L’AQUILA – C’è chi le ha ribattezzate “Pagine Nere”, chi le ha prese come emblema di un intero sistema che non funziona.
Ha suscitato accese reazioni la notizia lanciata da AbruzzoWeb sui clamorosi errori contenuti nei nuovi elenchi telefonici, in cui vengono riportati indirizzi di palazzi inesistenti, crollati con il terremoto del 6 aprile 2009, insieme anche a numerosissimi nomi di persone scomparse quella notte.
Come sempre più spesso accade è la rete Internet, e soprattutto Facebook, a veicolare opinioni e considerazioni virtuali.
Tra i commenti apparsi sul famoso social network, c’è anche quello del professor Marco Valenti, docente di Epidemiologia all’Università dell’Aquila, che scrive: “È una notizia minore, ma dà la misura di quanta sciatteria e cieca applicazione burocratica sono capaci i fornitori di servizi nel nostro Paese, e di quanto il nostro terremoto sia stato dimenticato”.
E poi rinomina gli elenchi come “Pagine Nere”, un appellativo quasi tragicomico riferito al fatto che negli elenchi vengono riportate ormai cose e persone che purtroppo non ci sono più.
Se è vero che l’aggiornamento dei dati spetterebbe agli intestatari delle utenze, in molti hanno osservato che in un caso clamoroso come quello dell’Aquila si doveva prestare più attenzione.
Intanto continuano a spuntare fuori dagli elenchi nuovi errori.
L’ufficio centrale delle Poste Italiane è ancora indicato a piazza Duomo e gli uffici del Tribunale figurano ancora in via XX settembre, mentre nella realtà sono stati traferiti nella zona industriale di Bazzano.




