L’AQUILA – Uno sfogo accorato, un urlo di dolore e di speranza.
E’ quello di una lettrice, Paola Stagni, che in una lettera accorata chiede certezze sul suo futuro, di poter tornare nella sua casa situata alle porte del centro storico, di non essere bloccata dalla burocrazia, di poter tornare a vivere serenamente a tre anni e mezzo dal sisma.
IL TESTO DELLA LETTERA
Anche io come tante altre, quella notte, ho perduto la mia casa, la mia chiesa, le mie strade, i miei punti di aggregazione, i miei riferimenti, ma non la grinta per sperare ancora e credere in un futuro, anche se molto lontano.
Sono trascorsi più di tre anni; il tempo si è fermato per la ricostruzione della nostra città, ma la vita, il lavoro, per chi ha avuto la fortuna di mantenerlo, vanno avanti, le abitudine vanno avanti .
Il procedere o forse meglio il non procedere delle cose non ci concede risposte concrete, nè speranze, tutto è ancora lì, fermo, in un groviglio di norme , leggi e regolamenti.
Ciò nonostante ognuno di noi ha cercato di ricominciare, come ha potuto, chi lontano dalla propria casa, chi in un altro quartiere, chi lontano dal centro o, chi come me, vicino la mia casa, vicino al mio quartiere, vicino al centro . Sono aquilana, sono fiera di esserlo, non ho mai pensato di allontanarmi dalla mia città.
Come tutti ho un unico desiderio: riavere la mia casa.
Via Santa Croce. Piccolissimo quartiere a ridosso delle mura storiche di via Roma. Zona rossa. Ancora presidiata dai militari. Divieto di accesso.
Il Comune ha stabilito la riqualificazione dell’ intera zona, che era stata definita “area a breve” .
Che beffa!!!!!!!!!!!!!!! altro che area a breve
Sara’ tutto demolito e ricostruito, presentando un piano unico di intervento. i tecnici che ci lavorano sono tanti, troppi e il progetto non è stato ancora consegnato. esiste una bozza , una fantasiosa mega bozza di un progetto ultra moderno, irrealizzabile per costi, difficoltà, lungaggini burocratiche, o forse realizzabile per i proprietari delle tante seconde case, presenti nel quartiere, che hanno tutto il tempo a disposizione per aspettare le decisioni degli altri. e sperare di riavere un appartamento migliorato, da poter riaffittare, nuovamente un domani.
Forse gli eredi di questi proprietari si ritroveranno davvero un patrimonio rivalutato, ma questa non e’ la speranza di chi come me e la mia famiglia, in quella casa aveva stabilito la propria dimora principale ed unica.
E …. la beffa continua…
L’appartamento non puo’ neanche essere ceduto a Fintecna, sperando di ottenere il contributo per l’acquisto di abitazione sostitutiva, perché non esiste l’ordinanza di demolizione.
Eppure, durante una delle tantissime riunioni plenarie e’ stato ribadito dai vari tecnici del servizio ripianificazione del comune che il quartiere di santa croce ha una elevata densità di abitanti (56 appartamenti in un’area decisamente ridotta), pertanto chi volesse optare per la scelta di un nuovo appartamento in altra zona……….ma non è così.
E… l’ordinanza di demolizione il nostro sindaco, naturalmente interpellato e supplicato , non puo’ emetterla; lui firma solo, ciò che viene stabilito e deliberato dal settore emergenza e ricostruzione del comune di l’aquila – dirigente ingegener Vittorio Fabrizi.
E… l’ingegnere Fabrizi, interpellato mi ha spiegato che quel quartiere, per ora, non rappresenta un pericolo esterno e, per ora, non si demolisce nulla e non si emettono ordinanze di demolizione, per ora….
E…quando allora; anche volendo andarmene, seguendo il loro consiglio, non me lo consentono. Ho 56 anni e mi piacerebbe invecchiare in una casa di mia proprietà.
Chiedo troppo?



