può fare per una questione economica. Tutto ciò mette in crisi i professionisti: dal punto di vista della nostra coscienza noi siamo per la sostituzione edilizia, anche in diversi anni, purché si rientri in case sicure piuttosto che far rientrare la gente in soluzioni dubbie”.
“La sicurezza non dipende dalla situazione economia delle persone” aggiunge Conti.
Non va meglio per la ricostruzione dell’Università, dove i lavori per la ricostruzione del polo della facoltà di Ingegneria a Roio ancora non sono terminati, dove solo da un mese sono state messe a disposizione dei laboratori per le facoltà scientifiche e dove la facoltà di Lettere è ancora in un capannone industriale a Bazzano.
PUNTELLAMENTI, MESSA IN SICUREZZA E ANGOSCIA NELLE NEW TOWN
A tre anni dal terremoto gli unici cantieri che si vedono “sono quelli per i puntellamenti” afferma la giornalista che, oltre ad affermare che fino ad oggi sono stati spesi circa 200 milioni per le opere provvisorie per la messa in sicurezza, intervista una cittadina che afferma “la maggior parte dei puntellamenti sono fatti male” che ha aggiunto “gli appalti per la demolizione pare siano andati deserti”.
Rapido passaggio, inoltre, sulle new town del progetto C.a.s.e., dove i cittadini continuano a lamentare la mancanza di servizi e collegamenti, andando incontro ad una evidente sofferenza psicologica.
“Quartieri dormitorio, dove è aumentato del 30 per cento l’aumento di psicofarmaci. La malattia del dopo terremoto si chiama depressione”.
“Non c’è un bar, un punto di socializzazione c’è solo una tenda” spiega Anna Agamennoni del progetto C.a.s.e. di Bazzano che dice “quando torno dall’ora d’aria, torno rattristata e depressa. La mia vita è finita”.
CASETTE IN LEGNO
L’ultima parte della trasmissione è dedicata alla costruzione dei manufatti in legno provvisori realizzati dopo il sisma del 6 aprile 2009, con l’architetto aquilano Antonio Perrotti che ha parlato di “lottizzazione in zona agricola”.
Il rischio concreto che le casette e le villette in legno diventino definitivi viene preconizzato dal professionista e dalla giornalista che ha intervistato anche l’assessore comunale all’urbanistica Roberto Riga che rivelato come il rischio di demolizioni potrebbe scomparire di fronte “a una proroga” concessa dal Comune. (g.a.)



