CHIETI – Partirà appena dopo il ferragosto lo spostamento di alcuni reparti dell’ospedale di Chieti a seguito dell’indagine della Procura della Repubblica che ha rimesso una relazione tecnica in cui si parla di rischio sismico per due dei corpi del nosocomio, C ed F.
Si tratta di una relazione non definitiva, a cui la direzione della Asl ha intenzione di ribattere con precise controdeduzioni, nel frattempo, però, si è deciso di alleggerire il carico del corpo C, trasferendo subito alcuni reparti.
Il corpo F non verrà toccato solo perché ci sono stati lavori di consolidamento a un pilone che si sono conclusi pochi mesi fa. Dunque è l’ala C dell’ospedale quella più a rischio e sulla quale, conferma il direttore sanitario Asl Amedeo Budassi, si è deciso di intervenire in maniera prioritaria.
I reparti che verranno spostati sono quelli della Clinica chirurgica, della Semeiotica medica e di Ortopedia. Dall’ala C verranno trasferiti in quella B, l’unica che attualmente aveva spazi a disposizione.
“In questo modo – fa sapere Budassi – quasi metà del carico dell’intera ala, fra pazienti e personale ospedaliero, viene alleggerito”.
Entro settembre dovrebbe arrivare il giudizio definito della Procura, previa acquisizione delle controdeduzioni della Asl. Se, anche in quel caso, il giudizio dovesse restare lo stesso, la direzione aziendale sta pensando di trasferire i reparti rimasti nel corpo C sempre nel corpo B, da dove, però, dovrebbero venir spostati i reparti i Cardiochirugia e di Terapia intensiva che dovrebbero trovare spazio nella nuova palazzina destinata al polo cardiochirurgico.
Angelo De Cesare, titolare dell’impresa di costruzione che ha realizzato il nuovo corpo di fabbrica dell’ospedale, ha assicurato di poter riconsegnare le opere proprio a settembre. Bisogna considerare, però, che la fase dei collaudi potrebbe durare anche altri sei mesi.
“Ho chiesto agli uffici competenti – ha detto a riguardo Budassi – di accelerare al massimo la fase dei collaudi per poter spostare, nel caso ce ne fosse bisogno, il più celermente possibile sia Cardiochirurgia che Terapia intensiva, in modo da liberare altro spazio nel corso B”.
L’ipotesi, invece, di spostare alcuni dei reparti del corpo C all’ospedale di Guardiagrele (Chieti), rimasto semivuoto dopo il taglio dei reparti, non sembra praticabile. La direzione aziendale ha comunque intenzione di trasferire al SS. Immacolata di Guardiagrele le cartelle cliniche che si trovano nel corpo C.
FEBBO: ”L’AVEVO DENUNCIATO ANNI FA”
“La lunga e travagliata storia del SS. Annunziata di Chieti è arrivata a uno snodo cruciale che purtroppo conferma quanto il sottoscritto aveva denunciato all’epoca dell’inaugurazione e come l’ospedale di Chieti sia il risultato di una pessima gestione della cosa pubblica”.
Così l’assessore regionale Mauro Febbo, in merito al provvedimento d’urgenza preso da Regione e Asl per svuotare due ali dell’ospedale di Chieti a seguito del parere del tecnico del Tribunale di verificare le condizioni di staticità della struttura e in attesa della perizia definitiva “Già nel 1999, quando ero presidente della Provincia di Chieti – ricorda Febbo – avevo più volte segnalato le incongruenze e stranezze che avevano caratterizzato la costruzione del nosocomio teatino a cominciare da un progetto concepito oltre vent’anni prima dell’inaugurazione, alla ditte che si sono succedute nei lavori e ai finanziamenti che piovevano come manna dal cielo”.
“Troppe cose sono state sottovalutate ma del resto sono fermamente convinto che l’Ospedale di Chieti, che pur rappresenta un importante punto di riferimento per l’intera provincia, sia il frutto di un modo di gestire la cosa pubblica tipico della prima Repubblica che oggi qualcuno osanna e spesso rimpiange. Spiace constatare ora, attraverso un’inchiesta della Procura, che quella struttura cosi’ imponente presenti delle carenze strutturali dovute alle modalita’ di costruzione e soprattutto a materiali scadenti. Ancora una volta a distanza di anni – rileva Febbo – ci troviamo di fronte ad un altro flop di quella politica e di quella filosofia di amministrare anche la sanita’ che ha prodotto risultati estremamente deludenti a fronte di un ingente utilizzo di soldi pubblici”.
“Il SS. Annunziata – prosegue l’assessore – la cui costruzione era iniziata nel dicembre del 1972, ultimato 27 anni dopo la posa della prima pietra, è costato ben 236 miliardi delle vecchie lire e ha usufruito, si fa per dire, di sostanziosi finanziamenti a ‘pioggia’. Ci sarebbero voluti sei anni per ultimarlo ma proprio a causa di questa gestione impropria dei fondi pubblici e di un colpevole lassismo i tempi sono diventati biblici. Oggi, a distanza di 13 anni dal taglio del nastro celebrato in pompa magna alla presenza anche dei rappresentanti locali e nazionali del centrosinistra (l’allora ministro della Sanità Rosy Bindi), ci troviamo di fronte a una situazione che, come ha affermato il manager Zavattaro, apre scenari inquietanti”.
“All’inaugurazione in pompa magna dell’ottobre 1999 c’erano anche l’allora assessore regionale Vincenzo Del Colle, il manager della Asl teatina avvocato Mauro D’Eramo, il direttore sanitario Rocco Salini, Antonio Falconio, Umberto Aimola e naturalmente Remo Gaspari che era ministro della Sanità al momento dell’inizio dei faraonici lavori”. “
“La Regione e la Asl – informa Febbo – sono già al lavoro per trovare una soluzione per quella che è una vera e propria emergenza ma resta l’amaro in bocca perché a fronte di un impressionante impegno di fondi pubblici, scopriamo di avere un’opera costruita male e che nonostante ciò abbia superato anche i collaudi. All’epoca avevo cercato di mettere in evidenza gli aspetti poco chiari di questa storia e per questo avevo deciso di non prendere parte alla cerimonia di inaugurazione, oggi vedo confermate le mie tesi anche se questo sinceramente non mi conforta”.
“Ci sono voluti 13 anni perché le mie critiche trovassero conferma – conclude Febbo – e spero che non ce ne vogliano altrettanti per darmi ragione anche sugli scandali prodotti dal centrosinistra come Eurobasket 2007 e Giochi 2009/Villaggio del Mediterraneo”.






