L’AQUILA –  I loro contratti scadono il 31 marzo e, ad oggi, il rischio di andare a casa è più che concreto. Per questo un gruppo di lavoratori Co.co.co. della Struttura per la gestione dell’Emergenza  ha scritto al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca per chiedere chiarezza sul loro futuro e risposte ad un’angoscia che aumenta giorno dopo giorno.

I lavoratori nel pomeriggio  di lunedì hanno protestato davanti la sede della Giunta regionale, riuscendo ad incontrare solo per alcuni istanti il presidente e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, che li ha invitati a rivolgersi al ministro.

Cosa fatta il giorno stesso attraverso una mail a cui gli uffici di Barca hanno risposto nel giro di una ventina di minuti e in cui ci era scritto che la questione sarebbe stata affrontata con un’apposita istruttoria al termine della quale avrebbero fornito una risposta.

Nella missiva, inoltre, è stata inoltre sottolineata la disparità di trattamento rispetto ad altre persone in servizio dopo il terremoto presso gli Enti locali, come il Comune dell’Aquila che con un incarico fiduciario a chiamata ha assunto 88 persone, i cui contratti sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2012.

I co.co.co. sono stati ricevuti dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che ha tentato di rassicurare gli animi, mentre sono ancora in attesa di ottenere un incontro ufficiale con il governatore Chiodi.

Sono in tutto 69 i co.co.co., ma di questi 15 sono stati sono stati confermati per l’attività di esproprio, 14 sono stati assorbiti dal Comune dell’Aquila (8 perl’area tecnica e 6 per l’assistenza alla popolazione). Questo, almeno, è quanto è stato scritto nell’ultima ordinanza, la 4013, anche se i lavoratori Sge hanno chiesto ulteriori delucidazioni sull’argomento nella mail inviata al ministro. Per i 40 rimanenti, invece, bisognerà tagliare del 40 per cento, con un taglio di 16 unità.

“Non sappiamo che fine faremo, in base a quali criteri verranno fatti i tagli. Per ora l’unica certezza è che dal 31 marzo rischiamo di andare a casa”, spiega sconsolato Marco Scipioni, uno dei lavoratori a rischio.

È soprattutto le modalità di taglio del personale che lasciano l’amaro in bocca: attualmente non ci sono indicazioni, ma secondo una corrente potrebbero essere adottate le graduatorie utilizzate dal Dipartimento di Protezione civile che, attraverso una selezione pubblica per titoli, individuò il personale da impiegare.

Lo sconforto serpeggia tra i lavoratori che comunque, almeno allo stato attuale delle cose, non minacciano azioni eclatanti di protesta. Ma intanto lo smantellamento degli uffici va avanti e le ore che portano alla mancata proroga dei contratti scorrono inesorabilmente.(g.a.)