L’AQUILA – “Le gare pubbliche? Tutte pilotate su richiesta dei politici”.
È l’affermazione di Francesco Maria Vito Piscicelli, l’imprenditore che rideva la notte del terremoto dell’Aquila, al microfono di Sandro Ruotolo durante la trasmissione Servizio pubblico, diretta da Michele Santoro.
Al giornalista Piscicelli ribadisce la sua versione dei fatti sulla “risata” famigerata: “il giorno dopo il terremoto, mentre ero in giro per lavoro, ricevo una telefonata di mio cognato, che non c’entra niente con l’edilizia, che mi dice ‘datti da fare… fai questo… fai quello…’, per me era un po’ imbarazzante, perché sono lavori che in genere non faccio”.
“Alla fine della telefonata – spiega Piscicelli – gli dico la frase ‘io ridevo in mezzo al letto’ ma mi riferivo al fatto che io abito in un superattico e ho sentito benissimo il sisma”.
Poi Piscicelli passa a spiegare il sistema “gelatinoso” degli appalti pubblici, in particolare quelli per i mondiali di nuoto di Roma: “non c’è una gara d’appalto pubblica che venga gestita dalla squadra dell’unità di missione in capo all’ingegner Balducci (Angelo, indagato con Piscicelli nell’ambito di un’inchiesta della procura di Roma sugli appalti del G8 della Maddalena, ndr) che sia regolare, sono tutte gare completamente pilotate su richiesta dei politici”.
Una di queste è quella che lui sostiene di aver vinto per caso: “ci sono cinque gare truccate, ma io riesco a vincerne una perché li ho fottuti, accollandomi 700 mila euro di costi di progettazione e facendo il 16,5 per cento di ribasso”.
Nonostante ciò, prosegue “dopo qualche giorno vengo convocato da un funzionario, di cui non faccio il nome, il quale con molto garbo mi dice ‘sai, Francesco, per far andar bene le cose mi devi fare una cortesia, mi devi versare 50 mila euro in una settimana perché sennò possiamo avere dei problemi, sai dobbiamo accontentare un po’ di persone'”.
Piscicelli racconta anche che “qualche giorno prima di Natale vengo chiamato da un braccio destro di Balducci che mi dice che devo portare 150 mila euro per accontentare politici di sinistra, di destra e di centro”.
“Quando arrivo – prosegue – mi viene chiesto di versare la mia busta su un tavolo lungo quasi due metri e mezzo pieno di soldi”.
“La mia era una delle quote più piccole – conclude – a vedere quella mole di denaro mi sono sentito un poveraccio…”. (pi.bi.)



