L’AQUILA – Terremoto e Mafia. Due universi a confronto, ma anche due universi che rischiano di fondersi l’un l’altro.

A Casa Onna, luogo di respiro tra le pietre sfasciate della piccola frazione a ridosso dell’Aquila, con i suoi 40 martiri e un futuro ormai preda della memoria, il giornalista Giustino Parisse, che a Onna la notte del 6 aprile 2009 ha perso i suoi due figli, ha presentato il libro L’Aquila tradita, all’interno dell’iniziativa ‘Verità e Giustizia’ organizzata dalla Onna Onlus, dalla Pro loco di Onna e dalla Fondazione Sei Aprile per la vita.

A parlare degli universi di cui sopra, oltre a Parisse, i professori Walter Cavalieri e Alessandro Clementi, Matilde Montinaro, sorella di Antonio, l’agente a capo della scorta di Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci del 23 maggio del ’92, Chiara Capri, una delle fondatrici dell’associazione ‘Addio Pizzo’ e autrice del libro ‘Libero- L’imprenditore che non si piegò al pizzo’ sull’imprenditore siciliano Libero Grassi, ucciso dalla mafia, il presidente della Onna Onlus Franco Papola, il presidente della Pro loco di Onna Vincenzo Angelone e il presidente della fondazione ‘Sei aprile per la vita’ Massimo Cinque, rimasto senza i suoi due figli e la moglie dopo la tragedia.

“Il mio compito, come quello mio compagno di sventura Massimo Cinque, lo stesso compito delle nostre fondazioni – ha spiegato Parisse, il cui libro è una raccolta di suoi articoli dalla fine del 2010 al 2012 – è far sì che innanzitutto vengano fuori la verità e la giustizia. Va chiarito in tutti i suoi aspetti quanto accaduto il 6 aprile, perché ci sono tante responsabilità umane nel terremoto dell’Aquila. E poi, dobbiamo fare tutto il possibile affinché non si ripetano più certe cose”.

Un lungo incontro per discutere dell’universo aquilano imploso con il terremoto, aggredito dalle infiltrazioni mafiose e, secondo Cavaliieri, in appoggio a quanto affermato da  Cinque, “rimasto attaccato alla cultura di Sant’Agnese, del pettegolezzo e nient’altro”.

“Noi non ci aspettiamo niente dai processi legati al terremoto – ha affermato Cinque nel suo intervento – ma ci sentiamo in diritto di sapere come sono andate le cose. Il titolo del libro di Giustino è chiarissimo, L’Aquila è stata tradita. Ci prendono per pazzi, ci ripetono sempre la stessa musica, che il terremoto non si può prevedere e altre frasi di questo tipo. Anche un bambino capisce che il terremoto non si può prevedere, ma si può e si deve agire in modo diverso. Tante, troppe sono le responsabilità personali, ma tutti si scaricano la coscienza. Questa, d’altra parte, è la città di Sant’Agnese e del chiacchiericcio”.

“Dobbiamo chiederci se la popolazione aquilana – ha detto Cavalieri – è in grado di capire, come accade in un sistema immunitario sano, se può isolare, fronteggiare e sconfiggere i rischi delle infiltrazioni mafiose. Il dotto Cinque ha ragione, all’Aquila il problema è culturale, prima ancora dell’efficienza istituzionale e quant’altro. Prima di ricostruire, inoltre, bisogna capire qual è l’idea di città, ma in questo sono mancati gli intellettuali, i tecnici, gli ingegneri, i quali, anziché prospettare un’idea di città, si sono dedicati ad attività professionali molto diffuse in questo periodo. Il dibattito, anche da parte delle istituzioni, è stato molto scadente”.

“Si sta assistendo – ha aggiunto Cavalieri – alla vittoria degli interessi privati sul pubblico. Succede nei momenti di confusione, nel caos, qualcuno fa del terremoto un affare a spese dello Stato. Se poi calassero dal cielo 13 miliardi di euro, come dice il professor Clementi, non sapremmo cosa farcene. Così, sarà soltanto caos e speculazione privata in una città priva di logica da cui i nostri giovani scapperanno via”.

Molto sentiti anche gli interventi della Montinaro e della Capri.

La prima, presidente dell’associazione ‘Nomeni’ che si occupa di iniziative in memoria delle vittme della Mafia, ha parlato a lungo della sua esperienza di vita iniziata da quel maledetto 23 maggio 1992.

Antonio, suo fratello, morì sulla Fiat Croma che precedeva l’auto su cui viaggiava Falcone, insieme agli agenti Vito Schifani e Rocco Dicillo.

“Mi sento piccola piccola qui all’Aquila, davanti a voi – le prime parole della Montinaro – mi stringe il cuore vedere tutto questo. L’informazione non ci mostra tutto quello che oggi c’è all’Aquila. Sentire la storia di ogni famiglia, di ogni casa crollata, fa male al cuore”.

“Antonio non aveva neanche 30 anni quando morì – un passo dell’intervento della Montinaro – io ero appena quindicenne. Mio fratello non è un eroe, era un ragazzo che aveva deciso di dedicare la sua vita a una causa che riteneva giusta. Un ragazzo che aveva paura e che comunque sapeva a cosa andava incontro. Straordinario per questo, perché umano come tutti noi. Solo che lui ha scelto di difendere una persona di cui si fidava, una persona con dei veri valori. Ricordo le parole di mio padre, che diceva che per essere brave persone bastava rispettare la Costituzione e il Vangelo. E penso spesso a mia madre, sopravvissuta alla morte di un figlio, andata via l’anno scorso in silenzio, senza sapere niente sulla morte di Antonio, cui ha dedicato le sue preghiere fino al giorno della sua morte”.

Da segnalare la bellissima iniziativa firmata da Parisse. Il prossimo 10 maggio sul terreno della nuova abitazione di Onna del giornalista in via delle Massale verranno interrate 40 piante acquistate grazie ai ricavi della vendita del suo libro. Il ‘Frutteto del Rircordo’, questo il nome scelto,  verrà dedicato ai martiri di Onna nel giorno in cui Mariapaola, la figlia di Parisse morta il 6 aprile del 2009 nella piccola frazione insieme al fratello Domenico, avrebbe compiuto 19 anni.

 

Roberto Santilli