L’AQUILA – Importante convegno a Chieti sulla prevenzione dei eventi sismici e idrogeologici promosso dall’Ordine dei geologi d’Abruzzo.

Sarà invitato per l’occasione il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, già ex prefetto dell’Aquila e vice commissario vicario dell’Emergenza Abruzzo.

A distanza di quasi 4 anni dal terremoto del 6 aprile 2009, è il presidente dell’Ordine Nicola Tullo che si fa portavoce di un necessario tavolo di discussione e riflessione sul tema della prevenzione.

Dalle sue dichiarazioni ad AbruzzoWeb, emerge con chiarezza l’intento di favorire maggiore chiarezza sulle problematiche dei rischi sismici e insieme proporre un costruttivo e concreto piano di azione territoriale.

Perché questo convegno?

Sicuramente per mantenere alta la prevenzione del rischio sismico e idrogeologico, specie perché i dati del dissesto sono molto eclatanti. Noi abbiamo quasi l’85 % dei centri abitanti esposti a rischio idrogeologico.

È un tema molto delicato. Come verrà affrontato?

È così complicato oggi affrontare in Italia affrontare il problema, perché esiste la tendenza a trasformare l’attenzione verso questi problemi in allarmismi e presunte catastrofi. E’ importante in ogni caso che si possa intraprendere un serio percorso sulla prevenzione. Noi potremmo e dovremmo investire molto di più in sicurezza In questo convegno è nostra intenzione offrire proposte.

Qual è la situazione in Abruzzo?

L’Abruzzo non è la regione con maggiore rischio geologico, che in ogni caso si concentra sul dorso appenninico. Resta comunque una situazione assai delicata. Ma è il problema dell’Italia. Il rischio nel nostro paese è molto elevato. Il nostro scopo è principalmente quello di puntare l’attenzione sul rischio sismico. Sulmona ad esempio ha una storia particolare: storicamente questa zona ha già subito terremoti.

È qui che si realizzerà un laboratorio di prevenzione sismica?

Sì, vogliamo partire da qui. Stiamo infatti pensando di realizzare a Sulmona un laboratorio, che ci consentirebbe di studiare i fenomeni sismici e idrogeologici. E potrebbe essere un punto di riferimento strategico per tutto il paese. Dobbiamo cominciare da subito a mettere in sicurezza le nostre città, il nostro patrimonio, dopo aver portato avanti uno studio serio e approfondito sul territorio, basato su un sistema di microzonazione sismica di livello più elevato, definito tecnicamente livello 3: si arriva con l’aiuto di modelli matematici a capire la risposta sismica di una determinata zona. Una carta di microzone sicuramente potrebbe rappresentare un primo grande passo.

Ma ovviamente questa è solo la premessa…

Esatto. A questo punto si dovrà affrontare il problema della messa in sicurezza dei fabbricati, indagando sulla loro vulnerabilità e fare poi programmi sulla loro messa in sicurezza. Si dovrà pensare a collegare ogni paese che ha già avuto terremoti con la sua struttura geologica di pertinenza. Un giorno il terremoto arriverà. La cosa più giusta che possiamo fare è che dobbiamo in ogni caso cominciare a mettere in sicurezza il patrimonio. Non ci sono alibi: se il terremoto non si può prevedere, è anche vero che la prevenzione è un processo inevitabile; certo, molto lungo e delicato. Ma se non proviamo almeno ad iniziare e affrontare seriamente il problema, non provvederemo mai.