ARQUATA DEL TRONTO – I carabinieri hanno arrestato uno sfollato di Pescara del Tronto, Enzo Rendina, con l’accusa di interruzione di pubblico servizio per non aver ottemperato all’ordine dei sindaco di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) di evacuare il territorio comunale a seguito del terremoto del 30 ottobre scorso.
Il 28 dicembre il sindaco Aleandro Petrucci gli aveva fatto notificare una diffida ad andarsene, ma Rendina era rimasto lì, prima sotto una tenda della protezione civile e poi in una dei vigili del fuoco.
L’uomo, legatissimo al territorio, si era prodigato a salvare le persone dopo le scosse del 24 agosto che causarono morte e distruzione.
Non aveva mai voluto lasciare la sua terra.
La notizia è stata anticipata oggi dal Resto del Carlino.
Questa mattina Rendina è comparso davanti al giudice del tribunale di Ascoli Piceno Marco Bartoli per il processo per direttissima. Interruzione di pubblico servizio l’accusa della quale deve rispondere. Al termine dell’udienza il giudice ha convalidato l’arresto e rinviato al prossimo 20 marzo. Il 58enne è stato quindi rimesso in libertà.
“È un arresto assurdo, di un uomo che ha la sola colpa di essere innamorato della propria terra e che lì vuole vivere”, il commento del suo legale, l’avv. Francesco Ciabattoni, che ora ha il problema di trovare una sistemazione per Rendina per evitare che decida di tornare di nuovo nel comune di Arquata al quale, per ordine del giudice Bartoli, ha assoluto divieto di avvicinarsi.
Rendina è accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale per fatti riferiti al 30 gennaio scorso, quando i carabinieri lo hanno ripetutamente avvicinato nella tensostruttura riservata ai vigili del fuoco cercando di convincerlo a trasferirsi nell’albergo messogli a disposizione dal Comune.
All’ennesimo rifiuto i militari hanno cercato di portarlo via fisicamente e l’uomo avrebbe reagito cercando di divincolarsi, finché i carabinieri non sono riusciti a immobilizzarlo e a portarlo via per arrestarlo e trasferirlo nel carcere di Marino del Tronto.
Rendina, lo scorso settembre, era stato esortato ad andarsene anche dal commissario della ricostruzione Vasco Errani: “Non rischi la vita, vada via da qui”. “Io la vita l’ho rischiato quella notte, non certo oggi”, gli aveva risposto l’uomo.





