L’AQUILA – “Spero che ricordando quel dolore e quei morti, la città sappia qualitativamente reagire come allora solo che in tempi molto più rapidi, a partire dal 2013”.

Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha commentato la ricorrenza del terremoto del 2 febbraio del 1703, a 310 anni dal tragico sisma che rase al suolo il capoluogo facendo circa 6 mila vittime, di cui 2.500 all’Aquila e il resto nel territorio circostante.

“Rispetto a quello che era un ricordo che ogni anno passava un po’ sfumato nel tempo dopo la scossa del 2009 – ha continuato – è diventata ricorrenza più sentita. Alla luce dei 310 anni é ancora più viva”.

La scossa di 310 anni fa arrivò intorno a mezzogiorno con una magnitudo di 6,7: anche in quella circostanza il terremoto fu introdotto da uno sciame sismico che cominciò a interessare gran parte dell’Abruzzo aquilano e dopo alcune settimane di quiete, la forte scossa del 14 gennaio 1703 nella zona tra Amatrice e Montereale fu solo il drammatico anticipo, il più forte mai registrato, di quello che sarebbe poi accaduto; il bilancio a Montereale fu di oltre 800 morti, con moltissimi crolli in molti paesi del Reatino.