L’AQUILA – Durissimo attacco sferrato via lettera al rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, da Paolo Colonna, il padre di Antonio Colonna, uno degli studenti uccisi dal terremoto di due anni fa.

Colonna e i suoi familiari si sono affidati alle parole per chiarire il proprio pensiero su quanto accaduto la notte del 6 aprile 2009, su ciò che non è stato fatto, su una tragedia che, viene continuamente ripetuto, poteva, doveva essere evitata.

Dalle righe della missiva pubblicata sul quotidiano Il Centro emerge tutto il dolore e la frustrazione di chi ha assistito con impotenza alla morte dei propri cari e che oggi, nel giorno della memoria, non ha ancora a disposizione una via certa per poter ottenere giustizia.

“La mia famiglia sperava che lei avesse avuto il tempo per riflettere su ciò che poteva fare e non ha fatto – scrive la famiglia Colonna – per evitare la strage di tanti studenti e che in questa dolorosa ricorrenza avesse mantenuto, soprattuttto, un doveroso silenzio”.

“Invece lei – proseguono i familiari del giovane studente – è tornato a farsi presente nelle nostre vite facendoci avere l’invito alla commemorazione del 6 aprile, come se lei fosse estraneo alle sue responsabilità di rettore per tutto quello che è accaduto”.

La famiglia Colonna non nutre alcun dubbio sui veri colpevoli di quella definita da tutti come una vera e propria strage.

“Non è stato il terremoto a uccidere i nostri figli – scrivono – bensì le omissioni, le rassicurazioni, la negligenza, la mancanza di informazioni e di prevenzione da parte della stessa università e delle altre istituzioni”.

A far indignare la famiglia di Antonio è, fra le altre cose, la mancata comunicazione circa la situazione sismica che precedette il 6 aprile, un motivo ricorrente per tutti i familiari delle 309 persone che quella maledetta notte furono sepolte dalle macerie.

“Lei aveva il dovere di adottare tutte quelle misure idonne a proteggere e sa salvaguardare quelle giovani vite e, se fosse stato necessario, avrebbe dovuto sospendere l’attività. Era stato messo al corrente dai geologi dell’ateneo della pericolosità sismica del territorio e quelle informazioni si è ben guardato di comunicarle agli studenti”.

“Ecco perché – è il pensiero dei Colonna – lei, dopo il tragico evento, avrebbe dovuto lasciare l’incarico”.

Quindi, l’amara conclusione. “Non accettiamo iniziative che hanno il sapore della beffa. Le cerimonie, le commemorazioni, i ricordi che diventano ricorrenze a uso e consumo della pletora delle istituzioni non ci appartengono. Il dolore è solo nostro”.