L’AQUILA – “Due anni fa ci davano per spacciati. E invece siamo ancora qui e L’Aquila è ancora una città universitaria come lo era prima”.

Nonostante i tanti problemi che bisogna ancora risolvere, il bilancio tracciato a due anni dalla tragedia dal rettore, Ferdinando di Orio, è positivo.

“Dopo soli sei mesi dal terremoto – afferma di Orio – esattamente nell’ottobre del 2009, abbiamo rimesso in funzione tutte le facoltà. I nostri studenti sono rimasti qui, i dati sulle iscrizioni sono positivi, questo perché i giovani ci hanno dato fiducia”.

I problemi da risolvere sono comunque molti. “Innanzitutto i servizi – spiega – Le mense hanno riaperto da poco, ma mancano i posti letto. La caserma Campomizzi è l’unica struttura che li ospita, ma ha 300 posti, a fronte di 7.200 studenti a tutt’oggi pendolari”.

Un altro grande problema riguarda le sedi delle facoltà, molte ancora dislocate in sedi provvisorie: Lettere e filosofia è in un capannone nella zona industriale di Bazzano, Ingegneria in un altro fabbricato a Pile, anche se per di Orio “il problema più grande riguarda la ricerca. I lavori ai poli di Ingeneria a Roio e di Scienze a Coppito 2 non sono ancora partiti. Con i 5 milioni di euro che il ministero delle Infrastrutture ci ha dato daremo priorità a questi due centri”.

E gli altri soldi? “Dei 70 milioni stanziati dal ministero della Pubblica Istruzione e della ricerca per la ricostruzione dell’università ancora non vediamo nulla”, sospira.

Così come non si sa più nulla della promessa fatta dal ministro Maria Stella Gelmini per una nuova Casa dello studente.

“Il ministro aveva detto – conclude il rettore – che avrebbe destinato 16 milioni di euro per una nuova residenza universitaria. Bene, vorremmo sapere che fine ha fatto questa idea. Una nuova Casa dello studente sarebbe davvero un segno importante per la nostra città”.