L’AQUILA – Sono ancora contro ignoti le indagini della procura dell’Aquila relative al filone di inchiesta sulla fornitura degli isolatori sismici nelle palazzine del progetto C.a.s.e., operazione gestita dalla Protezione Civile nazionale.

Lo afferma l’agenzia Ansa dopo averlo appreso da fonti interne che smentiscono quanto uscito oggi sul quotidiano Repubblica, che fa come presunti indagati i nomi di Gian Michele Calvi, direttore della fondazione Eucentre e “papà” degli alloggi antisismici, e di Mauro Dolce, direttore dell’ufficio Rischio sismico del dipartimento di Protezione civile e ordinario di Tecnica delle costruzioni presso l’Università Federico II di Napoli.

Entro la fine del mese la procura potrebbe chiudere le indagini. Solo dopo la conclusione della prima fase i Pm potrebbero passare alla fase contro noti e iscrivere i presunti responsabili sul registro degli indagati.

Intanto, è emerso che alla ipotesi di reato di reato di frode delle pubbliche forniture si potrebbe aggiungere quello di turbativa d’asta.

Le indagini condotte dalla polizia giudiziaria della procura dell’Aquila sono state caratterizzate da numerosi sequestri di documenti; avrebbero portato alla luce anche difficoltà di collaudo degli isolatori per l’installazione dei quali è stata usata una tecnologia specifica.

Il valore della gara è di 13 milioni di euro: ad aggiudicarsi la fornitura le due ditte Alga e Fip.

COSA HA SCRITTO REPUBBLICA: LA PROCURA INDAGA DUE PERSONE

L’AQUILA – La procura dell’Aquila indaga due esponenti di spicco della Protezione civile nazionale per frode nelle pubbliche forniture, in particolare nella realizzazione degli isolatori sismici delle palazzine del progetto C.a.s.e..

I pilastri sfrutterebbero una tecnologia innovativa, ma non ancora sperimentata: per la procura, L’Aquila è stata usata come una “cavia”.

Lo rende noto il quotidiano Repubblica, precisando che gli indagati sono Gian Michele Calvi, direttore della fondazione Eucentre e “papà” degli alloggi antisismici, e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio Rischio sismico del dipartimento di Protezione civile e ordinnario di Tecnica delle costruzioni presso l’Università Federico II di Napoli.

Entrambi sono già indagati sempre dalla procura aquilana nell’ambito del filone sulla commissione Grandi rischi, di cui sono componenti, nella maxi inchiesta sui crolli del 6 aprile 2009.

Da quanto si è appreso, nei faldoni riempiti dai finanzieri del Gico (Gruppo di investigazioni sulla criminalità organizzata) ci sono decine di documenti sequestrati sia presso il dipartimento delle Opere pubbliche del ministero delle Infrastrutture, sia presso la sede della Protezione civile, sia in alcune aziende coinvolte nella vicenda.

Ad aver sbloccato le indagini c’è però soprattutto una lettera del luglio 2009 inviata alla presidenza del Consiglio dalla Tis Spa, una società che ha partecipato alla gara d’appalto per gli isolatori sismici.

L’accusa rivolta ai padroni del vapore del progetto C.a.s.e. è quella di aver scelto una tecnologia di isolatori antisismici fornita in Italia solo da due società, Alga e Fip, che si sono poi aggiudicate l’appalto da 13 milioni di euro.

“Il prezzo di gara – si legge nella lettera – è stato orientato in modo da condizionare la fornitura solo sulla scelta del friction pendulum e ci riesce veramente difficile credere che ciò sia stato fatto senza cognizione di causa. Ciò sta a palesare una precisa volontà a forzare una tecnologia ‘nuova’ per imporla sul mercato come unica soluzione possibile. Ci sembra dunque davvero avventato affidare l’intera iniziativa per L’Aquila a una tecnologia che ha evidenti limiti”.

“L’isolamento in gomma – aggiunge infatti la Tis – ha una validità consolidata e testata negli anni, l’isolamento con il friction pendulum è invece di recentissima acquisizione, ha una pressoché nulla sperimentazione”.

Si tratta di una “tecnologia non sperimentata” che secondo l’azienda non farebbe “l’interesse della collettività”.