L’AQUILA – Ad una settimana esatta dalla lettera in cui il premier Berlusconi ha affermato a chiare lettere che il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente fosse a conoscenza del nome di Antonio Cicchetti quale candidato al ruolo di vice commissario per la ricostruzione, il primo cittadino del capoluogo ha invitato ufficialmente il presidente del Consiglio a tornare in città.

Lo fa in una lettera pubblica, sottolineando come in questi mesi non abbia mai anteposto “gli interessi di parte nei confronti del Governo o della Protezione civile” e come sia necessaria un’inversione di rotta rispetto alla gestione della ricostruzione, superando la logica commissariale. Il sindaco dell’Aquila conferma ciò che ha detto in altre occasioni “come vice commissario sono stato messo da parte”

Cialente ha ricordato al Capo del Governo come il 29 gennaio scorso, in occasione del passaggio delle consegne dalla Protezione civile agli enti locali, Berlusconi promise di tornare la settimana successiva:  “Da allora, caro Presidente, la situazione si è aggravata e quell’incontro è ancora più urgente. Il Comune dell’Aquila è pronto con le sue proposte, come tutti quelli del cratere, per fare questo incontro con lei e con i titolari dei competenti dicasteri, magari anche qui all’Aquila”.

IL TESTO DELLA LETTERA DI CIALENTE A BERLUSCONI

“Mi permetto anzitutto di sgombrare il campo da qualsiasi equivoco. In questi lunghissimi e terribili mesi – scrive Cialente –  non c’è stato un momento nel quale io abbia anteposto qualsiasi logica di appartenenza politica o ideologica, o di ricerca di mia stupida visibilità personale, nei confronti del Governo, della Protezione Civile, di altre istituzioni o di qualsiasi forza politica”. Il sindaco, che ha ribadito la propria “lealtà istituzionale”, sul perché delle sue dimissioni ricorda che  “non sono dovute certo alla persona del dottor Antonio Cicchetti, aquilano che conosco da anni, né perché io mi potessi sentire sminuito in chissà quale ruolo, nel vedermi affiancato nella struttura commissariale. Le mie dimissioni sono un segnale di allarme, per una situazione che, ribadisco, vedo molto confusa”. 

“Abbiamo avuto – si legge ancora nella nota – una prima fase nella quale si è lavorato molto e che si è conclusa il 29 gennaio, quando, alla sua presenza, ci fu il passaggio delle consegne. Proprio alla luce della mia esperienza nella Dicomac compresi ben presto che avevamo bisogno di alcune figure tecniche e, d’accordo con il presidente Chiodi, chiesi al capo dipartimento, dottor Bertolaso, e al suo vice, Gabrielli, di sostenerci in una fase di transizione. Questo Le dimostra l’assoluta assenza, da parte mia, di retropensieri, circa ruoli o rischi di diminutio, ma la mia ferma volontà di perseguire esclusivamente obiettivi utili al cratere. Purtroppo, non so perché, questa mia richiesta non ha avuto seguito e la situazione si è sempre più andata aggravando”. 

Cialente ricorda i ritardi nella firma dell’ordinanza per le abitazioni in categoria E, la carenza di risorse umane nel Provveditorato alle Opere Pubbliche, soggetto attuatore della ricostruzione, e  il chiarimento circa la natura, indennizzo o contributo, del finanziamento per la ricostruzione che, scrive il sindaco, “si va chiarendo solo in questi giorni, grazie all’impegno dell’onorevole Gianni Letta, generoso ed attento alle problematiche aquilane”. Il sindaco sottolinea che i ritardi nella ricostruzione comportano che “ogni mese si spendano milioni di euro (solo nel mese di maggio 10 milioni e mezzo) per il contributo di autonoma sistemazione, più altri milioni per gli alberghi”.

“IO TENUTO AI MARGINI QUANDO ERO VICE COMMISSARIO”

“Ecco allora – prosegue il sindaco –  che il problema non è quello di avere un altro vice commissario, fra l’altro privo di specifica delega, ma è quello di cambiare il modo di affrontare questa situazione”, sottolineando che  come “vice commissario alla ricostruzione sono stato tenuto ai margini, mentre ero del tutto assorbito, con l’intera struttura comunale, nel gestire il difficile e complesso compito dell’assistenza alla popolazione”. Il sindaco torna quindi sull’emergenza economica e sociale, “che – scrive Cialente – nasce dalla distruzione delle fabbriche, con conseguente perdita di posti di lavoro, e che credo sia in gran parte causa del crollo del Pil in Abruzzo e dell’impressionante aumento della disoccupazione e della cassa integrazione nell’area del cratere”.

“PROMISE DI TORNARE IN CITTA’, LO FACCIA”

“Ricordo – scrive ancora Cialente al premier – quando, la sera del 29 gennaio, lei diede un appuntamento a me, al Commissario Chiodi e agli altri sindaci del cratere, per la settimana successiva, allo scopo di confrontarci sull’emergenza economica e occupazionale. Da allora, caro Presidente, la situazione si è aggravata e quell’incontro è ancora più urgente. Il Comune dell’Aquila è pronto con le sue proposte, come tutti quelli del cratere, per fare questo incontro con lei e con i titolari dei competenti dicasteri, magari anche qui all’Aquila, dove ci piacerebbe che Lei tornasse. Nel confermarle dunque tutto il mio impegno, ormai ragione di vita, qualunque sarà il mio futuro ruolo, dentro o fuori le istituzioni, le scrivo con estrema sincerità e con la lealtà di sempre, certo che lei vorrà comprendere le mie posizioni. Affrontare la ricostruzione di una città moderna – conclude il sindaco – farà di questo sforzo collettivo un momento di orgoglio nazionale, nel quale questo Paese possa mostrare al mondo i suoi saperi, il suo saper fare, le proprie capacità tecnologiche, industriali che sempre riposano su secoli di storia e cultura”.